Germano Lanzoni attore, comico, intrattenitore, attore, musicista, anchor man, scrittore. Molti ti conoscono per essere il volto del Milanese Imbruttito ma forse non tutti sanno che sei anche lo speaker ufficiale del Milan a San Siro, quello che fa ‘Benvenuti nella casa deeeel Miiiilan!”. Partiamo dalle basi: hai solo la voce o anche il cuore rossonero?

Ovviamente tifo Milan anche se la mia passione per i colori rossoneri è cresciuta negli anni. Da ragazzo avevo giusto una simpatia, trasmessami da mio nonno mentre mio padre e mio fratello erano interisti, anche se si può dire che ero un milanista ‘dormiente’ visto che giocavo a basket

 

A basket?

Sono sempre stato uno contro corrente e in quegli anni lì giocare a basket anziché a calcio era un bel modo per stare alla larga dalle dinamiche di massa. Adesso invece se il Milan perde resto incazzato per tre giorni come quando prendo una multa.

 

E la tua prima volta a San Siro come è stata?

È stata un’esperienza sciamanica perché lo stadio, come il teatro, è la ripetizione di un rito che sta tra il divino e il terreno. Del resto il calcio non è solo un confronto tra bande ma anche poesia, il calcio è una palla che viene lanciata per trenta metri per poi essere addomesticata con una carezza. Anche i giocatori arrivano come semidei e poi spariscono nel tunnel: non sai dove vivono, cosa fanno, non sai niente di loro se non che per i prossimi novanta minuti ti faranno divertire o soffrire. Vivere le cose da dentro stadio ti fa vedere tutto in maniera diversa: per novanta minuti diventi un tutt’uno con l’umanità che ti circonda, a prescindere da chi sei o cosa fai nella vita. È un po’ come il Globe Theatre di Shakespeare dove c’era posto per tutte le classi sociali e là dentro la gente mangiava, beveva, gozzovigliava… e poi c’era il giullare, un ruolo in cui mi ci ritrovo benissimo

 

A proposito di giullare, come sei diventato lo speaker dello stadio del Milan?

Avevo 34 anni e lavoravo a Rds come speaker e frontman nei concerti, in quel periodo cominciò la collaborazione tra Milan e Rds e mi chiesero se mi andava di provare e siccome io amo il teatro e fare lo speaker allo stadio è una cosa molto teatrale come il prologo delle commedie o delle tragedie di Shakespeare, accettai subito. La prima partita fu un Milan-Perugia, nel 2002, in cui mi limitai a leggere in maniera istituzionale nomi, cognomi e numeri dei giocatori come aveva sempre fatto Giovanni Marsotto che mi aveva appena lasciato il posto dopo trentadue anni di servizio. Anche se all’epoca, in giro per l’Italia, c’era qualche speaker che aveva già introdotto un nuovo modo di annunciare i giocatori leggendo numero, nome e lasciando che fosse lo stadio a ripetere in coro il cognome, io non volevo stravolgere tutto, almeno non all’inizio, anche se Giovanni l’aveva fatto perché era un funzionario del comune prestato pro tempore a San Siro e non per scelta e per lui annunciare il nome dei calciatori o degli estintori Meteor era praticamente la stessa cosa…

 

Poi come sono evolute le cose?

Ho mantenuto la tradizione fino al 2005 anche se già nel 2003 avevamo introdotto un elemento di novità che consisteva nella vestizione musicale della formazione con un pezzo di Greg Armstrong in versione più tamarra, diciamo. La prima volta che la mettemmo fu nel 2003 in un derby che fortunatamente vincemmo altrimenti, superstiziosi come siamo noi tifosi, l’avremmo tolta subito. Poi nel 2005 successero due cose: la prima che durante Roma-Juve Carlo Zampa, lo speaker dell’Olimpico di Roma, si fermò a lungo in corrispondenza del nome di Capello appena trasferitosi a Torino e naturalmente lo stadio approfitto per riempire quel vuoto con una lunga selva di fischi e insulti. Ovviamente della cosa se ne parlò molto anche se ormai tutti gli speaker avevano cominciato a far ripetere il metodo numero, nome e cognome ripetuto dall’intero stadio. La seconda che il Milan passò da Rds a 105 e dopo sei mesi venni richiamato in servizio e a quel punto anche noi decidemmo di adottare quel metodo.

 

In quindici anni ne hai visti di campioni passare da queste parti: chi ti ha colpito di più?

Potrei dire Beckham perché ho visto milioni di persone indossare la sciarpetta del Milan anche se a nessuno è mai stata bene addosso come a lui. Scherzi a parte, da quando ci sono io ci sono state due grosse presentazioni: Ronaldinho, che per me è stato il Maradona del suo tempo, che quando fu presentato anche io ebbi la percezione di incontrare un alieno appena sbarcato sulla terra; e Ibrahimovic anche se durante la sua presentazione rischiai di fare una figura da ‘giargiana’ in mondovisione allorché mi inchinai di fronte a lui in segno di rispetto e per poco non precipitai dal palco. Per fortuna che nei vari filmati di Youtube non si vede la mia performance ma solo Ibra che se la ride sotto i baffi…

 

Siamo partiti parlando del Germano figlio e chiudiamo il cerchio parlando del Germano padre di due gemelle, Rachele e Sophie: le hai già portate con te qualche volta allo stadio?

Calcola che adesso hanno dieci anni ma la prima volta che le ho portate avevano due anni, non avevano scelta diciamo. È da quando sono nate che respirano milanismo e adesso se per caso qualche domenica non le porto allo stadio mi tolgono il saluto. Il sabato si ammazzano di compiti pur di poter essere la domenica a San Siro. Ti dico solo che oltre alla maglietta, quest’anno hanno voluto anche lo zaino di scuola del Milan

 

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