In lui riponevamo le speranze di aver trovato un degno erede del nostro amato capitano Paolo, almeno all’inizio della sua carriera ci diede qualche buon motivo per crederci, tutta la trafila nelle giovanili a partire dal 2001 quando dal Cimiano che prende il nome da un quartiere della stessa Milano, arrivò nelle giovanili rossonere all’età di 9 anni.

Sto parlando di Mattia De Sciglio, classe ’92, terzino destro naturale ma facilmente adattabile alla fascia sinistra. Il ragazzo non ha fatto altro che dare atto alle voci che continuavano a susseguirsi negli ultimi due anni, Allegri lo rivoleva con sè a Torino. Di lui parlerei sopratutto dell’aspetto psicologico, all’inizio gli è stata data molta fiducia, fiducia che si era conquistato sul campo, suda per la maglia ,sovrapposizioni coi tempi giusti, cross, una buona fase difensiva, insomma un terzino che a 18 anni debutta in Champions League (28 settembre 2011) non può non avere avere buone capacità tecniche e tattiche per giocare nel torneo più competitivo del mondo. Nel 2012/2013 fece una buonissima stagione con, in totale, 33 presenze con la maglia del Milan. L’anno dopo gli infortuni si susseguono e non riesce ad esprimersi al meglio, le sue prestazioni calano sempre di più, con lui calano anche le prestazioni della squadra.

 

I tifosi sembrano chiedere un qualcosa, un segnale da parte sua, lui sembra rassegnarsi alla mediocrità in cui vanno scemando le sue opere, non un accenno di orgoglio, voglia di rivalsa o di personalità.

 

Noi tifosi, a modo nostro, lo avevamo fatto diventare un uomo rappresentativo  della squadra, in fondo ha sempre dichiarato di essere milanista ha passato la sua vita al Milan, perché non cercare in lui un uomo simbolo che per noi tifosi sono tanto importanti? Mi sento di dire che non è riuscito a reggere la pressione di una delle squadre più titolate al mondo, non era e non è ancora pronto a sobbarcarsi una tale responsabilità, senza giri di parole vi dico che molte colpe sono della società ,oltre alla palese mancanza di carattere del giocatore, al quale però non si può fargliene una vera e propria colpa per questo.

Una società come quella rossonera non può lasciar andar via tante persone rappresentative oltre che in campo, anche nello spogliatoio, quasi contemporaneamente. Nel giro di due anni eravamo senza un vero capitano degno di definirsi tale, l’ultimo baluardo è stato Abbiati, ma era ormai rimasto solo.

 

Mattia si è ritrovato senza coloro che avrebbero dovuto farlo crescere, non possiamo addossare la colpa solamente a lui, un ragazzo troppo giovane per prendere il timone da solo senza nemmeno un consigliere.

 

Il ragazzo che non ha avuto le spalle abbastanza larghe per reggere il peso di San Siro se n’è andato. Se n’è andato senza lasciare il segno, dopo molte prestazioni anonime non poteva che andarsene nell’indifferenza dei tifosi rossoneri. Chissà se rimpiangerai la fascia da capitano del Milan.

Ti auguro il meglio per la tua carriera sportiva Mattia, ma dopo che te ne sei andato alla Juve, prima no, prima viene il Milan per noi milanisti e speriamo con tutto il cuore di farvi le scarpe nei prossimi anni a venire, se ci siamo riusciti a Doha nel dicembre 2016 perché non provare a sognare per questa stagione?

 

 

 

 

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