Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu
(la verità ti fa male, lo so)

Premessa: giù le mani dal Milan e da Gattuso. Nessun processo ne drammi. Non eravamo fenomeni ieri alle 18:59 e non siamo diventati brocchi alle 21 di ieri sera.

Certo perdere fa sempre male ed in molti ieri sera sognavamo una serata diversa, una euro serata stile vecchi tempi. Ma la verità è questa.

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C’era una volta l’Arsenal che veniva a San Siro e giocava contro Maldini, Boban, Seedorf e Donadoni. Oggi lo stato dell’arte è un altro.

Siamo un laboratorio in progress, ottimi talenti e probabilmente qualche futuro fuoriclasse (Donnarumma). Ai più delusi giova ricordare che la squadra rossonera è giovane, molto giovane e ne citiamo giusto tre (Kessie, Calabria e Cutrone) che hanno pagato dazio di fronte ad avversari navigati e comunque forti come Ozil e Ramsey. La cosa più importante? L’impegno che non è mai mancato.

Semmai dispiace vedere che è venuto il piedino a quei giocatori dai quali ci si aspettava la giocata. Bonaventura e Suso sono stati tutti al di sotto dei loro standard, ma anche per loro vale quanto sopra: il CV internazionale è parecchio stringato.

Lo spagnolo, per esempio, ha buttato in fallo laterale nel secondo tempo un’occasione che solitamente manda almeno in porta, se non in rete. Mentre Jack ha dialogato poco e male nelle tante ripartenze che potevano essere sfruttate meglio. Errori banali nei passaggi che a San Siro non vedevamo da qualche mese.

Qual è la ragione? Come ricordava Bonucci a fine gara, a bloccare le gambe è stata la testa. Per molti dei ragazzi era la prima euro-partita “da ricordare”. San Siro gremito mescolato ad un avversario molto esperto si è rivelato un cocktail troppo forte da bere a stomaco vuoto.

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Lo so che ho sbagliato una volta e non sbaglio più
(la verità ti fa male, lo so)

Adesso mettiamo in cantina la partita di ieri perché ci aspetta una sfida insidiosa: la trasferta di Marassi sarà un bel banco di prova dove diventa fondamentale resettare il cervello.

Gattuso dovrà essere bravo a ricordare alla sua truppa che il vero Milan di questa stagione è quel gladiatore ammirato nelle due partite all’Olimpico e non quel timido ubriaco visto ieri a San Siro.

Mai come domenica prossima il nostro allenatore sarà determinante per riprendere un cammino che comunque al di là dei risultati ha già portato un trofeo molto importante: l’amore di un San Siro che ha spinto, sostenuto e applaudito la squadra fino al 95′.

E anche se non si vede in bacheca, a noi Milanisti, un trofeo così piace tanto.

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