Non sono mai stato un tifoso “da stadio” e il Derby dal vivo non l’ho mai visto.

Sono stato tifoso “da strada”, un adolescente che tirava pallonate con gli amici lungo la propria via ed esultava correndo all’impazzata al gol di testa di Nicola Berti, annunciato alla radio da Sandro Ciotti.

Sono sempre di più tifoso “da poltrona”, un adulto che ormai preferisce disperarsi e gioire rimanendo comodo in ciabatte, imprecando violentemente con la stessa grinta “della strada” durante la partita, ma vivendo (un po’ troppo) di ricordi.

Sono stato per anni tifoso “da bar”

 

Sì, perché il Derby al Bar era un rito, che lo vincessi, che lo perdessi… ti rimaneva, ti lasciava soddisfazione.

 

C’era il pre gara, la mia specialità… il caffè sorseggiato mentre, volutamente, accendevo gli animi dei “cugini” ironizzando sulla designazione arbitrale di turno (chiaramente, sempre, di parte rossonera) e piangendomi addosso per un risultato che sicuramente ci avrebbe visto soccombere amaramente.

C’era il durante, un sali e scendi di emozioni che difficilmente trattenevo (soprattutto proteste e lamentele mirate a “tenere alta” la contesa); ascoltavo, ridendo, i personaggi del Bar – di quelli che non ne nasceranno più – quello che al decimo del primo tempo avrebbe voluto già fare 6 cambi, quello fiducioso all’inverosimile che si esaltava anche per un tiro finito al secondo anello….e poi osservavo i silenziosi di entrambe le fazioni che con il loro silenzio mascheravano una sofferenza che solo il fischio finale avrebbe alleviato.

E c’era il dopo gara, la liberazione, nel bene e nel male: la chiacchierata e la sigaretta fumata sulle scalette del bar, se avevi vinto (si perché si lasciava il bar solo dopo aver salutato “affettuosamente” tutti i cugini); la “fuga” veloce verso casa, battendo strade non frequentate e poco illuminate, se avevi perso.

 

Ecco, io, al prossimo Derby, mi alzerò dalla poltrona e tornerò a vederlo al Bar, perché da quei Derby passati, persi o vinti, sono sempre rientrato a casa sereno, soddisfatto, “pieno” di cose da ricordare.

 

Sì, perché nonostante tutto, sempre un Derby al Bar rimane.

di Andrea Balboni

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