Confusione 
confusione mi dispiace
se sei figlia della solita illusione e se fai confusione 

Speriamo che questa stagione non sia figlia della solita illusione… però di confusione ne abbiamo a quintali in questo ottobre nero.

Anche perché a onor del vero, al contrario dei nostri “cugini”, raramente capitava di illudersi a inizio anno e poi ritrovarsi col sedere per terra così presto.

A memoria forse l’anno ’97 sembra avere più di qualche analogia con questo inizio di stagione. Il ritorno di Don Fabio in pompa magna da Madrid, una campagna acquisti abbondante con giocatori provenienti da Europa, e tutti più o meno già blasonati. Gli olandesi Kluivert e Bogarde già vittoriosi in Champions con l’Ajax, l’ossigenato Ba ed una delle ali più promettenti, Christian Ziege già campione d’Europa con la Germania all’Europeo ’96. Infine il giramondo funambolico brasiliano, un tale di nome Leonardo. Non mancarono altri acquisti da usato sicuro del campionato italiano come il promettente portiere Taibi, il velino Giampiero Maini e lo specialista delle punizioni Cruz dal Napoli. Per chi si ricorda il trofeo Berlusconi dell’estate 1997 il Milan disintegrò la Juve con uno spettacolare 3-1 in rimonta. Giochi d’artificio che durarono giusto il tempo di un tuffo ad agosto. Il campionato che seguì fu uno strazio, Maldini dirottato a destro per far spazio a Ziege a sinistra, Taibi sovrastato dall’ombra di Rossi, centrocampo allo sbando, ed una coppia d’attacco Weah-Kluivert mai decollata tant’è che i cerotti del mercato invernale furono Maniero e Ganz, vista l’inutilità del biondo Andreas Andersson.

Ciliegina avariata sulla torta, la finale di Coppa Italia persa all’Olimpico dopo aver vinto all’andata ed esser passati in vantaggio al ritorno.

A fine stagione Capello, per la prima volta in carriera nella confusione più totale, lasciò la panchina rossonera.

 

Confusione 
confusione
tu vorresti imbalsamare anche l’ultima e più piccola emozione 

Oggi la confusione se la rimbalzano come due bambini dell’asilo Mirabelli e Montella.

Mirabelli non ha la dote della diplomazia, anzi forse compensa l’eccessiva personalità mediatica di Fassone. Tant’è che il buon Massimiliano da Rende, dopo averlo difeso a spada tratta sino a domenica pomeriggio, ieri prima della partita contro l’AEK Atene ha tuonato contro il tecnico rinfacciandogli il primo tempo del derby. Pronta e piccata la risposta di Montella che respinge le accuse e continua ad aggrapparsi al tiro di Borini a fine primo tempo.

Per carità può capitare nella vita di essere in disaccordo con qualcuno nel proprio ambiente di lavoro, ma è dura non dare ragione a Mirabelli.

La clessidra per Montella sta scemando sempre più celermente e Mirabelli nel secondo tempo,dopo aver osservato il Milan come al solito imbalsamato nella prima fazione di gioco, ha liberato il capo-azienda cattivo che c’è in lui osservando il suo dipendente da posizione ravvicinata. Forse troppo ravvicinata, visto che ha passato tutta la ripresa contro i greci a pochi metri sopra Montella quasi a fargli sentire ancora più il fiato sul collo.

Quanto sia servita questa mossa (forse un tantino teatrale?) lo scopriremo presto. Sperando che la squadra si svegli. Al Milan non può bastare giocare un tempo col sangue agli occhi e giocare l’altro nella confusione più totale. Perché così non si va da nessuna parte, anzi si rischia di riscrivere un famoso libro di Dumas: vent’anni dopo il ritorno di Don Fabio.

di Alberto Paderni

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