Ho appena letto il tuo libro.  Io, nata e cresciuta a Roma, con papà e fratello interisti, due sorelle romaniste… io che a 8 anni passo davanti la TV e dico “papà chi è quello?”

“Si chiama Van Basten, è olandese”

“Ok papà, io da oggi tifo per questa squadra”, e non l’ho mai lasciata. 

Io che ho pianto come non mai il giorno del suo addio al calcio; io che, ovviamente per diletto e nel ruolo di libero, ho abbandonato il calcio per problemi alle cartilagini. Io che quando penso al calcio penso solo a Van Basten. Io che il mio più grande rimpianto è stato non vederlo dal vivo.

Io che ti dico grazie, perché mi hai fatta emozionare, piangere e gioire perché quel giocatore mi manca ogni santo giorno.

Io che, se ti avessi letto prima (il tuo libro me lo ha consigliato un fisioterapista milanista come me), avrei comprato di certo la felpa di Van Basten ed invece sono arrivata tardi.

Io che tante altre cose, ma in questo momento solamente grazie di cuore…”

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