L’ultima prestazione deludente (l’ennesima) arrivata a San Siro è stata condita non solo da un risultato insoddisfacente, ma soprattutto da un tragicomico scherzo del destino. Senza troppi giri di parole: stiamo parlando della sciaguratissima espulsione di Bonucci.

Al Capitano di questo Milan senza nè capo nè coda era stato perdonato quasi tutto: le prestazioni incolori (per non dire pessime) delle prime uscite, gli errori individuali che hanno pesato sui risultati (sul secondo gol di Icardi nel derby, stava praticamente marcando Donnarumma) e anche quei proclami social che avevano indispettito più di un tifoso. Ed è proprio qui, nel day after all’ultima figuraccia, arriva l’ennesimo scivolone di Leo. Stavolta mediatico.
Sì, perché quando decidi di esporti così tanto non puoi pensare di goderti solo la folla oceanica del primo giorno a Casa Milan. Molti tifosi non si sono fatti sfuggire che Bonucci, proprio dopo Milan-Genoa, non ha condiviso nessun messaggio di scuse per il suo errore.
Strano per uno che da quando è al Milan ha riservato alla rete gran parte della sua concentrazione, forse anche più di quella che ha messo in campo, almeno a giudicare da prestazioni e risultati. Ed è forse proprio questo il punto: per provare a mettere una pezza ad un vestito che sembrava appena uscito da una grande casa di moda ma che in realtà si sta rivelando un tarocco Made in China, ci sarebbe bisogno di un Milan a-social.
È vero, Bonucci non può essere il capro espiatorio ma da buon Capitano dovrebbe quantomeno dare l’esempio. Per ricompattare un gruppo che sembra una brutta copia della Nazionale Cantanti, forse, si potrebbe iniziare a ritrovare uno spirito di gruppo che non abbia bisogno dei filtri di Instagram. Per ricompattarsi c’è bisogno di parlare, confrontarsi. E per farlo è necessario un dialogo che superi i 140 caratteri. E la nuova storia del Milan non può durare solo 24 ore.
Il consiglio dei tifosi a questo Milan un po’ appesantito è una bella dieta “social”: tonificante, soprattutto per la mente. E neanche l’idea un po’ nostalgica di un ritiro, non sarebbe male: non tanto per punire i giocatori (anche se a molti non dispiacerebbe), quanto per dar loro la possibilità di conoscersi sul serio, senza ricorrere a una richiesta d’amicizia.
di Daniele Polidoro

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