Chi tifa il diavolo, dovrebbe conoscere le proprie radici, perchè oggi scegliere una squadra da tifare è spesso l’attrazione della più forte, ma un tempo era appartenenza di classe, e quella dei milanisti era, con assoluta fondatezza storica, la classe proletaria, quella operaia “casciavit”, la parte aristocratica e “bauscia” di Milano era neroazzurra.

Non tutti sanno che sul finire del 1800 un inglese di Nottingham, innamorato del primo football (stato primordiale di calcio privo di tattiche), partì alla volta di Torino e poi di Milano deciso a formare un club calcistico e tenta che ritenta, riuscì a mettere in piedi un team che negli anni a seguire fece la storia dl calcio: il Milan.

Una storia tanto bella, quanto dimenticata per ignoranza e narcisismo di chi pensa che “tutto sia nato con lui stesso”, ignorando origini, storia ed insegnamenti, e no!

 

La storia insegna chi siamo, la storia ci dice che un proletario inglese dal nome Herbert Kilpin partito dalla suo modestissimo appartamento, riuscì a fondare una delle squadre di calcio più blasonate di oggi, ed a quel coraggio dobbiamo tantissimo, senza di lui, non ci sarebbero mai stati i Nordahl, Rocco, Rivera, Baresi, Van Basten, Shevchenko, Donnarumma….

 

Un uomo con tantissima passione, tanto da giocare, amministrare ed allenare tutto insieme, infatti era calciatore, presidente ed allenatore, certo il calcio muoveva i suoi primi passi ufficiali, capitava che i fondatori di Milan e Juve giocassero assieme tra amici, gli uomini erano derisi per quei colpi dati al pallone coi piedi, la borghesia disprezzava chi introduceva novità aggregative, e soprattutto chi rompeva il formalismo per giochi infantili e poco redditizi, erano i tempi del cappello, che dovevi toglierti al passar del padrone.

In pochi anni il Milan si fece apprezzare in tutto il nord Italia, la Federazione non vedeva di buon occhio gli stranieri, così Kilpin si ritirò dal calcio giocato, allenando persino l’Enotria (nota squadra milanese), a soli 46 anni nel 1916 morì dimenticato.

 

Questa storia i fascisti vollero rimuoverla e ci riuscirono anche bene, il regime impose persino il cambio della denominazione da Milan a Milano, era insopportabile ammettere che uno straniero avesse potuto fondare una squadra di calcio così importante,

 

quindi un nome inglese non era concepibile, si sa che il fascismo si alimenta culturalmente, quindi quella tomba, per 82 anni precisi rimase nascosta nell’anonimato più assoluto in quella città che si vanta di commemorare tutti i più grandi che hanno lasciato una traccia importante a Milano.

Ebbene sì, le spoglie del grande Herbert Kilpin erano in un ossario in alto del monumentale di Milano dove si seppelliscono i “non cattolici”, sorprende che in un mondo di brand, loghi, centenari, tv, l’uomo più ricco d’Europa (nonchè presidentissimo del Milan) si sia scordato di investire su una piccolissima ricerca storica, per dare un nome ed un cognome a colui che diede inizio a tutto, eh già che la personalizzazione di un club è anche questa, distruggere il passato, per aver il consenso massimo in futuro (epocali le battute sprezzanti su Rocco, Zaccheroni, Ancelotti…).

Se non fosse stato per un testardo tifoso milanista (Luigi La Rocca) oggi non sapremmo ancora il nome e la storia di quel fondatore inglese innamorato del calcio e di Milano, solo grazie a lui si è riuscito a traslare le spoglie nel “posto d’onore milanese” ed incidere quel nome sulla lapide del Famedio per una riconoscenza in eterno, e pensare che l’amministrazione comunale di Nottingham percepita l’importanza della scoperta, aderì in 6 ore all’idea di valorizzare il quartiere dove era nato Kilpin, oggi ci sono 2 fermate di linea che si chiamano col suo nome, una targa apposta sulla casa natale (meta di pellegrinaggio), ristoranti, pub e persino film dedicati a quel testardo che fondò il grande Milan!

Prima di baciare una maglia, un logo, una storia, bisognerebbe conoscerla davvero!
Lunga vita ad Herbert Kilpin ed al nostro Milan!

 

di Coletti Giuseppe

Comments

  1. bellissimo articolo, c’e’ anche da dire che nel mio piccolo ho contribuito a far conoscere la storia di Herbert Kilpin nel film “Da dove tutto ebbe inizio” dove tra l’altro Luigi La Rocca interpreta se stesso.

  2. applausi a questo britannico, prendo le distanze dalle note negative dirette solo al presidentissimo del Milan, sia per quello che ha dato al Milan (vedi l’ampliamento di Milanello, le regole anche rigide per essere degni della maglia rossonera, e altro), senza il tempo per fare altro, sia perchè in 82 anni nessuno ha fatto questa indagine prima di questo tifoso che ha l’ammirazione di tutti noi, e non è chiaro perchè le critiche sono solo a chi ha preso e rifondato un Milan prossimo alla terza retrocessione per fallimento societario, un club che era giunto alla sua fine, dopo 10 scudetti e due coppe campioni.

  3. Ed essendo milanista ma non milanese vedo in questo essere casciavit qualcosa di unico e universale. Un qualcosa di archetipico, mitico Ci vedo l’umiltà, la sincerità, la generosità ma soprattutto la tenacia. Il desiderio di sporcarsi la maglia. Di giocare fino in fondo pur nella sua apparente modestia una vita troppo spesso bauscia anche quando sembra che hai perso da sempre, da prima ancora di cominciare a correre con un pallone con l’altro che ti sta dietro, apparentemente du scemi che corrono per la strada con una palla. La lotta dell’esistenza, drammatica, spietata . Il desiderio non certo freudiano di metterla dentro. Grande Milan anche se ieri mi hai fatto soffrire con quell’intervista che ieri sembrava nel secondo tempo furbescamente avere preso la muturetta. Hanno vinto si , ma esultato gradassamente come se avessero giocato la partita più bella. Tatticamente modesta in realtà. Povera sgangherata difesa milanista. Mannaggia.

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