Eroi e Supereroi, per essere tali, devono avere un punto debole. Ed è proprio l’essere vulnerabili, quel filo sottile che unisce la divinità all’uomo, che ci permette di amarli senza alcun tipo di invidia. Perché perfetti, ma fino a un certo punto.

 

Sansone aveva la sua forza nei capelli, Superman la Kryptonite e Achille il celebre tallone. Anche Marco Van Basten, mito dell’epica rossonera ne aveva uno: la caviglia.

 

Se i narratori greci Esopo e Omero o i tragediografi Eschilo, Sofocle e Euripide fossero venuti a conoscenza della sua storia, probabilmente avrebbero scelto di raccontarla e tramandarla ai posteri così come hanno fatto per i loro miti e leggende. Noi, che non siamo nè prosatori ellenici nè abbiamo mai provato a scrivere il prologo di una tragedia, possiamo provare solo a immaginare le parole che questi immortali autori avrebbero usato per narrare le vicende di uno degli eroi più amati sui prati verdi del pianeta.

Probabilmente l’avrebbero riportata così:

Un giorno di metà autunno del 1964 la dea Eupalla, la divinità che ispira e protegge il gioco del pallone, stanca di veder alzare trofei solo a squadre “latine” (dopo il dominio Real, la Coppa dei Campioni fu vinta da Benfica, Milan e Inter mentre il Brasile dominava i mondiali di calcio), decise di spostare l’attenzione dei suoi devoti in un altro punto dell’Europa: in Olanda. Non a caso, solo grazie al suo passaggio nelle terre del nord, qualche anno dopo nacque l’Olanda di Johan Crujiff. Ma questa è un’altra storia.

Pomeriggio d’autunno, dicevamo, Eupalla cammina per le vie di Utrecht, città che fino ad allora non era mai stata accostata a lei. Forse perché il calcio, allora, era una questione che riguardava solo il sud dell’Europa. Costeggiando le rive dell’Oudegracht, il canale vecchio della città, non poté fare a meno di notare un maestoso cigno adagiato su quelle acque. La sua magnificenza e la sua eleganza colpirono la dea, che decise che quel magnifico essere vivente meritava di essere conosciuto dal mondo intero. Perciò, grazie ai suoi poteri, decise di trasformarlo in un calciatore grazie ai suoi poteri.

Quel cigno era Marco Van Basten. In pochissimo tempo, Van Basten raggiunse i vertici del calcio mondiale, proprio come nei piani della dea, spostando lo sguardo degli appassionati di calcio in Olanda dove ebbe gloria sia con l’Ajax, sia con la sua Nazionale. Proprio lì, diede dimostrazione del suo splendore con il gol all’Urss del 1988.

Nel frattempo il cigno era volato in Italia, a San Siro, una scelta che aveva fatto dispiacere la dea Eupalla che riuscì nel suo piano di creare in Olanda il nuovo punto di riferimento del calcio mondiale solo per un decennio.

 

Tuttavia, la bellezza di quel cigno di cui si era innamorata qualche tempo prima  la aveva fatta desistere dal suo piano: “Un cigno così bello, deve volare dove può la sua bellezza venga esaltata nel migliori dei modi”,

 

diceva alla sorella Dispalla, la dea capricciosa che governa le carambole maledette e beffarde del pallone.

Una confessione che costò caro a quel meraviglioso cigno, ormai diventato il più forte calciatore d’Europa. Dispalla, infatti, gelosa della creatura perfetta creata dalla sorella, per farle un dispetto, scagliò una maledizione contro la caviglia del cigno per farlo smettere di giocare il prima possibile, cosi che nessuno potesse più godere di quel meraviglioso spettacolo. Eupalla, scoperta la maledizione, non riuscì a impedire che ciò si avverasse ma grazie a un contro incantesimo fece in modo che quel cigno dalla carriera breve, restasse impresso nella memoria di tutti grazie alle sue vittorie.

25 anni fa, l’addio di Marco Van Basten: le citazioni delle divinità Eupalla e Dispalla, sono state umilmente prese in prestito da Gianni Brera e Stefano Benni.

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