Per raccontare questa avventura devo partire dall’estate del 1988… Il Milan di Sacchi aveva a tal punto stupito l’Italia proponendo un calcio fino ad allora mai visto che da allora nel mondo pallonaro nulla fu più lo stesso.

Frequentavo il Liceo Scientifico con qualche infamia e senza lode, ero uno di quei tipici studenti di cui i professori dicono: “è intelligente ma non si applica”. Dopo quella vittoria dello Scudetto ero convinto che saremmo andati a Barcellona a giocarci la finale di Coppa Campioni e mi misi in testa di proporre un patto a mio padre… gli dissi : “se il prossimo anno scolastico non ti faccio penare e mi faccio promuovere con una buona media mi fai andare a Barcellona a vedere il Milan nella finale di Coppa Campioni?”.

Mio padre stupendomi mi disse di sì e conoscendolo sapevo che avrebbe mantenuto la promessa ma credo che in cuor suo non credeva che il Milan sarebbe arrivato in finale e soprattutto che io avrei ottenuto i risultati scolastici auspicati. L’anno scolastico 88/89 fu il migliore del quinquennio liceale e mio padre mantenne la promessa.

Arriviamo al 24 maggio del 1989 giorno della finale. Si partiva all’alba, quasi di notte, si doveva arrivare in un paese vicino per unirci, io e un mio amico, ad un gruppo organizzato da un Milan club per andare in autobus all’aeroporto di Brindisi da cui si doveva volare alla volta di Barcellona. Il mio primo viaggio fuori dall’Italia.

 

Arrivammo nel primo pomeriggio, la cosa che mi stupì di più di tutto fu che tutti erano sorridenti e ci salutavano calorosamente ma quando cominciarono a ringraziarci del 5 a 0 al Real ne capii il motivo.

 

Arrivammo abbastanza presto al Camp Nou, ricordo i bagarini che sventolava li biglietti sotto il naso e il clima di festa. Entrammo… una cosa mai vista: immenso, maestoso, due anelli ovali che piano piano si riempivano di magliette rosse, eravamo in 90.000, si diceva che da qualche parte c’erano anche dei tifosi dello Steaua, non li vidi. C’era grande eccitazione nell’aria ma tutti sapevamo che si poteva solo vincere. Sopra di noi c’erano degli Spagnoli che continuavano a farci complimenti. Arriva l’ora della partita, entrano i nostri in tenuta bianca, diventerà una consuetudine nelle finali che avremmo giocato negli anni a seguire.

Inizia, da subito dominiamo… palo di Gullit e parti un unica imprecazione a 90.000 voci. Poco dopo dopo un rimpallo in aria arrivò il primo gol di Gullit, dopodiché ho un vuoto di memoria di qualche secondo, non ricordo nulla neanche come ho esultato, praticamente gli effetti di un trauma cranico. Iniziarono i canti, i cori da parte di tutto lo stadio, era impressionante come gli spalti ondeggiassero sotto i piedi. Arrivó il secondo gol con un colpo di testa di Van Basten e la tensione sparì sostituita da pura gioia e iniziarono gli sfottò agli avversari di sempre soprattutto all’amato odiato avversario di allora, il mitico Peppino Prisco, vice presidente dell’Inter. E continuavamo a cantare a saltare ad abbracciarci. Prima della fine del tempo arriva il terzo gol con un bel tiro da fuori di Gullit. Fine primo tempo ma in realtà la partite era finita ma in quel momento avrei voluto che il tempo si fermasse. Nel secondo tempo arrivò il quarto gol di Van Basten, entrò Virdis e tutti i compagni cercarono di farlo segnare sapendo che sarebbe andato via da lì a poco.

La partita finisce usciamo dallo stadio ubriachi di gioia, le persone si affacciano dalla finestra per applaudirci e lanciano bigliettini con su scritto Milan Real 5 a 0 grazie, in quel momento mi sento un Re. La festa va avanti tutta la notte.

 

La cosa bellissima è che ti abbracci ridi scherzi con persone di tutte le età e che non conosci. All’alba andammo a dormire mi ricordo la sensazione di felicità di quell’istante prima di addormentarmi e il pensiero che feci… è solo l’inizio!

 

Il giorno dopo un giro turistico a Barcellona andammo in aereoproto, dovevamo partire nel primo pomeriggio ma partimmo la sera, tutti avevamo il sospetto che fosse lo stesso sgangherato aereo che faceva avanti e dietro ma sono qui a a raccontarlo quindi è andata bene. L’attesa di quel volo fu la più bella della mia vita… quella magia non voleva finire.

La mia partita perfetta, poi ce ne fu un’altra che tutti definirono perfetta, 5 anni dopo ad Atene, Milan Barcellona… ma questa è un’altra storia.

di Pier Paolo Sansò

 

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