La notizia che tiene banco in casa Milan, e non solo, dal pomeriggio di venerdì 15 è il no della Uefa al voluntary agreement richiesto dalla Società. Sarebbe più corretto, però, affermare che la vera notizia del giorno consiste nell’ufficialità della decisione e nella pubblicazione delle motivazioni, dato che il responso negativo era stato anticipato, in termini talvolta catastrofici, da indiscrezioni apparse sui media.

Il voluntary agreement che da mesi è sulla bocca di tutti è una novità introdotta dall’Uefa che consentirebbe alla società che hanno cambiato proprietà di non attenersi al Fair Play Finanziario senza incorrere in sanzioni, a patto di rispettare un rigoroso piano di rientro e una serie di obblighi.

Finora, nessun club ha usufruito di questo tipo di accordo – e probabilmente, in questo momento, la creazione di un precedente sarebbe stato più rischioso per la Uefa di quanto non lo sarà per il Milan il suo rifiuto.

Nello specifico, la Uefa ha argomentato il suo no con la seguente nota:

La Camera Investigativa dell’indipendente Organo di Controllo Finanziario dei Club UEFA ha analizzato la richiesta presentata dall’AC Milan per quanto riguarda il voluntary agreement previsto dal regolamento del Financial Fair Play (FFP).

Dopo un attento esame di tutta la documentazione presentata e delle spiegazioni fornite, la Camera ha deciso di non concludere il voluntary agreement con l’AC Milan.

In particolare, la Camera ha considerato che, a oggi, ci sono ancora delle incertezze per quanto riguarda il rifinanziamento del debito che deve essere rimborsato a ottobre 2018 e le garanzie finanziarie fornite dai maggiori azionisti.

L’AC Milan continuerà ad essere soggetto all’attuale monitoraggio e la situazione verrà valutata di nuovo nei primi mesi del 2018.

A febbraio-marzo ci sarà un nuovo controllo dell’Uefa, dopodiché, come annunciato anche dall’ad Marco Fassone, si andrà verso il settlement agreement.

È una pratica già sottoposta a vari club europei – in Italia Inter e Roma. Consiste in una serie di sanzioni proposte dall’Uefa per far rientrare nel Fair Play Finanziario le società, senza alcun potere di contrattazione da parte di quest’ultime. È una sorta di patteggiamento di pena. Soltanto intorno al mese di maggio saranno ufficializzate le sanzioni imposte al Milan; saranno molto probabilmente di natura economica, e potranno prevedere una multa (proporzionata all’ammontare del deficit del triennio preso in esame, ossia 2014-2017), restrizioni alle liste dei giocatori per le competizioni europee e limitazioni al monte ingaggi. L’ipotesi allarmistica dell’esclusione dalle Coppe – la pena più grave tra quelle previste dal settlement agreement – è invece da scartare, in quanto si applica a società colpevoli di reiterate violazioni: non è il caso del Milan.

I mesi che verranno si prospettano delicati e decisivi sotto molti punti di vista.

È bene ricordare, però, che se da un lato le decisioni della Uefa potranno influenzare le prossime mosse della società rossonera, è sempre il campo a decidere quale sarà il nostro imminente futuro. È da lì che dobbiamo ripartire, lontano da procuratori e ispettori.

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