Istruzioni per l’articolo:

  1. Importante: niente isterismi, processi e contestazioni. Queste cose lasciamole ad altre squadre e ad altre tifoserie, diamine Signori, noi siamo il Milan, e poi giova ricordarlo, c’è gente che questa squadra l’ha amata, sostenuta e seguita pure nelle sue due stagioni in serie B. Quindi ok stare male, incazzarsi ed essere dispiaciuti, ma c’è chi ha dovuto sopportare stagioni ben peggiori.
  2. Importantissimo: lasciamo da parte paragoni insensati e dolorosi. Prima c’era la vecchia proprietà ora ci sono i cinesi, una volta avevamo Van Basten e Gullit e oggi Suso e Kalinic. Ad aprire continuamente l’album dei ricordi si invecchia e basta.

Se Roma non fu costruita in un giorno, al Milan non è bastato il primo anno dell’era cinese per tornare a vecchi fasti.

La sonora sconfitta di ieri non può e non deve essere “ridimensionata” però non tutto è da buttare, perché possiamo separare i pezzi e rimettere con calma a posto il puzzle rossonero.

“Presidente, a essere sinceri manca l’amalgama”. A questa osservazione il presidente del Catania Massimino rispose “Ho fatto trenta, facciamo trentuno: dimmi con quale squadra gioca, e compro pure questo Lamalgama”.

Questo famoso siparietto serve ad introdurre l’allenatore. No, al Milan d’oggi non sembra mancare l’amalgama. I ragazzi seguono Gattuso e si sbattono per lui e per i compagni. Ho ancora in mente l’esultanza al 94’ a Genoa al gol di Andrè Silva o la faccia di Bonaventura ieri ai microfoni.

Certo Gennaro è un allenatore, come lui stesso ripete, ancora piuttosto acerbo, e quindi anche lui ha imparare, ma a prescindere dal suo curriculum, non è Padre Pio e miracoli non ne può fare, altra sua citazione.

Agli scontenti la seguente domanda: ma con il materiale a disposizione, quale altro allenatore avrebbe fatto di più? Ancelotti? Guardiola? Conte?

No signori, con questa rosa manco a far sedere nella stessa panchina Capello, Sacchi e Ancelotti saremmo arrivati al quarto posto. Perché gli allenatori sono ormai psicologi disumani, team leader alla Klopp o urlatori seriali come Allegri.

Ma la palla all’angolino la mette Higuain, un lancio illuminante lo fa Modric ed una chiusura tempestiva la fa Bonucci.

I giocatori forti mancano a questo Milan, ma neanche tanti.

Perché per esempio uno come Bonucci lo abbiamo, anzi è proprio lui. È smettiamola di dire che è un anno che gioca male, che non ha spostato gli equilibri o che non merita la fascia di capitano.

Bonucci è forte e basta.

Capitano, scusate il gioco di parole, le stagioni storte in cui anche il fuoriclasse diventa normale ed il calcio ha quintali di esempi come Davids al Milan, Henry alla Juve, Bergkamp all’Inter. Giusto per restare nel nostro campionato e tre grandi campioni smarriti nelle tre storiche grandi italiane. Prendere come capro espiatorio Bonucci, o contestare dopo mesi il suo acquisto dopo che fino a maggio scorso era considerato uno dei centrali più forti d’Europa è sbagliato.

Guardando i compagni di reparto, si può asserire che l’altro centrale è forte e giovane e non c’è altro di meglio in giro? Si può. Romagnoli è tignoso nella marcatura ma allo stesso tempo elegante quando imposta o si deve ripartire da dietro perché ha dei tempismi difensivi eccellenti ed un piede sinistro molto educato. Insomma un gemello perfetto per Bonucci.

Semmai la batteria dei terzini potrebbe sembrare migliorabile, ma Conti, che l’anno scorso aveva incantato, non l’abbiamo mai visto con il giovane Calabria sembra poter essere un buon rincalzo. Peggio invece va a sinistra dove Rodriguez ci ha traditi dopo un inizio arrembante e non può essere Strinic la valida alternativa. Quindi o ritroviamo il Ricardo di inizio stagione e che in Europa si è distinto o abbiamo già un problema.

Come ce la passiamo a centrocampo? Siamo a livelli sufficienti. Perché Kessie è stato spremuto all’inverosimile, ma allo stesso centrocampista africano chiediamo un passo avanti. O diventa un giocatore totale e raggiunge i livelli qualitativi/quantitativi di un Nainggolan o di un Matuidi (pur con caratteristiche differenti) oppure eccoci davanti un mulo a cui chiedere fatica e nulla più. Troppe volte abbiamo visto fargli in questa stagione tre tocchi in più del dovuto o scelte tecniche forzate. Speriamo che questi errori di misura più per mancanza di lucidità che per mancanza di idee.

La regia argentina di Biglia è stato un tango sofferente, lento che poche volte ci ha sedotti. La stagione del regista venuto dalla Lazio è stata talvolta affidabile, ma mai illuminante.

Vista anche la sua età e la tenuta dei suoi muscoli urge ridare le chiavi del centrocampo a qualcuno che abbia soprattutto la qualità di creare gioco. Cosa che manca dai tempi di Pirlo, cestinato in maniera stupida e frettolosa da Galliani e a suo tempo da Allegri. Da Montolivo a De Jong prima ancora di Biglia, passando per le comparse di Essien e Van Ginkel il centrocampo rossonero ha vissuto una involuzione tremenda soprattutto dal punto di vista tecnico.

Rimettiamo i piedi buoni al centro del progetto.

Anche perché ai lati della cabina di regia i piedi buoni li abbiamo. Sia Bonaventura che Calhanouglu hanno dato ampia dimostrazione che con la palla ci sanno lavorare e la porta la vedono eccome dato che sono praticamente i capocannonieri della squadra. Un binario il loro che ha garantito uno standard alto sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

E allora la parola chiave per questi due giocatori è continuità. Se la società garantirà a Gattuso valide, ripetiamo a chiare lettere VALIDE, alternative allora il mister calabrese dovrà semplicemente dosare le forze dei due giocatori nell’arco della stagione. Missione possibile.

Spostandoci di qualche metro più avanti, non è il caso di colpevolizzare Cutrone per la sconfitta di ieri e tanto meno per la stagione fallimentare del Milan. Anche se è vero che se in finale hai un’occasione limpida e sei appena fuori l’area di rigore, chiudere gli occhi e sparare forte e centrale purtroppo non basta e non serve. Quindi il giovane Primavera continui sulla strada intrapresa in questa stagione ma affidare la rinascita del Milan e del nostro attacco il prossimo anno pare eccessivo. Un compito universitario troppo impegnativo per un liceale dell’area di rigore.

Studiare da un grande attaccante (quale?) potrebbe giovare a Cutrone che comunque negli arrembaggi finali o in partite minori il suo ha dimostrato di saperlo dare e fare.

Sugli altri due attaccanti abbiamo ufficialmente imboccato una strada che porta dritta all’inferno, quello Dantesco.

Al girone dei suicidi e scialacquatori c’è Nikola Kalinic che ha scialacquato di tutto e di più in questo primo anno rossonero e ieri ha concluso in bellezza, si fa per dire, con una rete suicida dal lato sbagliato. Urge barattare con qualsiasi cosa, che sia denaro o che sia un altro giocatore. Amen per i 25 milioni versati alla Fiorentina.

Altro giro e altro girone: ruffiani e seduttori. E qui si srotola il poster di Andrè Silva. Youtube, le dichiarazioni di Cristiano Ronaldo e le sue eleganti giocate ci avevano fatto stropicciare gli occhi. Sedotti prima dalle reti nella sua primissima parte di stagione in Europa League sbigottiti poi da quella casella zero che è perdurata fino a marzo in campionato.

Nel mezzo delle prestazioni scoraggianti ed anonime, come l’ultima recita contro il Benevento.

Cosa fare dunque del portoghese? Provare una stagione del rilancio, etichettando la prima col solito termine “ambientamento”? La tentazione c’è, ma il rischio è altissimo.

I conti non tornano anche qui, perché se da una parte c’è la evidente preoccupazione finanziaria di aver toppato clamorosamente un investimento dall’altra c’è l’esasperazione di Gattuso, ma soprattutto di noi tifosi, che rivogliamo davanti uno a cui affidarci ogni santa domenica a San Siro o in trasferta.

Mirabelli ha un compito importantissimo: non può più sbagliare il prossimo acquisto davanti. Le scommesse le abbiamo stracciate tutte, passiamo alle punte sostanziali.

Discorso a parte merita Caronte Suso, che ci ha traghettato in questi ultimi anni verso porti ed aree felici ma che puntualmente a fine stagione ci lascia senza rifornimenti sopra una zattera.

Anche lo spagnolo è uno di quelli che meriterebbe ogni tanto di tirare il fiato. Anche perché usurarlo vuol dire annebbiare la sua vista da cecchino e rendere sempre più prevedibile e lenta la sua giocata preferita. Tuttavia la clausola del numero otto implica dovute riflessioni. Quei 38 milioni sembrano far gola a patto che vengano reinvestiti per un giocatore che possa essere funzionale al modulo che Gattuso vorrà adottare la prossima stagione. Anche perché una critica che possiamo muovere a Suso è proprio quella del ruolo. Tolto da quella mattonella diventa un giocatore inutile e irritante. Meglio non averlo in rosa piuttosto che affibbiargli il ruolo di mezzapunta o di seconda punta. Ruoli per i quali Suso non ha né il cambio di passo né la struttura fisica.

Ne manca uno. Il numero 1 o 99 se preferite, ma il problema per la prossima stagione pare già risolto. Nel cambio della guardiola da Donnarumma a Reina, il Milan dal punto di vista del talento perde qualcosa.

Aumentano le stelline nel campo esperienza e personalità ma dal punto di vista economico, Fassone fa bingo perché non perde il giocatore a zero, risparmia una barca di soldi negli ingaggi (plurale d’obbligo) e ricaverà un bel gruzzolo di milioni.

Rimane il dispiacere di vedere volare via un portiere che è destinato a diventare un top player nel suo ruolo. Però fuori da questi lidi. Perché l’ultimo anno è stata un’altalena viziata da troppe magagne, dichiarazioni, parate stratosferiche ed errori frustranti come quelli della finale.

Gigio Donnarumma non è più un baby prodigio, oggi è stato trasformato in un bambinone viziato al quale non si perdona nulla. Figurarsi due papere in una finale di Coppa Italia contro l’eterno Buffon.

Spiace perché siamo dei tifosi innamorati e fondamentalmente il Milanista è un affettuoso. Avevamo adottato questo bambinone di due metri, abbiamo creduto alla favola di un nuovo Baresi o di un nuovo Maldini. Ma qui manca la serietà da parte di chi gestisce il giocatore e manca soprattutto la serenità al portiere, uno dei ruoli storicamente più delicati.

Quindi stop alle ricostruzioni e alle campagne rivoluzionarie con dieci acquisti. Meglio prendere tre giocatori forti che facciano fare il salto di qualità che chiede Gattuso e che noi tifosi ci meritiamo.

Perché è vero che Roma non è stata costruita in un giorno, ma la nostra speranza è di non dover aspettare un altro anno. Anche se nell’attesa noi continuiamo a tifare, perché è la cosa più bella e giusta che possiamo fare.

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