I nemici, spesso, quando vedono i supereroi in maglia rossonera si raggruppano ed indossano tutti la stessa maglietta, consci che solo uniti potrebbero sconfiggere avversari tanto superiori singolarmente.
Una delle squadre storicamente indigeste al grande Milan ha uno stemma azzurro, è di una città affacciata sul mare ed ebbe il suo periodo di massimo splendore alla fine del secolo scorso: no, oggi non parleremo del Napoli bensì dell’Olympique Marsiglia, vera e propria bestia nera per i colori rossoneri.

Club fondato, come il Milan, nel 1899, rappresenta una delle quattro grandi del calcio transalpino, insieme al PSG, al Monaco e all’Olympique Lione, potendo vantare in bacheca 10 titoli di campione di Francia, 10 Coppe di Francia, 3 Coppe di Lega, 1 Coppa Intertoto e 1 Champions League, unica squadra francese a potersi, ancora oggi, fregiare del titolo di campione d’Europa, come tutti noi, purtroppo, ricordiamo.
Il motto dei marsigliesi, “Droit au but“, ha una doppia lettura e un sottile gioco di parole: letteralmente “dritto alla meta“, può essere inteso anche come “dritto alla rete” visto che la parola “but” in francese significa anche gol. E, malauguratamente, noi milanisti di questa particolare caparbietà nel raggiungere l’obiettivo ne abbiamo fatto più volte le spese.
I precedenti contro il Milan non sono molti, solamente 5, con gli ultimi 2 che appartengono ad un’anonima Champions League datata 2009, quando il Milan di Leonardo si tolse almeno la soddisfazione, nel girone di qualificazione, di battere per la prima volta i francesi, andando a vincere in casa loro per 2-1 con doppietta di SuperPippo Inzaghi, mentre nel match di San Siro la partita si chiuse in pareggio, con gol di Borriello e Lucho Gonzalez.

Ben più importanti e, ahinoi, dolorosi sono i primi 3 incontri avvenuti tutti nei primi anni ’90, periodo che, come detto, fece toccare al club transalpino le vette sportive più alte e che coincise con l’avvento di Bernard Tapie, miliardario e politico francese, che acquistò il club nel 1986 facendone le fortune per quasi un decennio.
In quegli anni calcarono il campo del Velodrome grandissimi calciatori come Papin, Abedi Pelé, Francescoli, Waddle, Deschamps, Stojković, Barthez, Desailly, Völler, Boksic e Cantona, allenati da gente come Franz Beckenbauer e Raymond Goethals.

Insomma un piccolo Milan d’oltralpe.

Le prime due sfide risalgono al marzo 1991, nei quarti di finale di quella che era ancora la Coppa dei Campioni, e passeranno amaramente alla storia del calcio, soprattutto quella del ritorno.
Il Milan campione di tutto (aveva appena vinto consecutivamente due Coppe dalle grandi orecchie e due Coppe Intercontinentali) venne imbrigliato all’andata a San Siro da un Marsiglia “più tonico, più veloce, più aggressivo e più pimpante“, per stessa ammissione di Sacchi, che uscì indenne da San Siro, cosa più unica che rara all’epoca, portando a casa un meritato 1-1 con gol di Gullit per il Milan, cui rispose il futuro idolo rossonero Jean Pierre Papin.

La gara di ritorno rappresentò la peggiore figuraccia della storia del Milan, non tanto per quello che successe in campo (abbiamo perso partite in maniera molto più netta) quanto per quello che successe fuori dal campo.
Dopo un primo tempo concluso a reti inviolate, il Marsiglia al 75′ trovò il gol del vantaggio con un preciso destro di Waddle, il quale, a pochi minuti dal termine, rischiò anche di raddoppiare. Ma proprio mentre si stavano spegnendo le speranze rossonere di passare il turno, al minuto 87, quasi come un karma calcistico, si spensero incredibilmente anche le luci di uno dei fari che illuminavano il Velodrome. L’arbitro Karlsson, quindi, sospese momentaneamente l’incontro invitando i giocatori a non lasciare il campo. Ed infatti, come spiegò il team manager Ramaccioni in diretta nazionale, il regolamento prevedeva che, qualora entro 45 minuti non si fosse ripristinata la regolare situazione per permettere lo svolgimento dei restanti minuti, il Milan avrebbe vinto 3-0 a tavolino, con conseguente passaggio del turno.

