Rino Gattuso compie oggi 40 anni. Occasioni del genere portano di solito a fare dei bilanci, e non può che dirsi positivo quello di Ringhio, che nella sua carriera da giocatore ha vinto tutto ciò che c’era da vincere. Con la maglia del Milan, indossata per ben 13 anni, due Champions League, un Mondiale per Club, due Supercoppe Europee, due Scudetti,  una Coppa Italia e due Supercoppe Italiane. Con quella della Nazionale, un Europeo Under21 e un Mondiale.

Al netto delle grandi vittorie (e qualche grande sconfitta, vedi Istanbul) che lo hanno visto coprotagonista, quando si parla di Gattuso si pensa subito al suo modo guerrigliero, onesto e sempre coerente di affrontare le sfide, sul campo e fuori. Resteranno nella storia di questo sport i tantissimi palloni rubati agli avversari, i contrasti sulla metà campo con campioni del calibro di Cristiano Ronaldo, i 90’ di Catania giocati con un crociato infortunato, ma anche le lacrime nel giorno in cui svestì la maglia rossonera. E resteranno nella storia anche alcune sue dichiarazioni, di cuore, che restituiscono molto di quello che è il Gattuso professionista, ma soprattutto uomo.

‘Quando vedevo Pirlo giocare mi dicevo: Ma io posso fare lo stesso gioco che fa lui? Devo cambiare mestiere’.

‘Per la Nazionale porterei anche l’acqua.’

E non sono da meno gli aneddoti riportati da quanti hanno condiviso con lui gioie e dolori, primo fra tutti Carlo Ancelotti.

Prima della partita con il Real Madrid nel 2002/2003 stavo annunciando la formazione, ero arrivato al centrocampo e feci questi nomi: ‘Gattuso, Seedorf, Rivaldo, Rui Costa e…’ Mi interruppe Rino e disse: ‘Sì, mister, mettici pure Superman e Batman che poi tanto per recuperare i palloni il culo me lo faccio io.’ Scoppiammo a ridere, non ebbi nemmeno la forza per dirgli qualcosa. Effettivamente aveva ragione… Quella battuta fece sciogliere di colpo la tensione, ed è lì che vincemmo la partita.

E Gattuso è questo: sacrificio, umiltà e forza. In altre parole, e a modo suo, è l’essenza del calcio. I puristi della tecnica potrebbero rabbrividire a quest’affermazione, ma non chi è convinto che questo sia il gioco più bello del mondo.

 

Perché la storia di Gattuso è tutt’altro che un inno alla mediocrità. C’è tantissima grandezza, infatti, nel superare sempre i propri limiti, nel dare anima e corpo per una passione, nel metterci sempre la faccia. Nel lavorare instancabilmente, senza paura e a testa bassa, beffandoti di un destino che non ti ha concesso la stessa classe di altri giocatori.

 

Così quel sogno di diventare un grande giocatore Ringhio lo ha inseguito e raggiunto, guadagnandosi un posto meritato nel pantheon dei grandi leader rossoneri, e smentendo chi non lo trovava mai abbastanza veloce, abbastanza elegante.

Ora che lo ritroviamo a guidare la squadra dalla panchina, confidiamo che tutte quelle qualità che tanto abbiamo amato nel Gattuso centrocampista riescano a trascinarci verso l’alto, verso un futuro più roseo. Nulla può più dell’esempio, e questo lo sta già dimostrando: esortando i giocatori a dare sempre di più, a sentirsi parte integrante di una Storia che si deve tramandare, ma anche difendendoli facendosi carico delle loro debolezze di fronte a una tifoseria arrabbiata. Mettendoci, come sempre, la faccia e il cuore.

Noi, dalla nostra, ti stringiamo forte Rino, augurandoti (e augurandoci) che i giocatori che mandi in campo ti regalino tutte le soddisfazioni che meriti. Fermo restando che nulla – NULLA – potrà mai intaccare il nostro amore per te. Perché, da sempre e per sempre, sei uno di noi.

 

 

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