Dopo avervi raccontato la mia partita perfetta vi racconto la partita perfetta per antonomasia, Milan-Barcellona, Atene 1994. Questa partita è importante per me per tanti motivi , il più importante è il fatto che in quel di Atene a vedere la finale di Coppa Campioni 1994 andai con mio padre, sì proprio lui, colui che mi aveva consentito da adolescente di vedere l’inizio dell’epopea rossonera cinque anni prima a Barcellona.

 

Tra di noi non ci sono stati mai grandi discorsi ma il calcio è sempre stato un grande canale di comunicazione sin dai tempi dei mondiali ‘82 del quale ho un ricordo vivissimo di me e lui sul divano ad esultare abbracciati.

 

Lui non era milanista ma era sempre accanto a me nelle serate di Coppa davanti alla TV e quell’anno mi propose di andare insieme ad Atene se il Milan fosse arrivato in finale. La sua proposta mi sorprese ma ovviamente gli dissi subito di sì. Il Milan conquistò la finale del 18 maggio 1994 da giocare contro il Barcellona. Quella stagione fu strana, vincemmo sì il terzo scudetto di fila ma non c’erano più di fatto i tre olandesi che erano stati il perno del Milan fino al precedente anno perché Gullit e Rijkard erano andati via e Van Basten anche se in rosa non gioca ormai più a causa di quella maledetta caviglia. Il gioco della squadra si basa soprattutto sulla solidità difensiva e gran parte delle vittorie di quell’anno arrivano per 1 a 0 tanto che alla finale arriviamo per la prima volta da sfavoriti.

La vigilia fu caratterizzata dalla presunzione dei catalani con in testa il loro allenatore Cruijff che si fece fotografare con la coppa e se ne usciva con dichiarazioni del tipo “la differenza tra noi e loro si vede nel fatto che noi abbiamo acquistato Romario e loro Desally”. In fondo lo pensavamo tutti che sarebbe stato un’impresa vincere anche perché non sarebbero potuti scendere in campo Baresi e Costacurta per colpa di squalifiche rimediate in semifinale. Mi ricordo durante il viaggio in traghetto verso la Grecia nessuno parlava della partita e non c’era neanche la tipica eccitazione delle vigilie di quel tipo.

Arrivammo la mattina del 18 in Grecia e affrontammo il viaggio in pullman più pericoloso della nostra vita… rischiammo la vita dalle 12 alle 13 volte prima di arrivare allo stadio a metà pomeriggio. Gli spalti erano divisi più o meno a metà tra i tifosi delle due squadre ma loro erano molto più rumorosi convinti di vincere come il proprio allenatore. I giocatori entrano in campo , i nostri con la solita maglia bianca, la tensione sale alle stelle , inizia la partita. La cosa che si nota da subito è che quando la palla la hanno i giocatori da Barca i nostri si muovono come blocco unico… giochiamo meglio noi e inaspettatamente andiamo in vantaggio con Massaro su passaggio dalla destra del Genio… ah il Genio….. esultiamo quasi sorpresi ma cominciamo tutti a guardare l’orologio sperando che mancasse un attimo alla fine del primo tempo… manca tanto… per fortuna!

La nostra partita è incredibile: loro non fanno una che sia una azione pericolosa, ingabbiamo le loro fonti di gioco e i nostri centrali che per l’occasione sono Galli e Maldini annullano Romario e Stoichkov allora il top degli attaccanti. Arriva il secondo gol… sempre ad opera di Massaro questa volta su passaggio dalla sinistra di Donadoni.

Esultiamo saltiamo ci abbracciamo increduli di ciò che stiamo vivendo.

Inizio a urlare guardando la panchina di Cruijff come se mi potesse sentire, chi è intorno a me ascoltandomi ride. Finisce il primo tempo, stiamo vincendo 2 a 0 dominando la partita dal punto di vista tattico e tecnico… non sembra vero… ma il secondo tempo sarà duro pensavo…

 

Invece no, continuiamo a dominare e assisto al più bel gol che abbia visto dal vivo…

 

il Genio vince un contrasto sulla trequarti avversaria quasi sulla linea laterale e fa un pallonetto incredibile e imperdibile… 3 a 0 ed ecco un’esultanza simile a quella di Barcellona ‘89… abbiamo vinto! Ma non è finita… arriva il 4 a 0 e chi segna? Desally… proprio l’acquisto deriso e allora io urlo ancora una volta verso Cruijff, completamente fuori di testa.

Finisce la partita esultiamo felici come bambini per una vittoria inaspettata e mi ritrovo abbracciato quasi commosso a mio padre come da bambino per l’Italia campione del mondo.

Pensando a quella partita ancora non ci credo.

di Pier Paolo Sansò

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *