Giada, oggi ti voglio parlare di una giovane scrittrice e fotografa classe 1983, appassionata di sport, viaggi, musica e cintura nera di Brazilian Jiu Jitsu.

Intelligente, ironica, colta e tifosa del nostro Milan.

Il tutto condito da una cascata di capelli corvini e da due occhi che bucano lo schermo, quel connubio di fascino e cervello che spesso mancano in parecchi ambienti. Aveva sette anni, quando si trovò per la prima volta a San Siro. Era il Milan di Sacchi e ovviamente ne fu subito conquistata.

Il suo ricordo più bello è legato alla finale di Atene ’94 contro il fortissimo Barcellona di Johann Cruijff.  Il ricordo shock, manco a dirlo, la solita Istanbul, della quale ti ho già parlato.

Lisa (questo è il suo nome) è molto attenta al calcio internazionale. Alla domanda quale sia il suo calciatore preferito così risponde: “Dirti Cristiano Ronaldo probabilmente sarebbe troppo semplice anche se, di fatto lo è, ma sceglierne solo uno sarebbe impossibile. Fino ad un paio di anni fa ti avrei risposto Thiago Silva. Quando il Milan lo cedette ero incredula perché pensavo che, al contrario, la società avrebbe costruito una nuova squadra partendo proprio da lui. Ammiro i calciatori che associano le capacità tecniche a quelle mentali. Mi piace molto Thomas Müller che oltre ad avere un grandissimo talento, seppur da molti considerato “spartano” ha anche un’organizzazione mentale ed una capacità organizzativa in campo e nello spogliatoio che lo rendono un vero leader.” Anche la mamma è rimasta incredula di fronte alla cessione di Thiago. Berlusconi ci aveva giurato che mai sarebbe stato venduto. Ricordo che al termine della campagna abbonamenti lo cedette…

Senti un po’ come risponde alla domanda che riguarda la partita più bella! Ti aspetti una gara dei rossoneri o della nazionale, una di quelle sotto gli occhi di tutti, invece lei guarda al passato e all’estero: “La partita che ritengo la più bella in assoluto della storia del calcio è proprio un’altra finale di Coppa dei Campioni (“altra” perché la gara di Atene di fatto le resta nel cuore) giocata a Wembley nel 1968 fra il Manchester United ed il Benfica. Tenendo conto del periodo in cui si è giocata, anzi dell’anno, un anno che ha letteralmente cambiato il mondo, quella partita ha un qualcosa di indescrivibile sia tatticamente che umanamente, come se oltre che la società, anche il calcio avesse trovato un punto di svolta definitivo.” La sua passione per il calcio l’ha portata in diversi stadi stranieri, cosa che mi piacerebbe fare con te un giorno: “Vedere il calcio in diversi stadi è come osservare le diverse sfaccettature di un grande diamante. In Spagna puoi vedere tante bambine allo stadio, goderti la partita con una birra in mano e viverla come una bella festa sportiva. Trovarsi alla Bombonera la sera in cui il Boca vince lo scudetto mi ha fatta quasi sentire in pericolo. Un biglietto per lo stadio costa dai € 70,00 in su, che sono quasi il salario medio di una settimana a Buenos Aires e nonostante ciò gli stadi sono sempre pieni, il che significa che in Sud America preferiscono non mangiare che mancare allo stadio ed il loro tifo è estremamente aggressivo. Il tifo inglese è un’altra storia ancora, loro vedono la squadra come una fidanzata, i tifosi non smettono un attimo di cantare e di sostenere la squadra, salvo poi lamentarsene con gli amici al pub. Un po’ come fanno gli uomini con noi donne…”. (Ho da insegnarti sugli uomini, bimba mia).

