Ciao Gimbo, in una celebre intervista tuo papà Ugo raccontò di essere diventato milanista grazie a uno zio che il giorno del battesimo gli legò i testicoli con un nastrino rossonero: anche per te è stato così?

(Ride) No, per me fu diverso: avevo quattro anni quando papà mi portò per la prima volta a Milanello e appena entrai mano nella mano con lui negli spogliatoi. Fu amore a prima vista. Ricordo ancora l’emozione di vedere le magliette appese e la sfilata dei giocatori da Rivera ad Altafini per salutare papà perché all’epoca, a livello fenomenologico, il cinema era ancora superiore al calcio. E comunque non ho fatto altro che portare avanti una tradizione di famiglia dal momento che, oltre a papà, anche i miei fratelli Ricky e Thomas sono milanisti.

 

Chi è stato il tuo primo supereroe?

Il mio primo supereroe è stato Gianni Rivera, soprattutto dopo averlo incontrato negli spogliatoi con papà… anche se il primo vero amore è stato Aldo Maldera detto ‘Cavallo’. Ero pazzo di Maldera, soprattutto dopo il gol in finale di Coppa Italia con l’Inter nel 1977. Era un terzino moderno, che andava sulla fascia a sgroppare e io lo adoravo. Quando è morto pochi anni fa ho pianto a dirotto perché lo amavo ancora alla follia. Poi dopo Maldera c’è stato Franco Baresi, che è stato il mio supereroe da adolescente. Me lo ricordo ancora ragazzino, quando non era ancora ‘il Capitano’: lui non camminava, lui volava sul prato, sembrava avesse un tapis roulant sotto i piedi. Franco mi ha fatto amare il Milan anche nei momenti bui e per me giocare accanto a lui nella partita del centenario è stata un’emozione unica: conservo ancora la foto in cui mi abbraccia, lui con il numero 6 e io con l’8. Un sogno. Negli anni poi ho avuto la fortuna di conoscere e diventare amico di diversi calciatori o, come li chiami tu, supereroi: da Mauro Tassotti che spesso incontravo quando tornava a Roma, a Paolo Maldini e Billy Costacurta, fino ad arrivare a Sandro Nesta che conobbi per caso a Villa Stuart quando entrambi fummo operati ai legamenti e facemmo un pezzo di riabilitazione insieme: non ti dico quando nel 2002 Nesta fu acquistato dal Milan e cominciai a correre come un pazzo… tanto ormai i legamenti erano andati a posto!

 

Qual è la vittoria a cui ti senti più legato?

(ride) Quante ore abbiamo a disposizione? Guarda, io non mi sono perso nulla del Milan, da quando eravamo in B e scappavo di notte da Roma per andare a Milano allo stadio a quando dominavamo in Italia, in Europa e nel mondo. Sicuramente non dimenticherò mai la vittoria contro la Steaua nell’89 quando partimmo in macchina con mio fratello Thomas e Tommaso Gherarducci per andare a Barcellona e la sera ci ritrovammo in albergo a festeggiare con i giocatori. Pensa che tornando a casa ci fermammo al casinò a Montecarlo dove puntai sul 10 di Gullit e vinsi un milione di lire ripagandomi abbondantemente la trasferta. Con Ferdinando andai anche a Vienna l’anno successivo contro il Benfica. Calcola che le finali di Champions me le sono fatte tutte tranne Istanbul, quando fortunatamente ebbi una premonizione e restai a casa.

 

Facciamo un salto generazionale e parliamo di tuo figlio Tommy, di cinque anni. Anche lui è milanista?

Per forza, è un Tognazzi pure lui, buon sangue non mente… a parte gli scherzi la prima partita che andai a vedere con papà fu Milan-Bologna, 13 maggio 1973, 3 a 1 per noi. Quest’anno, quarantaquattro anni dopo, ho scelto di portare Tommy a vedere la stessa partita, Milan-Bologna, 3 a 0, e tu lo sai bene perché eravamo insieme. L’emozione di entrare con lui per mano è stata qualcosa di magico, che mi porterò dentro per sempre. Però se è vero che io l’ho instradato è anche vero che adesso la sua curiosità e la sua passione crescono ogni giorno. E poi calcola che avevo lo spauracchio di mia moglie juventina che aveva già traviato nostra figlia maggiore…

 

A proposito di supereroi, chi è il supereroe di Tommy?

