Nel primo decennio del nuovo millennio c’è stato un giocatore capace di attirare le antipatie di qualsiasi avversario incontrasse ergendosi, per antitesi, a simbolo ed idolo assoluto per la tifoseria della squadra in cui giocava, Nazionale compresa.

Marco Materazzi, infatti, è stato spesso odiato, da milanisti e non, in quanto simbolo del giocatore cattivo e provocatore ma al tempo stesso, e per gli stessi motivi, ha permesso a tutti noi di esultare a Berlino nel 2006 segnando il gol del pareggio in finale del Mondiale e, perchè no, inducendo Zidane a rifilargli la celeberrima testata, con conseguente espulsione, che probabilmente costò la coppa alla Francia.

Figlio d’arte, il padre Giuseppe fu prima calciatore e poi allenatore, nacque calcisticamente nelle giovanili della Lazio, esordendo in Seria A nel 1997 con il Perugia di Nevio Scala in cui militava anche il giovanissimo Rino Gattuso.

Difensore arcigno, roccioso e molto rude, in carriera ha vinto, con l’Inter, 5 scudetti, 4 coppe Italia, 4 Supercoppe italiane, 1 Champions League e 1 Coppa del mondo per club, oltre al già citato Mondiale del 2006 in maglia azzurra.

Sfruttando la sua altezza sui calci d’angolo e l’abilità del suo piede sinistro nel calciare punizioni e rigori, riuscì a trovare spesso la via del gol, segnando in tutta la carriera oltre 50 gol tra i professionisti ed essendo, ancora oggi, il recordman tra i difensori che hanno segnato più gol in una sola stagione di A, ben 12 nel 2000/2001, sempre con il Perugia.

La sua fama, tuttavia, la deve alla durezza delle sue entrate – i suoi interventi killer sono celebrati in molti video su internet – ed alla innata capacità di provocare avversari e tifosi avversari. Oltre ai famosi complimenti alla sorella di Zidane, che istigarono il francese nella finale di Berlino, popolarissimo fu anche il pugno sferrato a Cirillo nel 2004, cui ruppe il labbro nel tunnel di San Siro alla fine di un Inter-Siena stravinto per 4-0 dai nerazzurri al quale, oltretutto, Matrix non partecipò perchè non convocato.

Contro il Milan Materazzi giocò 17 partite, vincendone 6, perdendone 8 e pareggiandone 3; 2 i gol fatti, 2 le espulsioni e ben 9 le ammonizioni rimediate.

Il primo scontro avvenne il 23 febbraio 1997, in un Perugia-Milan conclusosi con la vittoria degli umbri per 1-0 grazie al gol di Marco Negri.

Dopo la stagione passata all’Everton, in Inghilterra, Matrix rientrò in Italia, sempre in maglia umbra, e il 12 settembre 1999 trovò il gol a San Siro nella partita d’esordio, con annessa prestazione monstre, del Concorde rossonero, al secolo Serginho, nel match poi vinto 3-1 dal Milan Campione d’Italia grazie ai gol di Bierhoff, Shevchenko e Leonardo.

Naturalmente, furono le numerose sfide con indosso la maglia della seconda squadra di Milano a rendere Marco Materazzi un vero nemico del Milan.

Nel suo primo derby, datato 21 ottobre 2001, oltre al solito cartellino giallo, rimediò una pesantissima sconfitta per 4-2, con la squadra di Terim capace di ribaltare il vantaggio iniziale di Ventola grazie a  2 gol del Re dell’Est, uno di Contra ed uno di Inzaghi.

Le stracittadine per Materazzi furono spesso sinonimo di guerra, e le guerre, si sa, si combattono in maniera sporca e subdola.

Meritevoli di una menzione particolare furono le scorrettezze commesse nell’anno 2003, stagione in cui i due club meneghini, oltre a rivaleggiare in serie A, si contesero anche la finale di Coppa dei Campioni.

Nel derby di campionato del 12 aprile, vinto per 1-0 dal Milan grazie al solito SuperPippo, il nostro nemico si rese protagonista di due entrate da codice penale, entrambe su Shevchenko, colpendolo dapprima con un calcio sulla schiena e attentandone, poi, all’incolumità personale con una gamba tesa altissima che, fortunatamente, sfiorò solo il sopracciglio dell’ucraino.

Un mese dopo, nel derby europeo che valeva il biglietto per Manchester, Matrix dapprima sferrò un calcio allo sterno a Rui Costa mentre il portoghese era a terra e poi colpì Shevchenko nelle parti basse, con un calcio violentissimo e del tutto gratuito.

 

Non contento, decise di vendicarsi dei rossoneri laureatisi Campioni d’Europa anche prima dell’inizio della nuova stagione, addirittura nel mini derby del Trofeo Tim di agosto 2003, quando entrò in maniera così brutale su Inzaghi, colpendolo con un calcio in pieno petto, da rendere necessario un intervento ufficiale della società che, prima attraverso il DS Braida, e poi sul sito ufficiale, stigmatizzò duramente il comportamento di Materazzi, il quale, con la solita classe (sic!), rispose che i milanisti avrebbero dovuto “stare muti perchè nel calcio i falli esistono, si subiscono e si fanno“.

Le amarezze europee per Materazzi proseguirono sia nel 2004/2005, con il Milan che eliminò l’Inter nei quarti di finale ed i tifosi nerazzurri talmente frustrati da impedire il regolare svolgimento della partita di ritorno, sia negli anni post-Calciopoli quando, nonostante le vittorie in campionato (tra queste anche una rocambolesca per 4-3 nel 2006, con gol proprio di Materazzi e successiva espulsione per eccesso di esultanza), i cugini furono costretti a vedere ancora il Milan salire sul tetto d’Europa e del Mondo nel 2007.

Da ricordare, proprio al termine di quella stagione, le scaramucce, questa volta solo verbali, tra Matrix e il mondo Milan dopo il famoso, e francamente poco elegante, striscione sventolato da Ambrosini (“Lo scudetto mettilo nel c…o“), con Marco che si presentò a San Siro a festeggiare il tricolore vestito con un pacchianissimo smoking bianco con il numero 15 fatto di lustrini swarovski sulla schiena, indossato a bella posta per rivendicare la purezza e la pulizia della loro vittoria.

Gattuso, il giorno dopo, gli chiese giustamente di smetterla di sentirsi Gesù Cristo.

L’ultimo derby giocato da Materazzi, infine, potrà entrare di diritto nella categoria della nemesi e della compensazione. Il 14 novembre 2010, infatti, al minuto 65, il difensore interista, ormai prossimo alla dorata pensione in India, fu travolto da un calcio alto e volante di Zlatan Ibrahimovic, autore del gol vittoria per il Milan, che lo costrinse ad uscire anzitempo per infortunio ed a chiudere, così, la sua personale battaglia calcistica con i colori rossoneri.

Nel derby di ritorno, pur non giocando nemmeno un minuto, non volle smentire la sua fama di provocatore e salutò San siro indossando la maschera di Berlusconi.

Marco Materazzi la sua guerra contro i nostri supereroi l’ha combattuta in maniera spesso brutale, rabbiosa e caparbia ma, alla fine, tirando le somme, possiamo dire che anche lui, come tanti altri, ne è uscito sconfitto.

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