Alè, forza Roma alè, Forza Roma alè, Forza Roma alè, Roma alè Roma alè, Roma alè!

Il primo coro non l’ho ascoltato allo stadio ma in culla, perché quando tua nonna è la signora Linda nata a Borgo Pio e cresciuta a Garbatella non è che hai molte scelte: la tua fede calcistica è a dir poco segnata. Per mia nonna, la maggica non è una semplice passione ma una fede che, come recita il credo dei romanisti, non si discute ma si ama. E questa fede è sicuramente una di quelle cose che, ancora oggi, fa vivere mia nonna nel senso più pieno del termine, facendole provare gioie (poche, a dire il vero), speranza, rabbia, attesa: una di quelle cose che, nonostante gli anni e i limiti che la vecchiaia brutalmente le impone, la fanno emozionare e  la portano a dire: “Sono ancora io, sono ancora quella di sempre”.

Ma andiamo con ordine. Tutto ha inizio il 24 novembre del 1994, in un negozio di ottica del quartiere: in quel momento nasceva, dalla volontà e dalla perseveranza di mia nonna e delle sue amiche tifose, il Roma Club Donne in giallorosso, primo club della Roma esclusivamente composto da donne. Un consiglio direttivo completamente al femminile, dove ognuna ricopriva una carica che rispecchiava le proprie inclinazioni e competenze, dall’addetto alle pubbliche relazioni al tesoriere.

Madri di famiglia, nonne, ragazze ma prima ancora, donne, si sono ritrovate in nome di una passione a coltivare un luogo tutto loro.

 

Mia nonna, da Presidente, ha guidato il club in giro per il mondo, in trasferta a seguire la Roma in Europa o in ritiro a Predazzo per la preparazione atletica estiva; mia nonna ha infranto, nel suo piccolo, quell’assunto di altri tempi per il quale il calcio sia una cosa da uomini; per mia nonna, il suo club e la Roma sono stati il modo per uscire dal ruolo di madre di tre figli, rimasta vedova da giovanissima, riscoprendosi autonoma e capace di realizzare qualcosa di bello; per mia nonna la Roma, oltre ad essere una fede, è un vero e proprio riscatto.

Andando verso lo stadio, mia nonna con le sorelle e le altre amiche tifose, passavano in macchina davanti la Basilica di San Pietro: lì, fede calcistica e religiosa si incontravano nella preghiera profana urlata dal finestrino della macchina in corsa: “San Piè, pensace te!”. Al ritorno, se la partita era andata bene, ripassando davanti la Basilica, si urlava : “Grazie San Piè!”. Ogni giorno, quando tornavo da scuola, sentivo  per le scale lei che cantava gli stornelli romani e i cori della curva.

 

L’odore del sugo che cuoce in pentola si mescola, nella mia memoria, al suono della radio sintonizzata su una delle tante emittenti private dedicate alla maggica e alle chiamate che mia nonna faceva per discutere dell’argomento del giorno e che terminavano sempre con un “Me se sentiva bene, nì?

 

Poi è arrivato lo scudetto strappato alla Lazio nel 2001, l’unico che, finora, io e mia nonna abbiamo condiviso: lei ovviamente quel giorno era allo stadio e al ritorno mi portò  un pezzo di campo  dell’Olimpico che io misi dentro un barattolino. Feci, appositamente, una bandierina con uno stecchino e un pezzo di carta tricolore con scritto sopra Roma Campione d’Italia 2000/2001: la terra ormai si è praticamente consumata ma la bandierina è ancora lì a ricordare che, come squadra, qualche gioia ce l’abbiamo avuta pure noi.

Tempo fa ho chiamato mia nonna che con voce molto allegra mi ha chiesto: “Indovina dove sono andata oggi?” “Dove?” “A rifà l’abbonamento!”. Perché mia nonna, nonostante non possa più andare allo stadio da tempo, continua a rinnovare il suo abbonamento ogni anno “Così la società può comprà i giocatori” dice. Segue le partite via radio, barricata in un religioso silenzio fatto di telefoni staccati per non essere disturbata e bandiere posizionate secondo una logica sconosciuta ai più. La partita è un momento che dedica a lei e durante il quale non c’è spazio per null’altro se non per quella fede che la fa sentire ancora piena di vita.

Grazie, San Piè, perché m’hai dato nonna Linda che m’ha fatto cresce romana e romanista.

di Francesca De Santis

 

 

 

Comments

  1. Bellissimo e commovente !!
    La vera essenza dell’animo del tifoso Romanista !
    Grazie per queste belle parole , una vera emozione .
    Stefania

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