Si può essere nemici di un Dio? Si può arrivare addirittura a batterlo e zittirlo? Ebbene sì, i nostri supereroi ci sono riusciti, esattamente trent’anni fa.

Diego Armando Maradona è considerato da molti, se non da tutti, il più grande calciatore della Storia, alla pari di Pelè. Idolo assoluto per intere generazioni di tifosi, riusciva a fare con il pallone cose assolutamente impensabili per i comuni mortali, infiammando le platee di tutti gli stadi, con la gente che pagava il biglietto anche solo per ammirare il suo riscaldamento.

Come ogni entità superiore, Maradona, o meglio “D10S“, ha tuttora una religione che lo venera e santifica, la “Iglesia Maradoniana” nata per mano di due giornalisti argentini.

E’ perfino superfluo ricordare che, alla divinità calcistica, si contrappose l’umanissima persona, fragile e debole come molti, ribelle, a volte disonesta, ma mai corrotta, capace, quindi, di attirarsi le ire di chi pretendeva che El Diez dovesse necessariamente essere senza macchia e senza peccati, in quanto rappresentante e simbolo del Calcio nel mondo.

Maradona, in carriera, vinse relativamente poco se rapportiamo il suo valore ai trofei sollevati: 1 campionato in Argentina, qualche coppa in Spagna e poi, a Napoli, 2 scudetti, 1 Coppa UEFA, 1 Coppa Italia e 1 Supercoppa Italiana. Nel suo palmares ci sono, infine, un Mondiale Under 20 ed una Coppa del Mondo, vinta praticamente da solo in Messico nel 1986, nel Mondiale in cui Diego mostrò sfacciatamente al mondo le sue due anime, quella divina, segnando il “gol del secolo“, e quella umanamente peccatrice, trafiggendo sempre l’Inghilterra con la “mano de Dios“.

Maradona in competizioni ufficiali ha incontrato il Milan 16 volte, 13 in campionato e 3 in Coppa Italia, battendolo 5 volte e perdendo 6, 5 invece furono i pareggi con ben 7 reti segnate.

Ma la prima apparizione del Pibe de Oro a San Siro è datata 8 settembre 1981 quando con il suo Boca Juniors incantò San Siro in amichevole, battendo quel piccolo Diavolo per 2-1, trovando anche il gol grazie a una punizione deviata in barriera da Battistini.

Il primo gol in campionato lo segnò a San Siro, il 13 aprile 1986, nella partita vinta 2-1 dal Napoli grazie anche al vantaggio di Giordano, cui seguì proprio il raddoppio di Diego che, sebbene chiuso da 3 avversari, scoccò un preciso sinistro a fil di palo che si insaccò alle spalle di Terraneo.

Un anno dopo, il 26 aprile 1987, con il Napoli già in vantaggio grazie a Carnevale, il fuoriclasse argentino regalò al suo popolo una vera e propria magia: sul lancio di Giordano sbucò alle spalle di Filippo Galli e, con due tocchi consecutivi, dapprima addomesticò il pallone e poi, senza fargli toccare terra, d’esterno, sempre col sinistro, aggirò Nuciari, depositando in rete il gol del 2-0, contribuendo in maniera determinante alla vittoria finale per 2-1 (accorciò le distanze Virdis, poi laureatosi capocannoniere) che lanciò il Napoli verso la storica vittoria del suo primo tricolore.

Fu tuttavia la fine del decennio il periodo di maggior rivalità tra la squadra di club più forte di tutti i tempi ed il calciatore più forte di tutti i tempi.

Nella stagione 1987/1988 Diego dovette inchinarsi alla corazzata rossonera che gli andò a strappare lo scudetto proprio al San Paolo. Il Milan di Sacchi, già vincente all’andata con un sonoro 4-1, il 1 maggio 1988 si presentò a Napoli staccato di un solo punto dai detentori del titolo che potevano vantare un attacco atomico, quello del trio Ma-Gi-Ca, con l’argentino al servizio di Giordano e Careca.

Maradona, nei giorni precedenti alla partita, aizzò il pubblico di casa, chiedendo espressamente di non voler vedere neppure una bandiera rossonera allo stadio, sicuro che il San Paolo sarebbe diventato il “cimitero del Milan”. Si dovette amaramente ricredere perchè, nonostante la sua fantastica punizione allo scadere dei primi 45 minuti, con cui pareggiò l’iniziale vantaggio di Virdis, quel Milan era davvero troppo forte, imbattibile anche per gli Dei, ed infatti nel secondo tempo legittimò vittoria e sorpasso grazie alle reti di Virdis e Van Basten, magistralmente serviti da uno scatenato Gullit.

