Masoud Shojaei, 33 anni, centrocampista della nazionale iraniana con 70 presenze all’attivo.

Uno dei suoi sogni? Essere il primo giocatore del Paese a giocare tre mondiali.

Sogno spezzato dall’allenatore Quieroz e dalla stessa federazione iraniana. Il motivo? Aver giocato ad Agosto, con la maglia della sua  ex squadra Panionios, nelle qualificazioni per l’Europa League. La sua colpa è stata di prender parte a quella partita di ritorno contro una squadra israeliana, il Maccabi Tel Aviv, nonostante fossero 38 anni che gli atleti iraniani non si confrontavano con giocatori di quel Paese, non riconoscendo di fatto lo Stato d’Israele. Lui, con il compagno di squadra Hajisafi, subendo ritorsioni e minacce da parte di allenatore e squadra, sono stati costretti a scendere in campo, pur sapendo delle conseguenze che tutto ciò avrebbe potrebbe creare. Per questo, considerato in Iran un grave gesto, non viene convocato in nazionale da Agosto mentre Hajisafi, grazie anche alle scuse fatte in pubblico, è stato rimesso in squadra. La UEFA è sempre stata chiara su questi fatti, se un giocatore si rifiutasse di giocare per motivi politici, la squalifica dello stesso sarebbe di un anno.

Non c’è via d’uscita, ma soprattutto non ci sarà la possibilità per Masoud di coronare il suo sogno mondiale.

Una situazione surreale quella che ancora una volta Masoud ha denunciato, parlando anche del divieto imposto alle donne di assistere ad eventi sportivi maschili. Solamente l’anno scorso otto ragazze sono state arrestate per il tentativo di entrare allo stadio per assistere al match tra Persepolis e Esteghlal. Fortunatamente quel giorno due donne, nonostante le botte della polizia, sono riuscite ad entrare allo stadio e postare la propria foto sui social media, coraggiosamente, affrontando il regime iraniano a viso aperto. 

Una vera e propria ingiustizia, come quella dell’ex capitano Masoud, che non riuscirà probabilmente a giocare più alcuna partita con la sua nazionale ma che con la sua voce si è fatto sentire da tutto il mondo in maniera eclatante, molto più forte di un urlo dopo un gol.

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