Stadio San Siro, 3 Aprile 2007, ore 20:45. In campo il grande Milan di Ancelotti, si gioca l’andata del quarto di finale della Champions League contro il Bayern. Nel primo anello arancio, come di consuetudine, il trio delle meraviglie, e no, non sto parlando di Kakà, Pato e Ronaldinho; ma di me, mio papà e mio nonno.

Mio nonno è stato milanista e abbonato dalla nascita e ha saputo tramandare, con grande merito, la passione dei colori rossoneri prima a mio padre (il mio supereroe) e poi di conseguenza anche a me. Non potete immaginare quante partite abbiamo visto insieme allo stadio e quanti aneddoti abbia da raccontare sul legame che unisce noi ed il Milan, il 90% dei nostri discorsi.

Tornando ai quarti di finale del 2007, musichetta della Champions, urlo del Meazza, e si parte. La partita del Milan non si rivela delle migliori, ma al 40º passiamo in vantaggio con un pallonetto di testa di Pirlo che ci manda a riposo in vantaggio. Nel secondo tempo, però, al 78º Van Buyten (maledetto Van Buyten!) riacciuffa il pari, ma il Milan è il Milan e con un rigore del Bambino d’oro Kakà si riporta in vantaggio. La partita sembra essere finita, ma negli ultimi minuti pare che la nostra benzina sia esaurita ed è infatti il Bayern che ci schiaccia nella nostra metà campo. La doccia gelata arriva al 93º quando Van Buyten, ancora lui, in una mischia riesce a gonfiare la rete. A San Siro cala un silenzio assordante, non ci si può credere, con un 2-2 in casa le possibilità di passare parevano veramente poche.

 

È in quel momento che io, bambino di dieci anni, scoppio a piangere. Ed è lì che mio padre si veste da supereroe e mi promette che, se avessimo vinto il ritorno, saremmo andati ad Atene a veder la finale.

 

È così, dopo aver espugnato l’Alianz Arena con gol di Seedorf e Superpippo, il mio idolo da sempre; dopo la partita perfetta, in semifinale contro il Manchester, vissuta come sempre dal primo anello arancio tutti insieme ci ritroviamo io, mio padre, un amico di mio padre, croato, tifosissimo del Milan ed il mio mister dell’epoca, ad Atene per la finale, o meglio, la rivincita con il Liverpool. Mio nonno, invece, aveva dato forfait, troppo pesante per lui a quell’età.

Partiti di prima mattina su un aereo charter arriviamo ad Atene nel pomeriggio ed andiamo subito allo stadio dove, nonostante l’ora, l’atmosfera era già caldissima. C’era solo un piccolo grande problema, eravamo in mezzo si tifosi del Liverpool tutti in preda a cantare Yuo’ll Never Walk Alone all’entrata in campo dei loro beniamini, con noi lì in mezzo a loro con magliette e sciarpe rossonere. Da lì in poi non ho più tanti ricordi, forse l’emozione era davvero troppa.

La partita che inizia dopo una grande cerimonia d’apertura e un primo tempo dove non succede più di tanto, e così, verso il 40º io ho la necessità di andare al bagno e tocca a mio padre accompagnarmi.

 

Ad Atene i bagni sono fuori dallo stadio e così una volta finito, non abbiamo neanche il tempo di risalire le scale che vediamo Pirlo calciare una punizione cinque metri fuori dall’area, una leggera deviazione in mezzo all’area e la palla che gonfia la rete!

 

Neanche del secondo tempo ricordo molto se non l’estenuante lentezza con cui la palla è entrata in porta dopo che Pippo, servito da un grande assist di Kakà, l’ha messa di nuovo il fondo della rete. Allo stadio sono stati un paio di secondi in cui il tempo sembrava essersi fermato. Come dimenticarsi però l’esultanza e l’urlo di Inzaghi inginocchiato davanti alla bandierina.

Poi, però, la paura al gol di Kuyt, con un tifoso del Liverpool, che si è girato verso la nostra direzione puntando il dito in faccia a mio padre dicendo “we can do it again”. Alla faccia del tifoso inglese la partita è finita 2-1 e, però, da lì in poi, vuoto totale. Tutti questi vuoti di ricordi penso possano significare la quantità di emozioni provate in quella serata, così tante da annullarsi.

La mattina dopo siamo atterrati a Milano con un gran sonno, ma pieni di gioia, una Champions in più. Inutile raccontare come l’anno seguente io, mio padre e mio nonno, il trio delle meraviglie ricomposto, siamo andati a Montecarlo per la supercoppa europea vinta con il Siviglia.

Dopo tanti anni di abbonamenti congiunti nel primo arancio e di grandi vittorie vissute insieme quest’anno mio nonno, purtroppo, è venuto a mancare. Però, ci siamo visti tutti e tre insieme, quella che era per lui la sua ultima partita (Milan-Pescara 1-0; Bonaventura) non più dal primo arancio, ma sul letto dell’ospedale, dal computer, come sempre tutte e tre vicini come ai grandi tempi del trio delle meraviglie.

Al Milan in fondo, devo anche l’opportunità di aver potuto salutare mio nonno perché, senza quella partita da vedere insieme, non ne avrei trovato le forze. Quella partita è stata per me l’ultimo momento vissuto insieme a lui e anche da questo potete capire come il Milan (e di conseguenza le grandi vittorie come quella di Atene) sia per me, mio nonno e mio papà un legame che ci unisce e che nessuno potrà mai strappare e che questo, anche nei momenti più bui, possa regalare un sorriso.

Chissà come avrà vissuto il nonno da lassù l’ultima vittoria nella finale di Doha, inaspettata, un po’ come quella del 2007, o le sue reazioni a questo incredibile mercato che sta riportando in noi, quella speranza che nel tempo stavamo perdendo e che ci sta facendo sognare come una volta.

Ps: noi intanto abbiamo già rinnovato per l’anno prossimo, la tradizione continua, con un pezzo del trio abbonato speciale da lassù…

 

di Tommaso Longhini

 

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