“Che dici? Vogliamo andare a Roma?”. Così, inaspettatamente, esclamò papà e le emozioni che scatenò in me quella frase ancora oggi sono difficili da spiegare. Erano più di dieci anni che non andava allo stadio.

Dieci e più anni senza Milan dal vivo,  per lui innamorato pazzo di Rivera che ancora oggi gli brillano gli occhi se ne parla, per lui che dovette subire gli sfottò degli amici al ritorno dalla trasferta di Cesena quel 16 Maggio 1982, il giorno che decretò la nostra seconda retrocessione, per lui che si è goduto dal vivo i cinque palloni rifilati al Real Madrid, dal terzo anello di San Siro, dopo aver attraversato l’Italia in auto con al seguito i miei due fratelli, estremamente fortunati ad essere nati molto prima di me e da poter assistere a tale spettacolo dal vivo, per lui che l’ultima volta allo stadio era quel Milan Schalke dove Kakà giganteggiava e dove Gattuso irrideva il mai simpatico Poulsen.
Quell’ultima volta,  era coincisa con la mia prima volta, perché non poteva esserci una mia prima alla Scala del calcio senza di lui e senza esserci sparati 800km di auto insieme proprio come aveva fatto coi miei fratelli anni prima.

“Certo papà, considera i biglietti già fatti” risposi dopo aver capito che diceva sul serio.

Andare di nuovo allo stadio con lui per una partita del Milan per me era troppo importante, un’occasione così  non poteva sfuggirmi. Biglietti comprati, cugino salvato dal padre juventino reclutato, e testa catapultata a quella finale, è vero con uno dei Milan peggiori di sempre ma pur sempre col Milan! Roma ci aspettava e noi eravamo ansiosi di andare da lei.

Rigorosamente in auto, come sempre, tra una discussione tattica e l’altra. Roma ci accolse, noi come tanti altri speranzosi Rossoneri provenienti da tutta Italia  ma soprattutto con una bella schiera di rossoneri presenti dalla nostra Scafati, dove è presente un Milan Club che ci ha  visto esultare più e più volte, un Milan Club che manco a dirlo aveva visto tra i soci fondatori anche il mio più grande eroe Ciccio. Saluti e baci a tutti i conoscenti prima di entrare e poi si va, si entra a sostenere il Magico Milan.

Quella sera i nostri sembravano trasformati, si videro sprazzi di vera squadra, giocarono e diedero filo da torcere ai molto più accreditati avversari, i famosi Non-Colorati (si proprio loro che in una finale ben più importante ci videro alzargliela in faccia, ma vabbè lasciamo stare, quella è un’altra storia).

Nonostante la nostra ottima prestazione la vinsero loro, la vinsero da squadra superiore sfruttando le individualità, ero turbato da questo risultato come del resto tutti i tifosi rossoneri del mondo, ero nervoso, agitato ma questo mio senso di sconforto misto a rabbia durò pochi minuti, fin quando il mio sguardo non incrociò quello di papà, lo guardai e vidi in lui la soddisfazione di essere tornato allo stadio, di esserci tornato con me, la soddisfazione di avermi trasmesso la sua più grande passione.

La mia prima volta allo stadio è stata emozionante, ma penso che l’ultima volta con mio padre a seguire quella che è la nostra più grande passione lo sia stata ancora di più.

di Vincenzo Pisacane

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