Per chi come me, che ho visto il Milan retrocedere in B due volte, che ho esultato come un pazzo per il gol di Hateley nel derby (che resta il gol più bello in assoluto del Milan, si anche di quello nei quarti contro l’Ajax: quel gol ha tutto: la bellezza del gesto, la potenza, il significato emotivo, l’infame schiacciato da Attila) Van Basten è qualcosa di simile ad un dono divino.

 

Non me ne vogliate soprattutto Voi, milanisti più giovani, ma Marco resta inarrivabile: non c’è Sheva, non c’è Kakà, non c’è Pippo: come Lui nessuno.

 

Il primo anno è stato fuori a lungo, colpa di quella maledetta caviglia, ma quando ad aprile contro l’Empoli, finta-tirodafuori-gol, è ritornato, abbiamo svoltato. L’anno successivo ci deliziò tutti a San Siro nelle serate di Coppa, poi negli anni a venire illuminava le partite. Gli ho visto fare di tutto e sempre senza alcuno sforzo, con una facilità irrisoria: destro, sinistro, dribbling, tacco, testa.

 

Cercate su youtube Pescara-Milan e guardate lo stop sul secondo dei suoi tre gol: è Michelangelo che dipinge la Cappella Sistina, David Gilmour nell’assolo di “Confortably Numb”.

 

Io uno così non l’ho più visto. Nessuno, dico nessuno, mi ha entusiasmato come Lui. L’amore per i colori resta alto, ma l’amore per MVB resterà unico.

Grazie Marco.

di Tommaso Micheletti

 

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