Spifferi, rumors, indiscrezioni. Telefoni roventi, corse contro il tempo. Questo e tanto altro è il calciomercato. Ormai ci siamo, mancano poche ore alla chiusura della finestra invernale. Procuratori, dirigenti, calciatori e tifosi sono pronti ad assistere a quello che è ormai un vero e proprio spettacolo nello spettacolo.

Sì, perché il calciomercato aggiunge di sessione in sessione pagine nuove di letteratura calcistica. Le sue trame, i suoi colpi di scena, i cosiddetti “botti”, e le sue curiosità lo hanno reso sempre più avvicente. E non è un caso se spesso i cronisti usano il termine telenovela per raccontare una trattiva.

Dalla scorsa estate, però, la serie a puntate preferita da tutti gli amanti del pallone ha cambiato ambientazione. Lo scorso 16 febbraio la storica sede dell’ATA Hotel Executive ha chiuso i battenti. La scorsa estate le trattative si sono concluse allo Starhotels Business Palace, mentre quest’anno il carrozzone si è spostato all’Hotel Melià.

Prima di entrare in quella che sarà la nuova casa del mercato, però, è bene far qualche passo indietro e tornare alle origini.

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Il Gallia in una cartolina degli anni ’50

Prima dell’ATA Hotel, il calciomercato abitava in un altro noto albergo del centro milanese. Molto vicino alla Stazione centrale c’era, e c’è ancora, un altro punto di riferimento per gli appassionati del genere. Si tratta dell’Hotel Gallia, uno dei più antichi e prestigiosi alberghi di Milano. Fin dalla sua apertura nel 1932 al Gallia si faceva il mercato. Da lì passavano presidenti, calciatori e ogni tipo di addetti ai lavori. In quelle sale due figure storiche si intrattenevano spesso per discutere di acquisti, cessioni, prestiti e ingaggi. Stiamo parlando di Paolo Mazza presidente della Spal, che già a quei tempi ricopriva personalmente anche il ruolo di segretario-manager, e Giuseppe “Gipo” Viani, quello che oggi definiremmo un semplice Talent Scout, ma in realtà fu uno dei più grandi scopritori di giovani promesse. Il suo fiuto era talmente fine che in molti pensavano fosse capace di prevedere il futuro. Un talento per i talenti.

 

È fu proprio Viani uno dei protagonisti della prima operazione mercato. Infatti, “Gipo” prima di iniziare la sua carriera da direttore tecnico al Milan, allenava il Palermo del Principe Raimondo Lanza di Trabia. “Sono padrone di un uomo!” esclamò di gioia il presidente dei rosanero, balzando fuori dalla vasca da bagno di una suite del Gallia. Di fronte a lui Viani che non si scandalizzava di vedere il suo capo nudo e, per giunta, bagnato come un pulcino. “Gipo” era ormai abituato alle sue stranezze e sapeva che era un tipo eccentrico. Molto spesso, proprio in quelle regali stanze, intavolava le sue trattative nella vasca da bagno. Da lì intratteneva i presidenti delle altre squadre, possibilmente con un brick di caffè da un lato e un gigantesco crème caramel dall’altro.

 

Viani, però, non sembrava convinto di quell’operazione: “Che ce ne facciamo – rispose al presidente – alla squadra non serve”. “Sa palleggiare benissimo – sottolineò il principe – se non sai che fare lo farò palleggiare in giardino”. Quell’abile funambolo è una leggenda: per alcuni si trattava di Enrique Martegani, per altri era il mediano laziale Gegé Fuin. Secondo quanto racconta la figlia del principe, Ottavia Casagrande Raimondi, nella biografia dedicata al padre “Mi tocca ballare”, pare che il giocatore finì davvero per l’essere l’attrazione nel verde della sua residenza a Terre Rosie. Secondo altri, invece, Martegani/Fuin venne “regalato” alla donna che avrebbe poi sposato, l’attrice Olga Valli.

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Raimondo Lanza di Trabia nel 1951
Dandy, misterioso, volitivo. Il Principe era anche un tipo molto competitivo e per  questo fece una scommessa con l’amico e patron della Juve Gianni Agnelli, per cui il Palermo avrebbe vinto lo Scudetto. “L’avvocato” quotava la vittoria del campionato dei rosanero dieci a uno.

