In effetti dopo avervi deliziato (o torturato) con l’accoppiata canzone&giocatore, potevamo mai esimerci dall’esibire il nostro caro Milan al più celebre dei Festival della canzone italiana?

Anche perché come suggerisce la mia compagna, da Sanremo a San Siro è un attimo.

E allora via col jukebox, seguendo le orme di Favino, con un lungo medley rossonero.

Partiamo dal palco dell’Ariston e non so perché ma “La prima cosa bella” che mi viene in mente è la doppietta di Pippo, non Baudo, ma Inzaghi.

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Sempre nel negli anni 70 troviamo due canzoni vincitrici del Festival, “Il cuore è uno zingaro” per Zlatan Ibrahimovic (che ha un’altra “presenza” al Festival nel 1961 con i “24 mila baci” di Adriano Celentano) e “I giorni dell’arcobaleno” di Nicola di Bari. Arcobaleno che ritroveremo disegnato molti anni dopo in una notte stellare a firma di un genio montenegrino, tale Dejan Savicevic.

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“Bella da morire” (1977) è la finale di Manchester del 2003 che dedichiamo ad una vecchia signora che ci sta tanto antipatica e sempre in tema di finali come non citare “Terra promessa” ovvero la splendida Atene dove abbiamo giganteggiato nel 1994 e consumato una giusta vendetta nel 2007? Impossibile non ricordarci comunque di altre terre quando erano belle “Le notti di maggio”, notti come quelle di Londra, Madrid, Barcellona e Vienna.

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Ma se tanto cara è Atene, tanto è maledetta Istanbul. È triste ammetterlo ma chi non ha versato “Una lacrima sul viso” quella sera? Siamo certi che Ancelotti, uno che fra l’altro canta spesso e volentieri, dedicherebbe volentieri a Dudek “Vorrei incontrarti fra cent’anni” vincitrice al Festival nel 1996 con Ron.

Tornando agli anni 80, due grandi classici: “Maledetta Primavera” ovvero che fretta c’era con Darmian, Verdi e Aubameyang e quella canzone il cui ritornello è stata la colonna sonora del closing.

Immaginatevi i Ricchi (Fassone e Mirabelli) e Poveri (Berlusconi e Galliani) impegnati nella celebre “Sarà perché ti amo”. La confusione per mesi è stata totale, e tuttora forse non è facile capire se siamo ricchi o siamo poveri.

“Perdere l’amore” è quello che è successo quando ha salutato il calcio la nostra Bandiera Franco Baresi, e a proposito di Capitani è un “Mistero” come Paolo Maldini sia uscito dai radar di Milanello e Casa Milan. Altri due che la fascia l’hanno indossata sono i due trottolini amorosi, andati via e poi tornati, ovvero Shevchenko e Kakà che cadono a pennello in “Vattene amore” del duo Minghi-Mietta.

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“Un’emozione da poco” è Marco Van Basten cantato da Anna Oxa. Poco non per quello che il Cigno ci ha lasciato, ma perchè 5 anni sono stati davvero troppo pochi.

“Strani amori” di Laura Pausini sono invece Seedorf e Pirlo arrivati a km 0, ma che con noi hanno fatto, e ci hanno fatto fare, tanta strada.

“Vita spericolata” la dedichiamo a Weah e Kaladze, leader in campo e oggi impegnati in ruoli di governo mentre “Il mare calmo della sera” erano le serate Champions di Sebastiano Rossi quando non gli arrivava manco una zanzara grazie ai grandi Costacurta, Tassotti e Filippo Galli.

Ed oggi? Beh a Gigio Donnarumma, talentuoso “Uomo volante”, chiediamo sicuramente “Sincerità” pur capendo che con Mino Raiola non è facile e “Si può dare di più” ce la immaginiamo cantata da Kalinic, Andrè Silva e Biglia agli ordini di “Un signor tenente”.

Sapete già chi..

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