“Quello che non ho” – Fabrizio De Andrè

Dj: Fassone

 

“quello che non ho sono le tue pistole

per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.”

Cominciamo dalla prima vera differenza fra questo Milan e questa Inter che ha un nome ed un cognome: Mauro Icardi. Sarà antipatico, social-dipendente, sbruffone, arrogante, chi più ne ha più ne metta. Tanto quello che conta alla fine della fiera è quello che Icardi mette in rete. Da anni supera a mani basse le 20 marcature a campionato. Icardi è un mostro d’area di rigore, sicuramente un campione nel suo ruolo e sta studiando da fuoriclasse. Ieri l’Inter ha vinto grazie al suo campione.

 

“Quello che non ho sono le mani in pasta

quello che non ho un indirizzo in tasca

quello che non ho sei tu dalla mia parte”

Altro giro altra differenza: l’allenatore. Purtroppo anche qui vale un po’ il discorso di sopra. Spalletti non ha ancora i crismi del top-manager come i vari Ancelotti, Mourinho o Guardiola. E forse non arriverà mai a quel livello, ma è un ottimo allenatore. Ha una sua corazza di ferro, sicuramente esperienza nel navigare nelle parti alte della classifica. È un uomo ermetico, ma furbo, trasmette carisma e sicurezza, tant’è che le sue squadre pendono dalle sue labbra e raramente si perdono per strada o prendono imbarcate clamorose. Oggi Montella sembra un passo indietro su tutto rispetto a Spalletti. L’Inter gioca male e vince, al massimo pareggia comunque non perde, il Milan ha giocato, molto, male e perso la metà delle partite affrontate.

 

“quello che non ho un treno arrugginito

che mi riporti indietro da dove sono partito”

Tant’è che un’altra cosa che non abbiamo, logica conseguenza, sono i punti in classifica. Se i dieci punti dall’Inter fanno male, preoccupano ancora di più i sette di distacco dalla Juve, dalla Roma o dalla stessa Lazio. Fassone dice che non cambiano gli obiettivi della stagione, ma visto quello che il Milan ci ha propinato nelle prime otto giornate è giusto leggere questo primo bilancio e ridimensionare le aspettative di partenza. Anche perché questa tanto urlata ambizione comincia a puzzare di presunzione.

Meglio cominciare ad ammettere quella famosa espressione stagione di transizione e cambiare menù, anche perché il ristorante di Milanello sembra ogni domenica sempre più una cucina da incubo…

di Alberto Paderni

 

 

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