Al fischio finale il Dio di Napoli fu costretto ad ascoltare in silenzio i suoi 90.000 adepti che applaudivano sportivamente quel Diavolo capace di ammaliare agli avversari, vincendo e convincendo.

Gli Dei, però, non vanno stuzzicati e così, Maradona, nel novembre successivo si prese la sua rivincita segnano un altro gol memorabile contro la corazzata Milan: al 42′, con le squadre sullo 0-0, Crippa scavalcò l’intera linea difensiva rossonera che era partita, come al solito, a velocità supersonica in pressing sul portatore di palla avversario. Maradona si infilò nello spazio e, da quasi 30 metri, colpì di testa la palla, che per uno strano rimbalzo stava tornando indietro, e trafisse Galli in uscita con il più beffardo dei pallonetti. Partita che terminò con un pesante passivo, 4-1, per i nostri supereroi che, tuttavia, alla fine di quella stagione si issarono sul tetto d’Europa.

Nella stagione che portava ai Mondiali italiani, Milan e Napoli duellarono ferocemente in Serie A e persino in Coppa Italia.

In campionato, nell’andata al San Paolo, il Napoli umiliò con un secco 3-0 i rossoneri spinto, ovviamente, da un immenso Maradona che segnò l’ultimo gol della partita, a pochi minuti dal termine, con uno “scavetto”, naturalmente di sinistro, dopo essersi trovato solo davanti all’incolpevole Giovanni Galli. L’umiliazione fu vendicata al ritorno da un Milan lanciatissimo che ricambiò il favore con Massaro, Maldini e Van Basten nel sonoro 3-0 rifilato al Pibe e compagni e si prese il primato in classifica.

Esattamente tre giorni dopo, il 14 febbraio 1990, si disputò anche il ritorno della semifinale di Coppa Italia. Dopo lo 0-0 dell’andata di San Siro, la macchina da guerra di Arrigo Sacchi rifilò un’altra sonora lezione al Napoli, nel suo stadio. A nulla servì il rigore segnato da Maradona con i rossoneri già in vantaggio per 2-0 grazie a Massaro e Van Basten, con Provvidenza che fece doppietta a pochi minuti dal termine nel 3-1 che ci portò in finale.

Purtroppo i patri confini, in quella stagione, non furono certo benevoli per i nostri colori: lo scudetto, alla fine, prese la via di Napoli dopo un finale di stagione rocambolesco e, ancora oggi, molto discusso a causa della monetina che colpì Alemao a Bergamo, cui seguì, a distanza di qualche settimana, la seconda fatal Verona. La Coppa Italia, invece, andò alla Juve che ci battè in finale grazie a un gol di Galia. Per fortuna l’Europa ci sorrise ancora con la seconda Coppa dei Campioni consecutiva.

Nella sua ultima stagione al Napoli, El Diez segnò ancora su rigore nel pareggio per 1-1 di Napoli, con Gullit prontissimo a riprendere i partenopei dopo soli 2 minuti dal vantaggio.

L’ultimo incontro tra Maradona e il Milan avvenne il 3 marzo 1991, a San Siro, nella partita senza storia che i nostri vinsero con un netto 4-1. Diego, in evidente sovrappeso, e già in conflitto con la propria società, oltre che con sè stesso ed il mondo intero, uscì dal campo senza incidere al minuto 51, lasciando il posto ad Incocciati.

Quindici giorni dopo, il 17 marzo1991, dopo Napoli-Bari, el Pibe de oro venne trovato positivo alla cocaina.

In quel momento finì la sua storia d’amore con il Napoli e terminarono anche le epiche battaglie contro il Milan campione di tutto, lasciando spazio a quelle personali che lo videro per anni costretto a lottare contro le sue dipendenze ed i suoi fantasmi.

Di Diego Armando Maradona si può dire tutto e il contrario di tutto, è stato leader carismatico ma anche persona fragile, è stato Capitano amato e rispettato ma anche avversario odiato e insultato, ha vinto da solo ma ha anche fatto perdere tutti.

A noi resta la soddisfazione, da tifosi del Diavolo, di essere riusciti spesso a spedire negli inferi pallonari colui che fu per anni il Dio indiscusso del calcio.

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