Le chiedo un commento sull’attuale situazione milanista. Bypassa quasi del tutto la domanda e mi risponde che a volte rimpiange Adriano Galliani. In certi momenti anch’io… E’ un momento ancora teso per noi rossoneri: l’imminente decisione della Uefa potrebbe rovinarci le vacanze, questo fantomatico – concedetemi le virgolette – “presidente” che non salda il debito (e il buon Silvio che ci promise che avrebbe lasciato il Milan in mani sicure…), Filippo Galli estromesso dalle giovanili e la rivista Forza Milan che chiude i battenti. Tante cose piccole e grandi che ci stanno amareggiando. In merito alla cessione della rivista, essendo del settore, Lisa dichiara: “Purtroppo non mi stupisce. L’informazione al giorno d’oggi si imposta quasi esclusivamente sul web, tantissime sono le edicole che hanno chiuso negli ultimi anni. Il fatto è che ora possiamo leggere articoli sportivi in qualsiasi lingua con un “click”, mentre quando ero ragazzina per avere notizie sul Milan dovevo o aspettare il sabato e vedere Dribbling oppure appunto comprare “Forza Milan”. Temo che l’informazione cartacea andrà sempre più scomparendo.” Approfondiremo questo aspetto nelle righe successive. Mi sento solo di aggiungere che ci troviamo nella “società wikipedia”, in cui basta un niente per trovare una risposta semplice e veloce e con tanta semplicità e velocità ci dimentichiamo ciò che il web ci ha spiegato. In merito, bimba mia, ti leggerò la bellissima lettera che Umberto Eco scrisse a suo nipote.

Passiamo alla sua considerazione del tifo in rosa. Lisa sostiene che le donne vivono il tutto in modo molto passionale. Ne ha udite alcune lanciare agli arbitri insulti che – la cito – “un uomo non sarebbe in grado di formulare nemmeno mentalmente”.

Lisa sta per pubblicare un libro su George Best.

La mamma ha letto un libro su di lui e spesso si rilegge le sue dichiarazioni più famose, diventate dei veri aforismi. Lisa dice: “Ho sempre usato la scrittura in maniera quasi terapeutica e quando ho deciso che avrei scritto qualcosa sullo sport non ho avuto dubbi sul soggetto. L’idea era nata come un testo teatrale, poi però la casa “Viola Editrice” ha deciso di pubblicarlo come libro classico. Il perché l’ho scelto è perché non credo che esista un calciatore che abbia cambiato il modo attraverso cui vediamo il calcio come lui. Come l’Alice di Lewis Carroll ha catapultato gli appassionati del gioco in un mondo fatto di meraviglie e vizi esagerati. Ho sempre pensato a lui come ad una rockstar prestata al calcio, un’anima fragile e temeraria allo stesso tempo. Non potevo scrivere la classica biografia, ne sono state scritte fin troppe, quindi mi sono ispirata ad un libro che lessi da ragazzina  e che mi colpì molto, “Le lettere di Berlicche” di Clive S. Lewis, un romanzo epistolare fra due diavoli. Il solo modo per conoscere Best è estrapolarne il più possibile le debolezze e credo che farlo da un punto di vista femminile sia  più consono per un uomo a cui la madre è mancata tantissimo e che ha fatto delle donne conquistate quasi una collezione.

Ha vissuto come ha voluto…è morto come ha voluto…chi può dire lo stesso?”

La nostra intervistata è stata invitata a partecipare alla presentazione sull’ultimo libro dedicato a Giacinto Facchetti, strutturato come un fumetto: “Il lavoro di Paolo Maggioni, Davide Barzi e Davide Castelluccio è veramente ottimo. La presentazione è stata ideata dal mio amico Daniele Pignatelli, proprietario di una fumetteria–libreria a Sarzana come una sorta di Bar Sport dove, insieme ad altri quattro tifosi di diverse squadre, si è dato vita ad una conversazione insieme agli autori. Ovviamente il tutto il modo educato e sportivo e divertente…neppure da chiederlo.”

I fumetti sono bellissimi e presto te ne comprerò qualcuno. In merito al discorso interrotto sul rapporto società-carta stampata le chiedo se questa forma possa essere un modo per riavvicinare la gente alla carta stampata. Così Lisa risponde: “Il fumetto è spesso sottovalutato come forma. Ci sono casi di fumetti che si possono tranquillamente definire “letteratura disegnata”, primo su tutti Sandman di Neil Gaiman, per la qualità espressiva ed estetica. Per il resto ogni libro che ho scritto l’ho scritto prima a mano su un quaderno e poi trasportato su un dispositivo elettronico. Non ho nulla contro la lettura digitale, ma non fa per me. […]Leggere un libro è una vera esperienza sensoriale. […] il tatto con cui sfogliamo le pagine o le accarezziamo, l’odorato…hai presente quell’odore che a tanti non piace, di vecchie pagine un po’ ammuffite? Io lo adoro! A volte quando ci piace particolarmente un passaggio lo rileggiamo a voce alta e sembra quasi la prima volta che ascoltiamo la nostra voce. Perfino il gusto è sensibile alla lettura, quante volte leggendo la descrizione di un piatto in un romanzo od una ricetta in un libro di cucina ci sembra quasi di assaporarlo? Solo un libro può riunire tutti i sensi in pochi centimetri cubici.” Giada, la mamma concorda in pieno!

