Canzone: Cosa succede in città – Vasco Rossi

Dj: San Siro

Conta sì il denaro
altro che no!
me ne accorgo soprattutto quando…
quando non ne ho!
Conta sì il denaro
…altro che…
Altro che chiacchiere!

Conta sì il denaro, altro che no..anche perché è proprio colpa sua se da qualche anno Milano guarda questa partita con occhi diversi.

Sì, è colpa del Dio danaro se da qualche anno la Madonnina guarda San Siro, dalla guglia più alta del Duomo, con gli occhi a mandorla.

E per una volta, udite udite, i nostri cuginetti ci hanno anticipato, senza scordarci che loro sono comunque nati da una nostra costola (quasi sicuramente più una malformazione che una costola).

Era infatti il novembre del 2013 quando Massimo Moratti cedette la poltrona della F.C. Internazionale all’imprenditore indonesiano Erik Tohir, ribattezzato affettuosamente “er filippino” dal galantuomo blucerchiato Massimo Ferrero. Pochi anni dopo ecco che la seconda squadra di Milano viene passata come se fosse un pacco amazon alla Suning e fa il suo ingresso in scena Zhang Jindong che con il teatrale e celeberrimo “Fozza Inda!” abbatte l’ultimo mattone meneghino rimasto ad Appiano Gentile. Possiamo immaginare soltanto le urla e le bestemmie dell’Avvocato Prisco da lassù (che poi figuratevi se Peppino Prisco è all’inferno…

E noi? Beh, ad esser sinceri a noi non è che andata molto meglio. Per tre anni abbiamo visto il nostro Milan dietro ad una vetrata con il Dottore, o se preferite Cavaliere, indeciso se staccare la macchina alla sua creatura. Nel frattempo vari tentativi di rianimazione fatti di cespiti a parametro zero e buffe comparse in sala vedi Mr Bee, Galatioto e Gancikoff.

Così giunti all’inizio del campionato scorso, comincia un anno che..manco fossimo una casa chiusa. Closing, no-closing, forse-closing fino all’aprile 2017.

Arriva Yonghong Li, scortato da Fassone e Mirabelli.

Tante grazie a Silvio Berlusconi, e la cravatta gialla di Galliani diventa storia. Che poi proprio lui, il prode Adriano è stato forse la prima vera vittima del portafoglio vuoto Fininvest. Chi critica Galliani, e le sue maledette telefonate con Preziosi, giova ricordare gli anni 1990 quando faceva shopping ad agosto manco fosse una turista giapponese a Milano. Erano lontani e belli i tempi in cui prendevamo Raducioiu e Laudrup, Boban e Savicevic per poi spedirli fra panca e tribuna che nel frattempo ai voglia a divertirti con Papin, Lentini, Desailly ed altri campioni senza disturbare i mostri sacri.

Eppure ci dispiace che domenica prossima non sarà più il derby di Berlusconi e Moratti. È malinconico, ma forse giusto così visto che i due non avevano più voglia e soprattutto la possibilità di giocare a Monopoli con le loro aziende di famiglia e investire su Parco della vittoria (Milanello) e vicolo corto (Appiano Gentile).

Cosa succede
cosa succede in città

Cosa succede in città? Succede che inizia la settimana più bella dell’anno a Milano. Non quella della moda, chissenefrega del fuori salone, e non ce ne voglia neanche Sant’Ambrogio.

Ma la settimana che porta al derby se la vivete a Milano è veramente frizzante.

Inizia in portineria, con il custode del palazzo che inizia la sua (auto)gufata. Prosegue al bar fra un cornetto e un caffè e la ricerca della gazzetta. La settimana vola ed è già venerdì e saluti speranzoso il collega che ha la disgrazia di aver scelto il Baresi sbagliato.

Arriva il weekend e si va in tilt. Gazzetta, dribbling, speciali su sky, mediaset premium. Poi diventi Popi Bonnici e ti cerchi in solitaria il tuo derby su youtube. Che goduria quella bomba di Seedorf. 3-2 in rimonta, magari ricapitasse..

C’è qualche cosa…sìì
qualcosa che non va!

La classifica. Proprio quella non va. Siamo già lontani 7 punti dalla banda Spalletti e non va bene. Purtroppo non ci immaginavamo proprio di arrivare al derby con questa distanza e con queste preoccupazioni. Vero è che per ora tutto ha sorriso a loro mentre noi abbiamo danzato con la luna nera. Però in alcuni casi, vedi il naufragio ligure, ce la siamo proprio cercata.

Il derby, proprio questo derby, non possiamo assolutamente perderlo. Andare a meno 10 punti sarebbe un trauma psicologico troppo forte per tutti. Per l’allenatore,  ex aeroplanino che sta attraversando pericolosi vuoti d’aria, per questa squadra ancora acerba e chiaramente immatura e per una tifoseria che aveva iniziato speranzosa e fiduciosa e merita altro.

E allora come sovente accada nelle partite molto importanti non rimane che affidarsi ai nostri campioni. Li abbiamo? Sì, li abbiamo.

Donnarumma ricominci a volare, Bonucci si liberi del suo fantasma e torni quel difensore invidiato ed ammirato da tutta l’Europa negli ultimi anni, Biglia prenda comando del centrocampo e prenda per mano Kessie e Bonaventura regalando loro un po’ di sicurezze smarrite ed infine Andrè Silva senta l’odore della porta come fecero i suoi avi che portavano quel numero 9 una volta magico, oggi quasi maledetto.

Sono un campione per reparto, dovrebbero bastare. E se così sarà allora già sapete cosa succede in città lunedì prossimo.

Succede che battiamo l’Inter e per noi comincia, finalmente, il nostro campionato.

Forza Milan

di Alberto Paderni 

 

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