La verità? La verità è che non ricordo assolutamente il momento in cui mio padre mi disse che mi avrebbe portato per la prima volta al Meazza.

 

Adesso come adesso, “trovo insopportabile la mia mancanza di fede” (cit.) da assolvere solo recitando ogni sera due “Ci facciamo i chilometri” e quattro “Finchè vivrò…” inginocchiato sotto il poster ingiallito di Franco Baresi, paginone centrale in Playboy Style, di Milan Squadra Mia.

 

Sfortunatamente per i miei ricordi a otto anni non avevo dato troppo peso alla cosa, impegnato probabilmente più a creare eroiche avventure ai milioni di Masters Of The Universe che avevo, quasi sempre in lotta coi Transformers, che dal vedere 90 minuti interi di partita.

Fatto sta che nell’assolato pomeriggio di domenica 9 ottobre 1988 con papà Paolo si va, accompagnati dal suo capo dell’epoca, Maurizio, a vedere la prima del Milan scudettato: Milan-Fiorentina. I posti a noi riservati sfruttando le tessere aziendali, nel vecchio stadio immerso in un cantiere che lo stava trasfigurando per ospitare il Mondiale di Italia ’90 (lacrimuccia per il mio Mondiale preferito), erano “distinti” nella curva dietro la porta, quelli che adesso formano il Primo Anello Verde.

Pronti, partenza e via: gol di Donadoni, da sempre bollato da mio padre come uno che non segnava mai. Un Fenomeno di corsa e dribbling, di quelli che adesso pagheresti minimo 30 milioni, ma sprovvisto del vizietto del gol (tutto ciò confermato anche dai numeri: 18 gol in 287 partite col Milan dei marziani).

Di quanto successe in campo da quel momento ricordo ben poco, più che altro sono istanti indelebili: il verde splendente del campo per metà illuminato dal sole (avevo sempre e solo giocavo sul campo di terra dell’oratorio), le reti per separare il campo dagli spettatori, la sciarpa tarocca appena comprata al baracchino con scritto FORZA MILAN legata al collo, il fatto per me impossibile che non giocasse Gullit, la maglia del Capitano fuori dalle braghe (come ho iniziato a fare pure io in seguito nella mia squadra di paese; maglia fuori ma col numero 3, perché non si può mica scegliere tra due divinità!) e Van Basten che tira malissimo davanti al portiere.

Ho il flash di un gol sbagliato dalla Viola proprio sotto di me. Una svirgolata di testa da far sorridere. Ma chi può sbagliare un gol già fatto in quella maniera sciagurata? Roberto Baggio. Cioè? QUEL Baggio? E, scusa, forse prima ho letto male, Van Basten Marco, il cigno di Utrecht che ha tirato addosso al portiere? Esatto. Quattro palloni d’oro in tutto. Sciabattate importanti.

Purtroppo il ricordo che mi più mi lega di più a quella partita riguarda gli incidenti sugli spalti. Bastava alzare la testa per vedere gli “ospiti” al secondo anello fare di tutto verso di noi. Un sputo mi colpisce sulla mano, una monetina ferisce la testa di Maurizio lasciandogli un bel segno, mentre tutti, papà compreso, urlano l’intramontabile “scemi scemi” ai carabinieri che non fanno un bel niente.

 

Io piango mentre finalmente si apprestano a salire per caricare quelle bestie. E mentre il mio papà mi tranquillizza penso che, io, in quel posto non metterò mai più piede!

 

Se ci penso adesso con quindici anni consecutivi di abbonamento in campionato, anni di Coppe (Finale di Atene compresa) e parecchie partite di Coppa Italia in ghiacciaia (Milan-Udinese 0-1 con disastro si Antonini e il desiderio di tutti che non si pareggiasse per andare a casa al caldo) e partite sporadiche nel corso degli anni novanta, mi viene da ridere.

La partita in sé finì quattro a zero con tripletta di Pietro Paolo Virdis (di cui uno su rigore). Quattro a zero come l’ultima partita di quella stagione. Stesso risultato per la prima e per la più rilevante dell’annata 1988/89, forse la più importante della storia del Milan.

A detta di tutti avremmo dovuto ammazzare il campionato ma, smentendo ogni pronostico, non lo vincemmo. Puntammo tutto sull’ottava meraviglia del mondo moderno: la Coppa dei Campioni. Un’impresa sportiva straordinaria, da imparare a memoria, vista e rivista tra un cartone e l’altro sulla VHS “MILAN MONDIALE” regalatami per la prima comunione dal mio vicino di casa. Cavalcata piena di distrazioni arbitrali, gol non dati, nebbie, infortuni drammatici ma resa celebre dal 5-0 al Real Madrid di Butragueno e Sanchis (altro gol di Donadoni, come ad ottobre ma stavolta in chiusura). All-in Milan a Barcellona per quella Coppa che, non so se c’entri davveri il DNA, ci vedrà per vent’anni sempre protagonisti. Nel bene e nel male.

A proposito, il tricolore di quella stagione non ricordo bene chi lo vinse, mi pare una squadretta di quelle che lo vincono ogni vent’anni… J

Che gli Estintori Meteor vi proteggano, sempre.

Love, peace and justice for all.

di Sir Valerio Luigi Arlati

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