Superman era la nemesi di Lex Luthor, perfido personaggio la cui avversione per il ragazzo che veniva da Krypton aveva una motivazione curiosa: usando il suo super-soffio, l’eroe lo aveva infatti reso calvo.

Batman, invece, lottava e rischiava la vita per combattere il male impersonificato dal Pinguino o dal Jocker di turno, crudeli criminali disposti a tutto pur di uccidere l’uomo pipistrello e conquistare il mondo.

E potremmo andare avanti all’infinito.
Ogni supereroe che si rispetti ha, infatti, un gruppo di nemici ricorrenti, con cui si confronta spesso in duelli epici. E ciò, naturalmente, vale anche per i nostri supereroi in maglia rossonera.
Il primo “carissimo nemico” di cui parleremo non poteva che vestire la casacca nerazzurra della seconda squadra di Milano, incarnandone, ancora oggi, lo spirito fortemente antimilanista. Nemico vero, sportivamente parlando, Walter Zenga, milanese di nascita, esordì in Serie A a 23 anni, naturalmente nell’Inter. Soprannominato Uomo Ragno (SpInter Man potremmo definirlo noi) fu portiere agilissimo e spettacolare tra i pali, meno nelle uscite (glielo ricordò persino Varriale in un ormai mitico scontro in tv di qualche anno fa).

Eletto portiere dell’anno IFFHS per tre volte consecutive, dal 1989 al 1991, in carriera, da calciatore, complice il grande Milan e la sua scelta di essere interista, vinse probabilmente poco rispetto al suo valore: uno scudetto, una Supercoppa italiana e due Coppe UEFA.
Difese la porta della Nazionale Italiana nell’Europeo del 1988 e nel Mondiale di casa nostra nel 1990, concluso al terzo posto anche a causa di quella sua uscita scellerata in semifinale contro l’Argentina, il che non gli impedì, tuttavia, di vincere il premio come miglior estremo difensore della competizione.

SpInter Man contro il Milan giocò, in Serie A, 25 partite (di cui 3 indossando, a fine carriera, la maglia blucerchiata), totalizzando 6 vittorie, 9 pareggi e 10 sconfitte, e subendo 25 gol.
Ancora peggiori, per lui, le statistiche in Coppa Italia: 4 partite, tutte con l’Inter, 2 pareggi, 2 sconfitte, 6 gol subiti e nessun turno superato.
A causa del suo carattere guascone, della sua conclamata fede nerazzurra e, perchè no, della sua bravura, i derby vinti contro di lui avevano un sapore diverso, più intenso e soddisfacente, per noi milanisti.

Ne ricordiamo alcuni con estremo piacere.

Il primo è quello del 24 aprile 1988, dominato e vinto per 2-0 grazie ai gol di Gullit e Virdis a conclusione di una prestazione fantastica da parte di quel Milan lanciatissimo nella rincorsa al Napoli, ancora per poco, capolista. Walterone nazionale parò il possibile e l’impossibile fino a quando, a fine primo tempo, il nostro supereroe con le treccine non gli sparò un sinistro terrificante sotto la traversa che lui non vide nemmeno partire. A quel punto iniziò la sua ennesima rincorsa disperata al guardalinee per richiedere un fuorigioco, un fallo o non so cos’altro. Tutto inutile, gol valido e palla al centro. Che spettacolo per gli oltre 70.000 rossoneri sugli spalti. C’è da dire che a fine partita ammise candidamente l’inferiorità dell’Inter e chiese scusa ai suoi tifosi per l’umiliazione subita dimostrandosi nemico sì ma, per lo meno, onesto intellettualmente.

Ma per un tifoso, si sa, le vittorie più belle nei derby sono quelle sofferte, sporche, faticose perchè permettono, oltre al piacere del trionfo, anche di godere per la sofferenza dell’avversario. Le vittorie a ridosso del 90′ appartengono di diritto a questa categoria.
Walter Zenga finì steso e disperato sul prato di San Siro ad un amen dal triplice fischio finale in 2 occasioni, entrambe le volte punito dalla Provvidenza, che in quegli anni aveva le sembianze di Daniele Massaro.
Il 18 aprile 1992, sabato di Pasqua, il nostro supereroe tuttofare si avventò su un cross di Fuser al minuto 89 e incornò di testa trafiggendo, sotto la Sud, il portiere nerazzurro. 1 a 0 per noi. Il Milan, di volata verso lo scudetto n. 12 e l’Inter, guidata da Luisito Suarez dopo il breve interregno di Orrico, che sprofondò nella solita mediocrità.

Il 20 marzo 1994 Zenga subì, sempre al minuto 89, sempre da Massaro, ma questa volta sotto la sua Nord, il maligno tiro, benedetto da una fortuita deviazione di Manicone, che sancì il sorpasso in un derby vinto 2-1. Quella stagione si concluse magicamente per noi (terzo scudetto consecutivo e trionfo in Champions League) mentre la seconda squadra di Milano, pur alzando la Coppa Uefa, si salvò a mala pena chiudendo il campionato a 31 punti, a pari merito con la Reggiana, appena un punto sopra il Piacenza retrocesso.

Quello fu l’ultimo derby giocato contro Zenga che passò, l’anno successivo, alla Sampdoria ove, poi, chiuse la carriera da calciatore.

Intrapresa quella di allenatore, in Italia ha allenato il Catania, il Palermo, la Samp e attualmente guida il Crotone ma, a causa degli esoneri subiti, ha incontrato il Milan solo 3 volte, uscendo sempre sconfitto.

Ha detto più volte che il suo sogno è quello di allenare, un giorno, l’Inter e noi, visti i precedenti, non possiamo che augurarglielo.

 

di Antonio Gatta

 

 

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