(di Antonio Gatta)

La partita è di quelle che contano, l’avversario pure e, di conseguenza, anche l’attesa richiama antiche atmosfere che non respiravamo da anni. Sin dal risveglio il pensiero fisso va al match, alla nostra banda di ottimi ventenni, o poco più, che Gattuso ha giustamente elogiato in conferenza stampa, mettendoci però in guardia perché gioventù spesso fa rima con inesperienza. Nella stessa occasione il mister ha anche fatto capire che in questa stagione, purtroppo, dovremo fare ancora i conti con l’enigma condizione fisica perché, questo non lo ha detto ma lo ha fatto capire, la preparazione atletica completamente sbagliata in estate lo ha costretto a fare, ancora, nuovi carichi di lavoro, previsti per fine mese ma anticipati in questi giorni dopo il rinvio del derby.

Sono due campranelli d’allarme che mi ronzano in testa da ieri ma resto fiducioso. L’Arsenal è in crisi nera, in difesa sono un colabrodo e noi siamo in formissima.
Formazione tipo per noi, ampiamente rimaneggiata la loro che in attacco devono rinunciare contemporaneamente alle loro bocche di fuoco Aubameyang e Lacazette. Certo, quei tre a centrocampo (Ozil, Ramsey e Mkhitaryan) mettono paura ma mi convinco che noi ormai siamo forti e compatti e riusciremo a reggerli.

Nei primi 2 minuti collezioniamo 3 calci d’angolo e su uno di questi Bonaventura non arriva di un niente su un pallone che avrebbe messo la partita su ottimi binari.

Peccato Jack, ti rifarai, lo sento.

L’Arsenal comincia a prendere campo e noi sbagliamo tanto, tantissimo in fase di possesso. Mkhitaryan è pericoloso dopo aver fatto fuori Calabria in area. In fase difensiva, comunque, gli inglesi mostrano lacune importanti ma prima Cutrone, praticamente solo in area ma defilato, decide di anticipare il tiro e spara a lato di punta, poi Calhanoglu si trova lanciato davanti a Ospina. Tutto il mondo avrebbe lasciato che il piede venisse travolto da quello del portiere. Il turco, invece, decide di saltare e si trascina il pallone fuori.

Prima o poi li buchiamo, provo ad autoconvincermi.

Ed invece da lì in poi è buio pesto: errori, errori e ancora errori. Ricardo Rodriguez sembra il peggior De Sciglio, fa solo passaggi all’indietro, i piedi di Kessie ricordano quelli di Traorè e la catena Calha-Jack non ne imbrocca una. Su un passaggio sbagliato di Calabria prendiamo gol da Mkhitaryan, con sfortunata deviazione di Bonucci.

Reazione nostra che si limita a un tiro sbilenco di Bonaventura. Donnarumma stoppa un paio di loro tentativi, poi ci salva la traversa sempre sull’armeno. Non vedo l’ora che finisca il primo tempo. A 10 secondi dal termine dei primi 45′ sbagliamo un fallo laterale, perdiamo palla, loro allargano a destra, Rodriguez rientra a 2 km/h, Ramsey va a 20 e si ritrova solo davanti al portiere. Dribbling e 2 a 0.

Notte fonda.

La qualificazione è ampiamente compromessa ormai. Spero, sogno un secondo tempo stile Milan-Inter 3-2 ma dopo pochi minuti Kessie mi fa capire che non è serata, ciccando clamorosamente un pallone e lanciando Welbeck solo davanti al nostro portiere che, a sua volta, tarda l’uscita. Fortuna vuole che il loro attaccante non segni nemmeno sotto tortura. Bonaventura ci prova, fin troppo, ma è tutto inutile. Rodriguez ciabatta un tiro al volo e Suso ha una buona occasione ma invece di tentare il tiro a giro, calcia forte e di esterno verso il fallo laterale. Stasera sembra il Rocky Horrror Show. Ultima emozione un buona imbucata di Andrè Silva per Kalinic che viene ben anticipato da Ospina, per il resto praticamente inoperoso per tutta la gara.

Finisce così una partita che, a tratti, mi ha ricordato l’imbarazzante prestazione settembrina contro la Lazio. Allora significò l’inizio del tunnel, oggi dobbiamo essere bravi a ridimensionarla a brutto incidente di percorso.

Dobbiamo riuscirci, se vogliamo tornare a essere il Milan.

 

 

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