Come per molti ragazzini, l’idolo di Tommy è Gigio Donnarumma. Qui, però, permettimi di aprire una parentesi perché quello che è successo ci ha fatto soffrire tutti. Io, fossi stato in Gigio, non avrei avuto il minimo tentennamento, ancor di più vedendo come lo guardano i bambini. Tra i soldi e la possibilità di entrare nella storia non ci avrei pensato un secondo. Hai visto l’addio al calcio di Totti? Certe cose non hanno prezzo. Di potenziali bandiere come Gigio ne nascono una ogni trent’anni, certo oggi il calcio è diverso, ma è evidente che Gigio è stato consigliato male da chi lo gestisce anche perché non dimentichiamoci che ha pur sempre diciott’anni… e a diciott’anni devi seguire solo i consigli di chi ti vuole bene, ovvero la tua famiglia. Per questo penso che in questa storia suo fratello Antonio abbia giocato un ruolo importante perché Gigio capisse gli errori di comunicazione e rimanesse al Milan. I fratelli maggiori sono sempre un punto di riferimento fondamentale… anche per me mio fratello maggiore Ricky è stato un faro nelle decisioni che ho dovuto prendere nella mia vita professionale.

 

Passiamo all’attualità: cosa ne pensi del nuovo corso cinese?

Prima concedimi una doverosa premessa perché, al di là dell’ultimo periodo, penso che noi tifosi milanisti dobbiamo ringraziare Berlusconi e Galliani a oltranza per quello che hanno fatto nei trent’anni di presidenza, perché se siamo quello che siamo a livello internazionale lo dobbiamo a loro. Sul nuovo corso cinese posso solo dire che sono strafelice e straorgoglioso sia della nuova proprietà, che si è comportata in maniera direttamente proporzionale a quanto aveva promesso, sia di Fassone e Mirabelli che stanno facendo un lavoro straordinario sotto tutti i punti di vista. Montella adesso avrà un compito molto difficile perché per rifondare una squadra da zero ci vuole del tempo, questo lo va capito, noi tifosi non dobbiamo avere fretta.

 

Dei nuovi acquisti che mi dici?

Guarda io sono un tifoso passionale, quando il Milan perde soffro come una bestia e ovviamente gli ultimi cinque anni sono stati duri per tutti. Sui nuovi acquisti che ti devo dire? Mi sembra un sogno… tuttavia vorrei spezzare una lancia in favore di Montolivo, che spero resti, perché merita rispetto non solo per quello che ha fatto ma per come ha sempre dimostrato di essere legato al Milan. Professionalità e senso di appartenenza non si possono dimenticare dall’oggi al domani, certo tutti commettiamo errori, però noi tifosi del Milan dobbiamo dimostrare di essere diversi dagli altri sia quando si vince, sia quando si perde, sia quando si saluta un giocatore. Non dimentichiamoci che noi siamo il Milan.

 

Domanda da un milione di dollari: tra Belotti, Aubameyang e Kalinic?

Ma che domande… il gallo Belotti senza ombra di dubbio perché uno che è cresciuto con il poster di Sheva in camera come fai a non amarlo? E poi è il centravanti della Nazionale Italiana e secondo me è fondamentale avere un’anima italiana. Se Belotti venisse al Milan, a parte che andrei a prenderlo domattina alla Malpensa, ma poi sono sicuro che diventerebbe subito l’idolo dei ragazzini, come lo è stato Donnarumma.

 

Come la chiudiamo questa intervista Gimbo?

E come la vogliamo chiudere? Nell’unico modo possibile: Forza Milan sempre!

 

 

 

 

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