Dopo circa 20 minuti l’impianto di illuminazione iniziò nuovamente a funzionare, sebbene non completamente, e l’arbitro ordinò alle squadre di riprendere il gioco. Fu a quel punto che Adriano Galliani perse completamente la bussola e fece quel che tentò di fare, ma non fece, lo sceicco del Kuwait nel Mondiale di Spagna ’82: entrò in campo e, al grido di “andiamo via, andiamo via“, costrinse i nostri campioni ad abbandonare il campo, regalando a tutti una figuraccia in eurovisione che nessun milanista avrebbe mai meritato, nè in campo nè fuori.

Nonostante le immediate scuse del Presidente Berlusconi che, con una lettera all’UEFA, prese le distanze da quella scellerata decisione, il massimo organismo europeo non solo diede la partita vinta a tavolino al Marsiglia per 3-0 ma squalificò il Milan per un anno da qualsiasi competizione europea.
Amarissimo per i colori rossoneri fu anche il successivo incrocio con il Marsiglia: 26 maggio 1993, Monaco di Baviera, finale della prima edizione della nuova Champions League,con tanto di inno iniziale. Il Milan di Capello ci arrivò da super favorito, forte di un percorso netto fatto di 10 successi su 10 incontri disputati, con 23 gol all’attivo e uno solo al passivo. Al centro dell’attacco, per quella che sarebbe stata l’ultima partita della sua carriera, c’era il nostro Supereroe per antonomasia con il numero 9 sulle spalle.

Il primo tempo fu dominato dal Milan che, tuttavia, non riuscì a trovare il vantaggio sia per imprecisione sia per il grande istinto di Barthez che respinse non si sa come un tiro a botta sicura di Van Basten. A 2 minuti dal termine del primo tempo, su un calcio d’angolo inventato, Basile Boli, che fino ad allora si era segnalato solo per un intervento killer sulla caviglia già martoriata del Cigno, svettò in mezzo ai giganti della difesa milanista e trafisse Rossi. A nulla servì l’ingresso, nel secondo tempo, del Papin rossonero in caccia del gol dell’ex.
Amarezza e sconforto per tutti noi quella sera che, oltre alla sconfitta in finale, segnò la fine dell’irripetibile ed indimenticabile epopea dei tre tulipani visto che, nel calciomercato successivo, Rijkaard tornò in patria, all’Ajax, mentre Gullit, nemmeno in panchina contro il Marsiglia per scelta tecnica, passò alla Sampdoria.

Ad ogni modo sulla vittoria della Champions dei transalpini si addensarono immediatamente ombre nere, fosche e minacciose: un giocatore del Valenciennes, infatti, qualche giorno prima della finale, denunciò un tentativo di corruzione da parte di alcuni calciatori dell’OM che avrebbero tentato di compare i giocatori avversari, impegnati nell’incontro di campionato immediatamente precedente alla finale di Monaco, al fine di far risparmiare energie ai marsigliesi proprio in vista della partita contro il Milan. Nel successivo mese di giugno furono trovati 250.000 franchi seppelliti nel giardino di un giocatore del Valenciennes che certificarono l’avvenuta corruzione.

Molti dei protagonisti della vicenda, Tapie compreso, vennero arrestati ma, a livello sportivo, la Champions League non fu mai revocata al Marsiglia, mentre gli venne revocato il titolo nazionale appena conquistato, con conseguente retrocessione in seconda divisione.
Fu la pietra tombale sul grande OM di Bernard Tapie.
Al Milan restò solo l’amaro in bocca ed il contentino di giocare, l’anno successivo, come finalista, sia la Supercoppa Europea sia la Coppa Intercontinentale, entrambe poi perse, oltretutto, contro Parma e San Paolo.
I riflettori su quella finale, tuttavia, non si spensero (ancora karma) nemmeno ad oltre un decennio di distanza. Nel 2006, infatti, Jean-Jacques Eydelie, ex centrocampista dell’OM, titolare in quella partita, anche lui arrestato nell’affaire Valenciennes come corruttore materiale, peraltro reo confesso, dichiarò in una sua autobiografia che tutti i calciatori francesi, ad eccezione di Rudi Voeller, prima dell’incontro contro il Milan si sottoposero a iniezioni dopanti che ne avrebbero migliorato nettamente le prestazioni.

Al tanto rumore per quelle accuse, purtroppo, non seguì alcuna indagine sportiva, certificando, di fatto che, quando la storia ci ha messo di fronte il Marsiglia, tanto le luci quanto le ombre si sono sempre rivelate infauste per i colori rossoneri.

(di Antonio Gatta)

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