Quante volte sui campetti delle società di calcio giovanile assistiamo imperterriti a scene di inaudite violenze, insulti gratuiti, aggressioni verbali e fisiche da parte di giocatori, genitori e addetti ai lavori?! Troppe volte.

Spesso e volentieri fin dalla tenera età si instaura una tale pressione sui giovani atleti che, ahimè, vorrebbero soltanto giocare a calcio e invece si ritrovano ad affrontare allenamenti massacranti e rigide selezioni volute dagli adulti. Il risultato è che all’età di 7, 8 anni i bambini vengono già etichettati come giocatori di fascia A, B o, disperatamente, di fascia C.

Ci sono alcune società sportive (non tutte per fortuna) dove insegnano sin da subito che l’unica cosa che conta veramente è vincere, non partecipare. Vincere ad ogni costo, come i professionisti di serie A.
E pazienza se tra tornei e campionato hai trascorso tutto il weekend fuori casa, il tempo per studiare e fare i compiti o lo trovi o ti arrangi!

E così che durante le partite di calcio dei pulcini si apprezzano allenatori che danno indicazioni, incitano e svolgono il ruolo principale di educatori. Poi se ne scorgono altri che urlano a squarciagola ai propri bambini, dettano movimenti e passaggi da eseguire, senza la possibilità di sbagliare, come se i bambini fossero delle pedine di subbuteo. Questi sono i peggiori allenatori, se li incontrate, cambiate strada! Agiscono egoisticamente, vogliono mettersi in mostra per sperare di essere reclutati da una squadra professionista in grado di assicurare a loro un decente stipendio. Intanto i bambini subiscono umiliazioni di ogni sorta se non sono perfettamente allineati con la mentalità di questi presunti allenatori.

I nostri figli, a quest’età, devono andare agli allenamenti e alle partite con entusiasmo, con la voglia di giocare a calcio perché, ricordiamocelo, il calcio è pur sempre un gioco. Un bel gioco di squadra!

Una giusta lezione di vita a tutte le persone montate arriva da Sarunas Jasikevicius, allenatore dello Žalgiris, una squadra che milita nel massimo campionato lituano di pallacanestro. Uno dei giocatori più forti, Augusto Lima, lascia la squadra nel corso delle semifinali per andare in Brasile e conoscere suo figlio appena nato. In conferenza stampa un giornalista chiede spiegazioni di questo “permesso speciale”, il coach Jasikevicius non ha dubbi, il video è da gustare:

 

 

 

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