Lui ci puntò diecimila lire. Poi corse a scrivere un telegramma ai suoi giocatori:

“CASO VITTORIA DEL CAMPIONATO ASSICURO AI GIOCATORI PREMIO STRAORDINARIO DI DIECI MILIONI”. Una promessa che non bastò a far cucire il Tricolore sulle maglie rosanero.

 

Il 28 aprile del 1969 il direttore del Gallia, mandò una lettera a tutti i presidenti dei club: “Nell’approssimarsi del periodo in cui qui a Milano si svolgono quegli annuali incontri che corrono sotto la denominazione di mercato del calcio, ed allo scopo di evitare gli incresciosi e poco edificanti affollamenti di estranei e curiosi, purtroppo creatosi in passato nelle sale del nostro alnerho, questa direione è benuta nella determinazione di non consentire in tale periodo l’accesso ai locali dell’albergo alle persone che non vi soggiornano”.

Alla base di questa scelta c’era un cambiamento di fondo. Il mercato del calcio non era più un salotto per gentiluomini, ma un’accozzaglia di affaristi in preda a una macchina da soldi impazzita. Per questo nel periodo successivo alla lettera la direzione del Gallia, che non era  riuscita a far sloggiare gli operatori del mercato, aveva deciso di mandarli via con le forze. Furono tolti i tappeti, spenta l’aria condizionata e il soggiorno fu reso impossibile. Il calciomercato fu costretto a trovare un’altra sede.

Ne approfittò un altro importante albergo milanese: l’Hilton. Qui il calciomercato era ben accetto, tanto che le sale furono modificate per l’evento. Una sala stampa con servizio di segreteria, telex e cabine telefoniche. Nelle stanze dell’Hilton nacque il calciomercato moderno: si iniziarono ad utilizzare le formule che oggi tutti conosciamo. Nascono i prestiti, gratuiti o con diritto di riscatto, arrivano le prime comproprietà. L’Hilton però non riuscì a reggere la forza di questo nuovo ciclone e la baracca si trasferì in periferia, all’Hotel Leonardo da Vinci. (dove il pretore Costagliola mandò i carabinieri per far apporre i sigilli) e poi a “Milanofiori“. Poi l’era dell’Ata Hotel Executive in zona Porta Garibaldi.

Dall’estate, come detto, la nuova casa del mercato è lo Starhotels Business Palace. Un moderno hotel a 4 stelle, nato dalla riconversione di un edificio industriale del novecento, situato nei pressi di Rogoredo. La sua posizione strategica è stata il criterio che ha indirizzato l’Adise (Associazione Italiana Direttori sportivi) a farne l’erede dell’Ata Hotel. Un ciclo che però ha avuto vita breve, tanto che la carovana ha dovuto trasferirsi di nuovo in zona San Siro, all’Hotel Melià: quel che conta, alla fine, è che nella nuova sede funzioni bene il WiFi, o meglio la Fibra. Ne sa qualcosa Mino Raiola. Proprio il “Re dei procuratori” a causa di una connessione internet ballerina qualche anno fa non riuscì a piazzare il palermitano Kaasami al Pescara, andando su tutte le furie e sbottando i Tv contro gli organizzatori:

Nel frattempo procuratori e presidenti si incontrano anche altrove. L’hotel Hilton, forse per tradizione, forse per depistare, è ancora luogo di incontri e trattative segrete. Così come l’hotel Auriga, appena dietro il Pirellone. E poi ancora il Michelangelo e il Principe di Savoia. Verso l’ora dell’aperitivo ci si sposta: Caffè PetrarcaDon Cola e Ricci sono le location in cui si aggirano indisturbati gli addetti ai lavori.

 

E a cena non si può trattare a pancia vuota. E anche se Giannino ha perso un po’ la fama di “ristorante del mercato” visto il suo costante accostamento al Milan, resta un posto da monitorare sempre con attenzione perché la bomba può essere dietro l’angolo. Ma non è l’unico luogo del calciomercato “notturno”. Gli fanno compagnia Osteria Cavallni, Malastrana Rossa, il Pontaccia e Osteria del Corso.

 

Perché anche se per alcuni i soldi sono meno e gli acquisti ridotti, c’è una cosa che il calciomercato non perderà mai: la voglia di trattarsi bene. Come insegnava il Principe Lanza di Trabia.

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