Guardo fuori dalla finestra, piove. La pioggia, si sa, mette malinconia. Agente atmosferico della tristezza, è il sottofondo delle emozioni profonde, dei ricordi, della nostalgia. E in fondo, se piangi sotto la pioggia nessuno se ne accorge. Ma parla di pioggia a un rossonero e vedrai un sorriso. Perché la pioggia bagnò la partita perfetta.

Il pezzo si potrebbe fermare qui, ognuno di noi sa di cosa parliamo: ma un giorno mio figlio leggerà queste righe, e con queste gli insegnerò che la pioggia a volte porta felicità. Sarebbe stato ugualmente suggestivo Ricardo Kakà, che sfrecciava sul prato bagnato, senza le gocce d’acqua a contornarlo di un’aura quasi mistica? Probabilmente sì, in fondo Kakà quell’anno è stato semplicemente divino.

Senza la pioggia, il lancio di Tempesta perfetta Alessandro Nesta avrebbe raggiunto Clarence Seedorf? Senza la pioggia, la palla, dopo aver impattato il testone di mogano di Clarence, avrebbe preso il giro giusto per planare docile sul sinistro di Ricardo? Senza la pioggia, la saetta scagliata dal Bambino d’Oro si sarebbe infilata nell’angolo più estremo?

Di certo, senza la pioggia avremmo visto chiaramente ottantamila rossoneri piangere di gioia. E’ risaputo che la pioggia penalizzi i giocatori tecnici, che appesantisca il campo, che crei difficoltà a chi ha più talento. Ma quella sera, ciò che è risaputo, evidentemente i nostri non lo sapevano. Specialmente Rino Gattuso, calabrese di Scozia, uno a cui devi dare partite così, uno che vuole il fango in faccia, uno che corre su ogni avversario, che non indietreggia.

E se Gattuso non indietreggia, Pirlo avanza. E avanza. Ma dove va Pirlo? Andrea, dove vai? Non portare il pressing alto, Andrea, siamo scoperti, è lo United, figurati se si lasciano impensierire, figurati se perdono palla, Andrea? Andrea? Mettila in mezzo Andrea! Mettila in mezzo, c’è Pippo tutto solo! Niente, lo anticipano, peccato. Ma se Gattuso non indietreggia, Seedorf avanza. E prende la respinta, una scivolata, un calcio, non cade mai Seedorf: la palla si alza, ma il corpo è già in avanti, il tiro è caricato, il finale è già scritto. Due a zero.

Senza la pioggia, Vidic avrebbe perso palla, scivolando nella sua area di rigore? Senza la pioggia, lo stesso Vidic avrebbe rinviato di testa proprio sui piedi di Seedorf? Senza la pioggia, il nostro Willy Wonka avrebbe giovato del giusto rimbalzo dopo il tackle, per spingere il pallone in rete e noi in finale? Chi lo sa. Ma in quella notte di pioggia, in quel secondo tempo in cui vediamo qualche spettro, in cui Gattuso e Oddo picchiano Ronaldo e Rooney, in cui temiamo di farci rimontare, è la pioggia stessa ancora una volta ad aiutarci.

Senza la pioggia, l’aggancio difficile di Seedorf sul lancio di Pirlo, sarebbe giunto sul piede di Ambrosini? Senza la pioggia, Ambrosini avrebbe messo un rasoterra di quaranta metri col contagiri sulla corsa di Gilardino che magari non ci faceva impazzire, ma non ha mai sbagliato, neanche quella notte?

E allora pazienza, se piove.
Perché quella notte pioveva, ma noi eravamo felici, di quella felicità cattiva, perché la battaglia di San Siro spianava la strada a ciò che desideravamo tutti: non la finale, non la coppa. La vendetta.
Perché dopo Istambul c’è sempre Atene.

 

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