Forse non diventerà mai uno sport olimpico, ma il bike polo sta conquistando sempre più tifosi.Ne parliamo con Eleonora Mele, tra le fondatrici della squadra nata al Leoncavallo di Milano.

 

Partiamo con ordine, prima di tutto: cos è il bike polo, quali origini ha?

Il bike polo ha origini antiche e risalenti alla fine dell’ 800 nelle terre d’Irlanda dove veniva chiamato cycle polo. Fu inventato dall’ editor della rivista specializzata  “the Irish Cyclist” e dopo si diffuse velocemente in Gran Bretagna e Francia. Con l’avvento della seconda guerra mondiale, questo sport quasi scomparve. A partire dalla fine degli anni ’90 è tornato ad essere praticato in America, a Seattle, fino a diffondersi pian piano in tutto il mondo. A Milano compare per la prima volta nel 2008. Il bike polo è Sport di squadra simile al polo tradizionale, dove vengono utilizzate le biciclette anziché i cavalli. Ci sono 2 versioni: su erba, praticato alle origini e quello su superfici urbane, campi da basket, campi da pattinaggio. L’ Hardcourt Bike Polo è la versione più recente e diffusa oggi. Si gioca tre contro tre e l’obiettivo e quello di fare goal, tirando la pallina con un “mallet” (mazza) alla squadra avversaria, vince chi fa più goal nei 10 minuti di tempo disponibile di gioco.

 

In quanti siete a praticarlo?

A Milano siamo circa una ventina, in tutta Italia si contano 200 atleti.

 

La vostra è solo passione o per alcuni è anche un lavoro?

Per ora è una grande passione quella che ci unisce al bike polo, ma non disdegnamo la creazione di un’academy per poter diffondere al meglio questa ancora purtroppo poco conosciuta disciplina facendo crescere dei piccoli Van Basten del polo e magari perché no’ farla diventare un ‘attività’ riconosciuta.

 

In Italia il calcio è paragonabile alla musica pop, voi a quale genere musicale vi paragonate?

Sicuramente non pop! Essendo il bike polo uno sport urbano, vicino alla strada e alla cultura dei bike messenger, il mood musicale è più underground. I generi potrebbero variano dall’hardcore/punk all’ hip hop anni ’90 e quello più contemporaneo stile wonky.

 

Quali sono i vostri obiettivi futuri?

L’obiettivo futuro sarebbe quello di riuscire ad avvicinarci a realtà più giovanili dove poter coltivare la passione per questo sport… magari un domani potrebbe diventare una valida alternativa al calcio! Il nostro desiderio è quello di  far crescere questo sport ed il miglior modo è  integrando ragazzi giovani che possano “tramandare” e diffondere la passione per questa disciplina. Per raggiungere questo intento basterebbe ottenere un riconoscimento ufficiale da parte degli enti pubblici facendolo sviluppare a livello locale.

 

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