Arrivo alla partita di ieri con il sapore agrodolce lasciatomi dal sorteggio di Europa League: amaro perché un ostacolo come l’Arsenal preferivo non incontrarlo nel bel mezzo di un ciclo terribile, dolce perché finalmente, dopo anni di mediocrità, arriviamo in primavera con qualcosa da giocarci. E poi, diciamoci la verità, partite così mancano a tutti noi. Il primo, enorme, ostacolo da superare è la Roma terza in classifica. All’Olimpico oltretutto. La squadra è quella titolare.

Le mie speranze si fondano soprattutto sul duo Bonucci-Romagnoli, artefici nelle ultime 11 partite di ben 7 clean sheet, neologismo calcistico che rappresenta la porta inviolata. La partita, all’inizio, è tanto brutta quanto equilibrata. Tanta densità a centrocampo, molti (troppi) errori in uscita, squadre cortissime. L’unica emozione è un tiro di Pellegrini che Donnarumma devia in angolo. Nella seconda parte del primo tempo la Roma prende più campo, noi continuiamo a commettere tanti (troppi) errori tecnici, sia in uscita, con Biglia soprattutto, sia in fase di costruzione, con un Suso stranamente fuori partita. Bonucci compie un intervento in scivolata alla Nesta su Shick, confermandosi in straordinaria ripresa. 0-0 giusto all’intervallo per quello che si è visto in campo.

Magari Gattuso ha pensato bene di risparmiarsi nel primo tempo, penso, augurandosi un secondo tempo della Roma stile Champions. Si riparte senza cambi. Dopo una manciata di minuti Kessie si butta tra le linee e fa un’ottima sponda per l’accorrente Cutrone, palla larga a Suso, finta, controfinta e cioccolatino in area di rigore per il nostro baby bomber che non si lascia certamente sfuggire l’occasione per aumentare la media-gol che lo rende l’under 20 più prolifico del mondo, persino più alta di mister 180 milioni Mbappè. Goduria allo stato puro. La Roma ora dovrà spingere e noi possiamo fare male. Prego che Bonucci-Romagnoli tengano. Effettivamente i giallorossi attaccano ma sbattono contro un muro invalicabile, lasciando, al contempo, spazi aperti che però non riusciamo a sfruttare. Di Francesco, sotto di un gol, compie lo stesso errore fatto dal suo collega Semplici a Ferrara: toglie un centrocampista (e che centrocampista!) per inserire un attaccante. Gli spazi per noi diventano praterie.

La gamba dei ragazzi è quella giusta e Allison compie un miracolo sull’ottimo Kalinic, prima che Manolas riesca ad anticipare di un niente Alessietto, negandogli il gol che avrebbe consacrato l’ennesima prestazione mostruosa. Il secondo gol è nell’aria e arriva puntuale grazie a un uno-due Calabria-Kalinic che il giovane terzino chiude con un pallonetto dolcissimo nel tempio che fu del re del cucchiaio. Godo da morire e mi scappa un sorriso immaginando dove sarebbe finito il pallone se quell’occasione fosse capitata ad Abate. Alla fine Borini si divora il 3-0 , interrompendo la sua striscia positiva da goleador negli ultimi 10 minuti. Peccato.

Al fischio finale non ho altri pensieri se non quello di tributare un enorme, immenso applauso al nostro allenatore, capace di trasformare una rosa appena assemblata in una squadra vera, cattiva e coesa, capace non solo di trasmettere grinta, mentalità e senso di appartenenza, ma anche idee, schemi e tempi di gioco. Chapeau. Domenica prossima si scontreranno tra loro le prime 8 della classifica.

Se le combinazioni fossero quelle giuste, potremmo ritrovarci lì, a ridosso del miracolo.

 

di Antonio Gatta

 

 

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