Cominciò allenandosi con un pluri-pallone d’oro dal nome Cruijff (1983, Feyenoord), soprannominato dal grande Gianni Brera il “Pelè bianco“.

Mai però avrebbe pensato di far perdere la testa al popolo rossonero, di restare nei cuori per sempre, se oggi dovessimo raccontare chi era Ruud ai più piccini, potremmo sintetizzare così: un gigante fortissimo, con una muscolatura da far paura, devastante in progressione, piede fino ed intelligenza tattica, amava la musica, il reggae, era un animo libero, correttissimo in campo, mai una simulazione (il contrario delle star di oggi), fortissimo di testa, innamorato del dribbling e soprattutto impegnato politicamente.

Oggi si vive di vuoti, estetica ed apparenza, conta il brand, l’immagine, e come comunichi, ma qualche “calciatore impegnato” l’abbiamo conosciuto e apprezzato per quello che aveva da comunicare, uno di questi era il “tulipano nero”. Ribelle ed imprevedibile, schierato contro l’apartheid sudafricana, sensibile ai diritti umani, sempre sorvegliato dai scagnozzi del presidente fino a farlo pedinare prima dei grandi match.

 

Per molti, Ruud rappresentava la rivincita del nero colonizzato; irrompeva sui campi europei con un fisico da Gulliver, rompeva le catene e faceva valere la sua classe, quando prendeva palla era devastante

 

Travolgeva tutti gli omini che aveva attorno come birilli leggerissimi, facendo così ricredere tutti quei giornalai, più che giornalisti, poco attenti ai cambiamenti, alle novità (gli amanti del calciatore stereotipo bianco, statura media…), infatti non si era mai visto un omaccione tanto enorme quanto rapido e fine, un combinato perfetto tra potenza ed astuzia, un vero fuoriclasse, che sbaragliò luoghi comuni, prudenze e concetti vecchi carichi di retropensiero razzista, e noi?

Noi in Fossa Dei Leoni c’eravamo accorti che la musica stava cambiando e saltellando cantavamo a squarciagola ripetendo all’infinito: “spacca il palo, la traversa, Rudy gol, Rudy gol, tulipano nero, tulipano nero, facci un gol, facci un gol!”. E Ruud?
Sfondava la rete in quel derby 2-0 storico: E Zenga?
Si faceva odiare più di Berti per i suoi atteggiamenti eclatanti e provocatori, ma doveva piegare la testa alla nostra superiorità.

Da ricordare che quando Ruud indossava la divisa della sua nazionale olandese, riusciva a fare anche di meglio, travolgendo l’Unione Sovietica per diventare campione d’Europa. Erano bei tempi, il calcio cominciava la domenica pomeriggio alle ore 15.00 e terminava alle ore 16.45, tutto in contemporanea, non come oggi che inizia il venerdì e finisce il lunedì sera (niente di più falsato e plastico). A proposito se sentite dire in giro: “merito del cavaliere che scoprì Gullit…bla..bla…bla..”, rispondetegli, che il popolo rossonero non ha ancora perdonato la cessione del tulipano nero a Genova, un pallone d’oro non si cede mai, ma si sa che, così come le pecore, anche dei tulipani ce n’è sempre uno nero!

di Manuel Coletti

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