Dati i tempi che corrono le pongo qualche scontatissima domanda sulle Nazionali, Messi e CR7, ma anche su Inter e Juventus.

Lisa simpatizza Iran, è innamorata di questo paese, oggi purtroppo conosciuto per il feroce Khomeyni. Ma non bisogna dimenticare lo splendore che ha rappresentato e che, speriamo, torni a rappresentare. Il calcio è di fatto una via di fuga e Lisa crede che possa esserlo in Iran per le donne, a cui oggi è ancora vietato accedere agli stadi. Alla mamma Lisa cita un film, Offside, che guarderemo presto. Parla di alcune ragazze che si travestono da uomini per entrare allo stadio di Theran durante il match per la qualificazione dei Mondiali 2006.

Lisa preferisce Cristiano Ronaldo a Messi: “Ha primeggiato in tre campionati tutti tatticamente e tecnicamente diversi ed ha trascinato la sua nazionale a vincere l’ultimo europeo anche da infortunato. Quando penso a Ronaldo penso ad un cyborg progettato per rappresentare l’emblema del calciatore moderno. Non c’è un solo lato tecnico in cui non sia fortissimo: velocità, potenza, dribbling, colpo di testa, tiro, calcio piazzato. Fisico statuario e curatissimo”. Secondo Lisa il merito di questi risultati è anche di Alex Ferguson. Il suo dualismo preferito resta però quello tennistico fra Björn Borg e John McEnroe.

In merito al rapporto con le storiche rivali, la pensa come la mamma: “Se è vero che il calcio non è SOLO un gioco è altrettanto vero che è SOPRATTUTTO un gioco. Indipendentemente dai soldi che vorticano nell’ambiente dobbiamo sempre ricordare che tutto inizia con un calcio ad un pallone dato da un bambino per strada. Non esistono nemici, esistono avversari. Ho una grande ammirazione per Javier Zanetti, credo che da sportivi sia impossibile non averne  e se devo dire la verità Icardi con la sua strafottenza mi fa sorridere. Per quanto riguarda la Juve penso Higuaín e credo che Gonzalo in realtà abbia, per quanto reso tanto, inciso meno del suo effettivo potenziale.”

Giada, hai presente Federico Buffa, quel giornalista che piace tanto alla mamma e al nonno. E’ un suo carissimo amico e collaboratore: “Ho conosciuto il signor Buffa tre anni fa anche se seguivo da anni il suo lavoro (appassionata di ogni sport potevo farmi mancare l’NBA?). Lo definisco il David Bowie del giornalismo italiano ed il suo impatto su di me è stato esattamente il solito che ha avuto David Bowie sugli amanti del rock. La cultura, la teatralità, l’eccentricità che prima non si potevano neppure  immaginare nell’epica sportiva erano, grazie a lui, diventate possibili. Ci ha raccontato fra televisione e teatro storie di eroi, che proprio come nella famosa canzone, lo sono stati per un giorno. Ma lo sono stati. E’ un uomo elegante […]perché sa dosare conoscenza, verbalità ed arte oratoria in modo talmente estatico da ipnotizzare le persone. L’ho conosciuto perché gestisco una pagina sul suo lavoro e gli sono grata di sostenerla e di non tirarsi mai indietro di fronte ad una richiesta di chiarezza riguardante notizie spesso false su di lui riferite da altri o per altri chiarimenti.

Per quanto riguarda il resto, il mio modo di intendere e di analizzare lo sport lo devo a Fabio Caressa. Ero una ragazzina eppure le sue telecronache calcistiche con Josè Altafini, e prima ancora quelle delle Bundesliga, mi sono servite a concepire il calcio in maniera estremamente critica ed al tempo stesso ironica e soprattutto non vincolate al calcio giocato.

Purtroppo non ci sono donne giornaliste sportive che ammiro, e questo mi rammarica.”. Approfondisco l’argomento e rincara:“Tutte quelle donnette buttate allo sbaraglio solo per lo stacco di gamba e che manco sanno cosa sia il fuorigioco. L’unica che ho sempre salvato è stata Alba Parietti a “Galagol”, che magari non ne sapeva molto di calcio ma oltre lo stacco di gambe aveva quello di testa…”. Sante parole. Giada, non vedo l’ora di leggerti il libro su Best!

 

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