Alessandro Del Piero da Conegliano rappresenta uno di quei nemici, come Totti o Javier Zanetti, cui il tifoso milanista spesso riserva l’onore delle armi poichè simbolo di un calcio che non c’è più, quello delle bandiere, quello dei grandi Capitani, quello della maglia prima di tutto.

Del Piero ha, infatti, attraversato il mondo del calcio restando fedele per quasi un ventennio sempre e solo allo stesso club, la Juventus, nella buona e nella cattiva sorte, finchè il sensibile e romantico Andrea Agnelli non li separò, costringendolo a chiudere la carriera lontano dall’Italia, dapprima in Australia e poi in India.

Arrivato poco più che maggiorenne alla corte di Trapattoni nella Juventus targata Robertobaggio, mostrò subito le sue indubbie qualità tanto da esordire dopo pochi mesi in serie A contro il Foggia, conducendo poi la Primavera bianconera alla vittoria del campionato e del Torneo di Viareggio.
Attaccante molto prolifico, tecnicamente validissimo ed elegante, fu soprannominato, nell’estate 1995, Pinturicchio dall’avvocato Agnelli, quasi a volerne sottolineare la grandezza ma, allo stesso tempo, la distanza che lo separava dal Raffaello dell’epoca, ossia Roby Baggio, inarrivabile deliziatore di palati calcistici negli anni ’90 secondo il massimo dirigente juventino.

Del Piero in carriera ha vinto tutto quello che c’era da vincere, compreso, cosa non da tutti, il Mondiale del 2006 ed il campionato di Serie B nell’anno successivo, segnando ben 290 gol in carriera pur non essendo una prima punta, laureandosi capocannoniere sia in Serie A, nel 2007/08, sia, l’anno prima, in Serie B.
Rese celebre una giocata, il gol “alla Del Piero“, con cui, soprattutto nei primi anni in bianconero, fece impazzire i portieri avversari che non riuscivano mai a prendere quella palla calciata a giro che andava a morire nel sette opposto.

Contro il Milan Pinturicchio giocò 32 volte, 11 volte uscì vincitore dal campo, 8 volte sconfitto e 13 volte con un pareggio, segnando 9 gol.
Il primo gol contro di noi, Alex, lo segnò nel Settembre 1995, anno in cui vinse di fatto la staffetta che lo vedeva contrapposto a Roberto Baggio, guadagnandosi la maglia numero 10 della Juve dopo il trasferimento del Divin Codino proprio al Milan. Era la sesta giornata e il Milan di Weah e Simone (Baggio non giocò perchè infortunato) sconfisse, grazie ai gol dei due attaccanti, i Campioni d’Italia in carica per 2-1, lanciandosi in testa alla classifica di quel campionato che lo vedrà trionfare per la quarta volta negli ultimi cinque anni.

Seguirono anni bui per il Diavolo e, al contrario, luminosissimi per Del Piero che vinse scudetti e Coppe sotto la guida di Marcello Lippi ed in tandem d’attacco con Pippo Inzaghi.
La famelica coppia di attaccanti bianconera fu protagonista, con una doppietta a testa, del 4-1 datato 28 marzo 1998 ai danni di un Milan piccolo piccolo. In quella partita Pinturicchio segnò sia su rigore sia su calcio di punizione, dimostrandosi temibilissimo specialista dei calci piazzati.
Sempre su calcio di rigore ci riacciuffò il 9 dicembre 2001, nella famosa notte in cui ‭Shevchenko infilò Buffon con un destro tanto bello quanto, probabilmente, casuale, dopo aver saltato mezza difesa avversaria in dribbling.
Nella stagione successiva Del Piero non segnò in campionato ma un suo gol a San Siro, al minuto 86, indirizzò pesantemente verso Torino la semifinale di Coppa Italia poi vinta dal Parma proprio contro la Juventus.

