Sono le 21,30 e ti sei appena addormentata. È in corso Milan-Lazio di Coppa Italia, una partita iniziata con quello che si chiama “minuto di silenzio”. È un momento drammatico e solenne in cui si rende omaggio a chi non c’è più, a chi è volato via. È presto per spiegarti il significato, a te che ieri hai compiuto sei mesi. Sinceramente è inafferrabile e impensabile perfino a me che ho “qualche” anno in più!

Questa sera un pubblico troppo rumoroso ha salutato Azeglio Vicini, romagnolo di nascita e di carattere.

Un signore di 85 anni che ha guidato la Nazionale di Calcio, il cui nome è legato alle Notti Magiche, termine preso in prestito dalla versione italiana della canzone di Giorgio Moroder, cantata da Gianna Nannini e Edoardo Bennato.

Allora, aspetta che ti spiego. La Nazionale è quella squadra vestita di azzurro che rappresenta l’Italia in competizioni tipo Europei o Mondiali (ricordati che la Champions sarà bella, ma anche la Coppa del Mondo ha i suoi perché… ti auguro di vincerle entrambe!).

Le Notti Magiche sono le sere d’estate fra giugno e luglio del 1990 in cui la Nazionale, guidata dal nostro Vicini, ha tenuto noi italiani incollati alla TV.

La mamma aveva 16 anni, felicissima per la Coppa dei Campioni vinta per il secondo anno consecutivo dal Milan. Avevo una gran voglia di calcio e non vedevo l’ora che il Mondiale iniziasse! Ho visto tutte le partite e il giorno seguente mi leggevo tutti i quotidiani sportivi. Oggi parlare di Nazionale non è facile, sai bene che non vivrai il tuo primo Mondiale da tifosa a giugno, e il fatto che Azeglio sia diventato un angelo accresce la povertà in cui serba il calcio italiano.

Azeglio era un uomo d’altri tempi. Quando l’Italia non è riuscita a qualificarsi per gli Europei del ’92 mica se ne è andato a Zanzibar… Guidava una Nazionale che per me resta storica perché nell’82 ero troppo piccola per vivere consapevolmente la vittoria e nell’86 iniziavo ad affacciarmi al tifo. E poi che Italia…! C’erano Baresi e Bergomi, due giovani Paolo Maldini e Roberto Baggio, il Principe Giannini e Donadoni, i due odiosi Zenga e Berti, Ferri e Ancelotti e un certo Totò Schillaci, un siciliano con gli occhi enormi. Ok, l’Azeglio poteva farli giocare meglio. I soliti saputelli che conosce la mamma direbbero “io con questi giocatori avrei vinto il Mondiale”, le solite cose che diciamo noi italiani (sei nata nel paese in cui tutti sanno tirare i rigori, riconoscere un buon vino, giudicare un piatto e governare!). Ma anche se l’Argentina ci ha eliminati in semifinale, questa nazionale resta la più amata. Pensa che quando nel 2006 abbiamo trionfato in Germania, qualche giornalista scriveva “il ritorno delle Notti Magiche”!

Questo per dirti che, nonostante il terzo posto, noi italiani portiamo nel cuore quel mese e mezzo. Ha rappresentato una Nazione felice, reduce dai festosi anni ’80, orgogliosa di aver organizzato un Mondiale senza hooligans, con stadi rinnovati e turisti stranieri raddoppiati. Una Nazione che, inconsapevolmente, stava per entrare in un periodo molto buio: mani pulite, gli attentati di mafia a Falcone e Borsellino, la svalutazione della lira.

In questa Italia in festa Vicini ha gettato nella mischia giovani calciatori senza la paura (oggi sempre presente) che fallissero, orgogliosi di mettere la maglia azzurra e che avrebbero ceduto sponsor, wags e macchine per indossare la medaglia d’oro. Ragazzi che non si sono fatti fotografare con un cocktail in mano dopo i rigori con l’Argentina…

Ciao, Azeglio. Sei volato più in alto di Zenga e più lontano di una punizione di Donadoni. In questo momento starai forse danzando come i piedi di Baggio, ma ora più che mai mi piace pensarti nel paradiso di Zanzibar!

 

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