Finalmente spazio nella rubrica Jukebox per una voce rossonera!

Anzi oltre che una voce rossonera, proprio una faccia da Milan, come direbbero gli amici di Comunque Milan.

Il Dottor Enzo Jannacci, immenso e poliedrico uomo di spettacolo, dal cabaret alla musica, meneghino.

Medico sì, ma felicemente malato di Milan!

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Usiamo una delle sue più famosi canzoni per commentare la partita di ieri che lascia l’ennesima prova convincente contro chi ci precede in classifica ma anche interessanti considerazioni in vista della prossima stagione.

Quali? Quelle sulla nostra porta per esempio.

Detto che Pepe Reina è un buonissimo portiere, forse stagionato ma che offre ampie garanzie nel breve periodo, Gianluigi Donnarumma ieri ha sfoderato una bellissima prova con un intervento da fuoriclasse assoluto a fine partita su Milik proprio allo scadere. Rivedete quella parata perché è un capolavoro.

 

“Vengo anch’io, no tu no!”

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Forse Gigio ha voluto un attimo mettere le cose in chiaro. Tu vieni pure, ma se io resto, il titolare sono io. E qui si aprono tante altri scenari e tante altre strofe.

 

“e vedere come stanno le belve feroci..e gridare aiuto aiuto è scappato il leone”

 

Pochi fronzoli, la belva la conosciamo tutti ha un nome ed un cognome: Mino Raiola.

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Il feroce procuratore, mai sazio di danari, non vede l’ora che Donnarumma lasci Milanello verso altri lidi europei ma soprattutto non vede l’ora che il giovanissimo portierone si trasformi in un moltiplicatore finanziario sulla scia di Pogba e Balotelli, giusto per citare due talenti a caso appartenenti alla sua notevole scuderia.

Al di là della montagna di euro che sta dietro la sua cessione, le domande da fare, e che probabilmente Raiola non ha mai fatto a Donnarumma sono:

Gigio quanto credi nel Milan e nei suoi futuri progetti?

Vale aspettare ancora qualche anno per sentire la musichetta della Champions o volare a Madrid o a Parigi ed allenarsi con Cristiano Ronaldo o Neymar?

Mino Raiola gongola e luccica ad ogni parata la cornice del suo Modigliani. E dal suo punto di vista, forse è anche da capire, perché onestamente chi non lo farebbe al posto suo?

Cambiando angolatura per osservare il ritratto di Gigio Donnarumma si moltiplicano però non solo gli euro ma anche altri quesiti, squisitamente umani e tecnici ma ancora finanziari in Casa Milan.

Lato Donnarumma, Gigio e famiglia, i dubbi sono riguardano soprattutto la sua età.

Diciannove anni sono davvero pochi e rischiano di trasformare il metro e novantasei di Gigio in un fiammifero che si brucia nell’arco di una stagione. Al Bernabeu non si perdona nulla e Parigi ha tanta, troppa, fretta per diventare una regina dell’Europa. Diverso il discorso di San Siro che ha adottato Gigio sin da quel Milan-Sassuolo, primo dei cento mattoni rossoneri di Donnarumma, salvo rinfacciargli le sue scappatelle quali dichiarazioni estive ed uso improprio di Instagram. Episodi gestiti male e mai smentiti con troppa convinzione.

Insomma non è mistero che Gigio se la cava meglio fra i pali che coi microfoni o con la tastiera.

Ah già i pali, ci sono anche loro. Anzi soprattutto loro.

Perché è chiaro a tutti gli amanti del calcio che Gianluigi Donnarumma non è un portiere normale ma è molto vicino alla definizione di fuoriclasse. A questa età non c’è un portiere in Italia o in Europa che abbia la sua struttura fisica ed il suo talento. Per carità qualcosa da limare c’è sempre, ma il tempo è dalla sua. Resta da capire dove spendere questo tempo.

Osservazione che ci invita a vedere il quadro dal lato Milan, inteso come società.

Signori dalla Lazio al Parma (trasferimento praticamente fatto ma poi sfumato), Rui Costa dalla Fiorentina al Milan, Nesta dalla Lazio al Milan, Crespo dalla Lazio all’Inter.

