Parafrasando uno dei nostri cugini più tristi, altro che Peppino Prisco, ma l’Ignazione La Russa: diciamolo.

Diciamolo che c’è mancato in questi anni un certo appuntamento fisso settimanale.

 

 

Quello in cui compri comunque le birre in offerta al supermercato, quello in cui ti organizzi comunque con qualche amico che ha la tua stessa malattia e si ricorda del gol di Nielsen nel derby di Coppa Italia.

 

 

Quello in cui arrivano le otto di sera ed ordini pizze a domicilio da mangiare fredde a fine primo tempo. Nel frattempo sigarette e qualche imprecazione al primo passaggio sbagliato di Poli. Che fra l’altro, guarda che peccato… Poli non c’è più.

Diciamolo che dopo aver passato questi lunghi anni davanti a svariate serie tv (lo sfottò del cinema di mercoledì è ormai vetusto) che abbiamo tutti una clamorosa voglia di Europa. Diciamolo: anche di Europa League.

Che poi ce la ricordiamo bene la nostra ultima Euroapparizione. Correva l’anno 2014, siamo quasi alle idi di marzo e siamo vestiti da una di quelle orrende casacche color cacca di piccione che poi è lo stesso colore della cresta di Balotelli. Quei poco giocolieri e grandi picchiatori di Diego Pablo Simeone ci rifilano quattro sberloni e ci buttano fuori agli ottavi manco fossimo una Legia Varsavia, un Anderlecht, anzi una Internazionale.

Il nostro unico triste golletto è firmato Kakà, però il Ricardo II quello versione Margheritoni, che per onorare il paragone con il numero 10 della Marchigiana segna un bruttissimo gol di testa con sponda di un difensore divanista. E così addio coppa dalle grandi orecchie, ce ne andiamo in letargo per un po’. Forse troppo po’.

Ora, mancano poche ore a questo delizioso ed ambizioso impegno preliminare con annessa gita a Vienna dove l’ultima volta abbiamo perso la finale con l’Ajax di Frank Rijkaard. E destino vuole che proprio lì qualche anno prima lo stesso Franklin ci regalò la Coppa dalle grandi orecchie contro il glorioso Benfica. Sta sera niente Ajax e niente Benfica, giochiamo contro l’Austria Vienna ed è giovedì.

 

 

E lo so per noi cresciuti a pane e Van Basten, questa coppa senza orecchie era roba da Inter, roba da Peppino Prisco. Un vaso di fiori argentato che per abbiamo bistrattato e guardato con compassione ed ironia.

 

 

E onestamente dopo anni di euro-latitanza forse è proprio giusto ricominciare da qui. Un anno di purgatorio prima di ritornare nel nostro giardino preferito, quello di Franklin, quello della coppa dalle grandi orecchie. Quindi in Europa caro vecchio Milan torniamoci bene senza fare quelle figure di cacca di piccione.

Welcome back.

 

Di Alberto Paderni

 

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