Vincere.

E’ l’unica cosa che conta oggi per allontanare chi ci è dietro e sperare di avvicinare chi ci è davanti prima di tuffarci a capo fitto verso la discesa che conduce al traguardo finale. Tifo Fiorentina stasera, tanto la Roma vincerà. I 3 punti non arrivano da Milan-Chievo, oltretutto. E’ vero, nel frattempo abbiamo incontrato Juve, Inter e Napoli, oltre all’odioso Sassuolo, ma è obiettivamente troppo. Vincere, ribadisco.

Solito 4-5-1, mascherato da 4-3-3, per noi con Borini e Abate al posto degli acciaccati Chalanoglu e Calabria, con Kalinic confermato centravanti. Contro abbiamo il Toro di Belotti, che non riusciamo a battere da anni.

I granata partono con il sangue agli occhi, cattivi e aggressivi. Ne fa le spese il distratto Kessie che, dopo aver perso il pallone a centrocampo, insegue e stende Ansaldi in area di rigore. Dopo 3 minuti possiamo già andare sotto ma per fortuna il Gallo, da milanista vero, spreca il penalty calciando sulla traversa. Forza ragazzi, non è successo niente. Cominciamo a macinare gioco e Suso trova un bel corridoio per Kessie, ma Sirigu respinge il suo destro. La palla resta nei pressi dell’area di rigore, Biglia la “acchitta di testa per Bonaventura che trova un bel destro di controbalzo e ci porta in vantaggio.

Bene, bene, bene, la partita si incanala nel binario giusto.

Nel frattempo la Lazio va sotto a Firenze facendomi venire l’acquolina in bocca. I ritmi sono bassi, Biglia la fa da padrone a centrocampo e Rodriguez è finalmente attivo anche in fase offensiva. Peccato che, come al solito, non abbiamo un vertice alto capace di dare profondità, di rendersi pericoloso, di fare una giocata decisiva. Solitamente non sono uno che critica a prescindere ma sinceramente questo insistere su Kalinic lo trovo un immotivato accanimento terapeutico. Belotti di testa impegna Donnarumma a metà tempo. Al 39’ Kalinic impatta malissimo di testa un buon cross di Abate. Nel secondo tempo dobbiamo raddoppiare, l’1-0 non mi lascia tranquillo. La Lazio, nel frattempo, recupera il doppio svantaggio facendo cadere qualsiasi volo pindarico della mia mente, pronta a sognare tabelle di marcia per recuperare punti.

I primi 15 minuti del secondo tempo vedono solo il Milan in campo ma la sterilità offensiva è pari alla mole di gioco creato. Riusciamo a sbagliare un contropiede 7 contro 5, con Suso, svogliatissimo, che calcia a giro invece di allargare verso Bonaventura e Borini tutti soli in area di rigore. Piano piano il Torino prende campo, Suso continua a sbagliare tutto, Kalinic è un fantasma e non riusciamo più ad avvicinarci a Sirigu. Biglia, fortunatamente, è sempre presente e al centro del gioco. Ansaldi calcia di poco al lato prima dell’ingresso in campo del promettentissimo Edera. Mazzarri si scopre per arrivare al pari, speriamo di reggere. Quasi contemporaneamente si fa male il nostro uomo migliore, Biglia, sostituito da Locatelli. Brutto segno. Edera sprinta e calcia forte, Donnarumma non trattiene ma Belotti viene murato da Bonucci. Dal calcio d’angolo susseguente, Kalinic invece di rimanere fermo davanti al primo palo si fa inspiegabilmente attrarre dal pallone, Abate non frena De Silvestri, Gigio sbaglia il tempo dell’uscita e la frittata è fatta.

1-1, purtroppo meritato.

Ora rischiamo di perderla. Rino finalmente tira fuori i due peggiori in campo, Kalinic e Suso, per far entrare Cutrone e Andrè Silva. Credo si metta con un 4-4-2 iperoffensivo con Jack e Borini sulle fasce e invece passa al montelliano 3-5-2 con Rodriguez che scala dietro e Abate largo a destra.

Rino, sinceramente non capisco e non approvo.

Il nostro gioco così diventa solo lancio lungo per cercare uno dei due attaccanti, come insegnava il buon Vincenzino. D’altronde, anche se arrivassimo sulle fasce, cosa puoi pretendere dai cross di Abate? Al minuto 87 Cutrone trova Sirigu pronto sul suo destro. Abbiamo un paio di potenziali occasioni gol che, però, buttiamo alle ortiche a causa di tempi di gioco sbagliati, ora di chi fa il passaggio ora di chi deve riceverlo.

Ad un minuto dalla fine rischiamo la beffa ma Donnarumma fa un nuovo miracolo vicino al 90’ con Lijaic che stava per trasformare in oro un batti e ribatti nella nostra area. Evidentemente in quei minuti il nostro portiere non ama prendere gol e si trasforma in un vero supereroe. Santo Gigio.

All’ultimo minuto i miracoli potrebbero diventare due se solo il destro in semi-voleè di Abate (!) non baciasse il palo esterno mettendo la parola fine alla partita ed alle residue speranze di combattere ancora per la Champions, lontana ormai 10 punti dopo le vittorie delle due romane.

Per il sesto anno consecutivo arriviamo ad aprile con il campionato che ormai non ha più nulla da dire per noi, almeno per quel che riguarda le posizioni di vertice. Brutta, pessima abitudine che andrà cambiata se vogliamo tornare ad essere il Milan. Nelle prossime 3 partite cerchiamo almeno di blindare il sesto posto e, poi, proviamo ad alzare un trofeo in faccia a quelli che hanno dominato negli ultimi anni, sperando di non essere gli unici a regalargli un dispiacere nel prossimo mese di maggio…

di Antonio Gatta

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