Chi come me è nato negli anni 80 ricorderà parecchie estati caratterizzate da trasferimenti clamorosi con l’unico obiettivo di lanciare un salvadanaio pieno di soldi alle società che versavano in crisi finanziarie, con lo spettro del fallimento.

Piazze in rivolta e calciatori, accusati di essere mercenari, che venivano prima trattati e quindi venduti a peso d’oro alla velocità di un pacco Amazon Prime.

In alcuni casi, quello di Sandro Nesta per fortuna nostra, non un semplice fuoriclasse ma una bandiera che con la maglia biancoceleste c’era nato e cresciuto.

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Attenzione, fratelli rossoneri, destino analogo che è toccato pure a noi.

Per carità nessun trauma da bandiera alla voce Baresi o Maldini, ma grandi dispiaceri sì.

Un certo Shevchenko che voleva la lingua inglese per i suoi pargoli (of course Andriy! Any english school in Milan?) e vola al Chelsea immaginiamo non con Ryanair.

Gennaio 2009, ossimoro del nostro inverno. Arriva Beckham a scaldare i cuori rossoneri, ma soprattutto si affaccia Kakà in una freddissima sera del 19 gennaio (c’ero anch’io!) dal balcone di Via Aurelio Saffi. Impugna una maglietta rossonera e saluta il popolo festante per il rifiuto allo sceicco del Manchester City.

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Bellissima favola, non fosse che appena 180 giorni lo ritroviamo di bianco vestito in Spagna, per la felicità dei miei amici spagnoli che mi rovinano l’ultimo mese di Erasmus in Grecia.

E poi l’estate della caduta. Giugno 2012 Berlusconi obbliga Galliani a vendere il pacchetto Ibrahimovic-Thiago Silva, non proprio due bidoni, al PSG e regala ad Allegri risorse del calibro di Costant, Acerbi e Pazzini. Per carità tre bravi ragazzi che però Massimiliano da Livorno probabilmente non avrebbe preso nemmeno al fantacalcio dopo 5 litri di vino rosso della casa.

Tutte operazioni salva bilancio abilmente mascherate dalle comunicazioni della mega-ditta e che abbagliavano tifosi politicizzati e stampa complice a colpi di cravatta gialla.

Il resto è storia recente, anzi cose formali.

Come in una sera a casa di amici fra vino bianco e vaschette di gelato, Mirabelli e Fassone mettono il  Monopoli sul tavolo e cominciano a comprare mattoni, case e alberghi.

Forse oggi si renderanno conto (ma chi non ha mai sbagliato un acquisto?) che alcuni soldini potevano essere spesi meglio. Si vedano i 18 mln per i mattoni in panchina del buon Musacchio o peggio ancora quello che ci sembrava un bell’albergo di punta ed invece ben 25 mln (V-E-N-T-I-C-I-N-Q-U-E) investiti su vicolo corto e vicolo stretto dove alberga Nikola Kalinic.

Oggi è passato quasi un anno da quello straziante closing e da buon padre di famiglia finanziario l’UEFA invita l’AC Milan ad usare meglio i file excel ed i conti di bilancio.

Quindi fratelli rossoneri, prepariamoci perché un sacrificio sarà fatto, e quell’agnellone spilungone sarà Gianluigi Donnarumma.

Cosa fa in questi casi una società lungimirante?

Incassa in silenzio 60 milioni sull’altare di Nion, milioni che rinfrescano come un bel bicchiere d’acqua una bocca secca in una arida estate di mercato, e si tutela a rischio zero, anzi parametro zero.

E così ben vengano i guanti di Pepe Reina ad aprire i cancelli della prossima stagione, guanti di un portiere efficiente e di esperienza, poco male vista anche la peculiarità del ruolo.

“Si potrebbe poi sperare tutti in un mondo migliore”

Ma se così non sarà e per miracolo Fassone pescherà dal mazzo del Monopoli alla carta imprevisti un assegno della lotteria di pari importo… allora ben venga, anzi ben resti, Gigio.

E puntiamo forte su di lui. Perché se il Milan vuole tornare davvero in alto servono i fuoriclasse, servono i giocatori come Gianluigi Donnarumma.

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