Fra tre giorni dovresti nascere.

 

Per dirla alla Fassone, dopo nove mesi finalmente “si passa alle cose formali”!

 

Si fanno largo paure e domande, la fantasia si mischia alla curiosità, si accavallano ricordi e immagini dell’ultimo anno. Dal derby mancato per una strana stanchezza alla prima gara ignara di te in grembo; dalle nausee durate più o meno fino a Milan-Palermo, ultima gara in casa col pancione. Già l’ultima… chissà quando la prossima… Sono sincera, al fischio finale mi si è stretto un groppo in gola e non era per l’aver agguantato l’Europa League. 20 anni di San Siro è mica robetta da niente! E poi la trasformazione estetica, l’abbonamento in palestra in stand by, i primi acquisti per te fra cui il micro body con la faccina del diavoletto

E ora cosa succede? Come si fa ad educarti? Dobbiamo farlo io e il babbo o tu ci darai una mano? Non posso mettere il becco nella strada che sceglierai ma farò di tutto per metterlo nella formazione del tuo carattere.

Devi sapere che c’era una volta un ragazzino milanese molto carino, famoso ancora prima di nascere. Il suo babbo fu il primo capitano del Milan ad alzare la prima Coppa dei Campioni italiana. Quando decise di giocare a calcio, la maggior parte lo additò come il figlio di papà, il nato con la camicia. Beh, il ragazzino ignorò le battute al vetriolo e l’invidia; anzi, fece di queste la sua forza e a 22 anni si ritrovò titolare nell’Italia di Vicini. Fu poi eletto miglior terzino sinistro della storia e chiuse la sua carriera come difensore centrale, alzando due volte la stessa Coppa sollevata dal padre. Nessuno ebbe più il coraggio di spettegolare, nemmeno quando padre e figlio si ritrovarono insieme in Nazionale. Non era più il figlio di Cesare, ma Cesare era il papà del capitano azzurro!

 

Ecco, io ti vorrei immune dai giudizi della massa, così come ha fatto il nostro intelligente capitano Paolo.

 

C’era poi un ragazzo moretto piacentino, che viveva a circa 40 Km da casa nostra. Se fosse stato un personaggio dell’A-Team, sarebbe stato Sberla: faccia da primo della classe e collezioni di belle donne. All’inizio della carriera gli fecero notare quanto fosse leggero il suo fisico, per poi evidenziare, una volta in maglia rossonera, quanta poca classe avesse rispetto ai predecessori Van Basten e Weah. Magretto e poco scenografico, sì, ma molto concreto: ovunque abbia giocato ha dato il massimo e segnato tanti pesanti gol. Sai che si infortunò pure pesantemente alla caviglia? Chiunque altro avrebbe smesso o avrebbe peggiorato le prestazioni. Lui no! Lui tornò più deciso e decisivo di prima, alzò una Coppa del Mondo, una Champions e un’Intercontinentale. Classe? Sì e tanta, nel carattere.

 

Ecco io vorrei che tu sviluppassi anche solo la metà del carattere di Pippo Inzaghi!

 

C’era anche un ragazzotto calabrese. Una favola vivente, il brutto anatroccolo che diventa aquila! Da buon meridionale emigrò all’estero per farsi le ossa nei mitici Glasgow Rangers. Tornò più determinato che mai; in campo era onnipresente ovunque. Scherzava su sé stesso, diceva che non poteva essere classificato come calciatore, se con lo stesso termine veniva definito il suo amico Andrea Pirlo. E invece il nostro Rino lo era eccome!

 

Ecco io vorrei che tu fossi concreta e autoironica come Gattuso!

 

Poi ti vorrei leader come il Piscinin; simpatica come Ruud; “pane e vino” come Carletto; folle (il giusto!) come il Genio. Praticamente ti vorrei come Roberto Baggio!

Ho tante altre storielle legate a grandi personaggi da raccontarti per cui cerca di nascere davvero fra tre giorni, perché la mamma non vede l’ora di abbracciarti e poi… nonostante tutto il bene che ti vuole non ne può più.

 

(è più facile recuperare tre gol in finale di coppa che portare un essere umano in grembo nove mesi!).

 

 

 

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