Ma è, naturalmente, datato 28 maggio 2003, il ricordo più dolce per noi milanisti di Alessandro Del Piero.
A Manchester, nella finale di Champions League tutta italiana, Pinturicchio guidò l’attacco della Juve sognando di ricevere nelle proprie mani di Capitano la Coppa dalle grandi orecchie. Dopo 120 minuti con il risultato inchiodato sullo 0-0, a Del Piero toccò tirare, e segnare, l’ultimo calcio di rigore bianconero, quello utile solo a tenere accesa la fiammella della speranza che, di lì a pochi minuti, sarebbe stata spenta dal vento dell’Est che soffiava forte in quel periodo e che, contrariamente a quanto sperava Pinturicchio, avrebbe portato la Coppa nelle mani accoglienti e ospitali, oltre che già conosciute, dell’altro Capitano di giornata, Paolo Maldini.

Seguirono annate fatte di grandi sfide tra Juventus e Milan, capaci di schierare entrambe formazioni zeppe di campioni che duellarono in battaglie all’ultimo sangue per la conquista dello scudetto. Da ricordare la rovesciata con cui Alex servì a Trezeguet la palla trasformata in gol dal francese che permise ai bianconeri di vincere a San Siro l’8 maggio 2005, consentendo alla Juve di superare il Milan in vetta alla classifica e conquistare lo scudetto.
Peccato per Del Piero che quel trionfo, così come quello dell’anno successivo, fossero macchiati indelebilmente dallo scempio di Calciopoli che, con un colpo di spugna, cancellò due campionati vinti e gettò un’ombra sinistra sull’intero periodo della Juve della Triade Moggi-Bettega-Giraudo.
Del Piero ebbe il merito, insieme a pochi altri, di seguire la propria squadra anche in Serie B e, dopo un anno di purgatorio nella serie cadetta, si ripresentò, sempre con la fascia al braccio, nel massimo campionato riuscendo anche a segnare,

Il 12 aprile 2008, un gol nella partita che la Juve vinse 3-2 contro il Milan di Kakà e Inzaghi, autore di una doppietta contro la sua ex squadra.
L’anno successivo ancora una vittoria, con gol su rigore, per Alex contro i rossoneri, sconfitti 4-2 a pochi giorni dal Natale.
L’ultimo gol contro il Milan in campionato, Del Piero lo segnò il 30 ottobre 2010 quando riuscì a sbancare San Siro, battendo 2-1 il Milan di Ibrahimovic che si sarebbe, però, laureato Campione d’Italia a fine campionato.

Nella sua ultima stagione in bianconero, quella 2011/2012, la diciannovesima consecutiva, l’ormai trentasettenne Pinturicchio, fu relegato spesso in panchina da Antonio Conte ed infatti guardò da semplice spettatore entrambi gli incontri di campionato, non partecipando personalmente al furto di Milano, nella celeberrima serata del gol di Muntari. Ad Alex fu lasciato il palcoscenico meno prestigioso della Coppa Italia, dove incontrò per l’ultima volta in carriera il Milan. Dopo il 2-1 a favore dei bianconeri a Milano, nella semifinale di ritorno fu proprio un gol di Del Piero ad aprire il tabellino dei marcatori, ma Mesbah e Maxi Lopez ribaltarono il risultato, riportando la qualificazione in parità. Un gran destro di Vucinic al 96′ vanificò la rimonta rossonera e sancì l’eliminazione per i nostri colori.

Alla fine di quella stagione si parlò anche di un interessamento del Milan per lo svincolato Del Piero (quando sentiva odore di parametri zero, il nostro vecchio AD ci si fiondava) ma, fortunatamente, per la sua storia e per quella del calcio delle bandiere, Del Piero scelse di rimanere fedele ad una sola maglia in Italia, decidendo di volare oltreoceano per raccogliere gli ultimi applausi di una straordinaria carriera, conclusasi con l’unico rammarico di non essere riuscito ad alzare ‭la coppa da Capitano, quella famosa Coppa dalle grandi orecchie.

di Antonio Gatta 

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