Eppur si muove. Nei complicati giorni dell’attesa della batosta Uefa e del nuovo socio a stelle e strisce, il Milan prova a guardare avanti, e lo fa delineando il futuro della prima squadra femminile, a pochi giorni dalla sua nascita. A inizio giugno il Milan si è infatti garantito il diritto di partecipare al prossimo campionato di serie A tramite l’acquisizione del titolo dell’A.C.F. Brescia, società vincitrice di due scudetti, quattro edizioni della Coppa Italia e tre della Supercoppa italiana. A seguito di ciò, il Milan ha comunicato che sarà Carolina Morace a guidare la squadra rossonera al suo debutto nella serie A.

L’allenatrice, che ha trovato un accordo biennale con la società, è stata una delle più grandi calciatrici italiane. Ha vinto dodici scudetti, due Coppe Italia e una Supercoppa italiana e per ben dodici volte la classifica capocannonieri di serie A (di cui undici consecutivamente). In Nazionale ha collezionato 153 presenze e con i suoi 105 goal è tuttora la miglior marcatrice nella storia della compagine azzurra, con cui ha raggiunto la finale agli Europei del 1993 e del 1997 – in quest’ultima occasione ha ricevuto il premio individuale Uefa Golden Player. Prima donna a essere inserita nella Hall of Fame italiana, vanta svariate e importanti esperienze anche nel ruolo di allenatrice: prima la Lazio femminile, poi la Viterbese, diventando così la prima donna ad allenare una squadra di calcio professionistica maschile. È stata CT della Nazionale italiana di calcio femminile, di quella canadese e infine di Trinidad e Tobago.

La presenza di una personalità prestigiosa come la Morace sulla panchina del Milan è una notizia positiva sotto vari aspetti; innanzitutto conferma il valore del progetto societario in questo ambito. I rossoneri stavano puntando da tempo al settore femminile, e sembra abbiano tutte le carte in regola per contribuire alla crescita dell’intero movimento, come sottolineato in conferenza stampa dalla stessa Carolina Morace: “Credo si stia delineando il modello Milan, cioè uno in cui il femminile ha il contatto diretto con l’amministratore delegato; questo già rappresenta un nuovo modello rispetto alla Juventus, dove c’è un passaggio intermedio.”

La neoallenatrice ha anche sottolineato quanto il prestigio del marchio Milan abbia influito sulla sua scelta: “Il Milan è il Milan, è una delle società più blasonate e vincenti al mondo. Per cui è chiaro che se chiama il Milan tutto passa in secondo piano.”

È ovvio che queste considerazioni, seppur oggettive, non devono e non possono annullare altri elementi altrettanto oggettivi: da un lato, il movimento del calcio femminile italiano che è colpevolmente indietro rispetto a quello europeo, dall’altro una fase, che purtroppo si sta rivelando piuttosto lunga, di incertezze riguardo il futuro societario del Milan. Il tempo e il lavoro ci diranno come uscire da questa situazione.

Restiamo vigili sulle nubi che faticano a diradarsi, ma nel frattempo godiamoci le buone notizie.

Benvenuta, coach Carolina, e in bocca al lupo!

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