In una mattinata bollente di luglio dove a Milano l’asfalto si riflette sulla pelle e brucia, arriva sul mio smartphone l’ennesima notizia societaria, una serie di tante ormai (per la precisione da 452 giorni). Cosa c’era scritto lo sapete tutti, lo sanno i muri, lo sanno le vie di questa città, lo sa l’amico interista che dopo 30 secondi dalla notifica ti scrive. Ancora disordine, ancora caos.

Ennesima notifica, ormai leggo le prime due parole e capisco già di che cosa si tratta. Ma sta volta no. Nessun miliardario che prova a comprarci, nessun fallimento societario, nessuno ritorno di qualche presidente. Niente di tutto questo. “Dobbiamo ripartire dalla maglia del Milan che va onorata e rispettata sempre”. E’ il mister che parla, forte e chiaro.

Sarò sentimentale, sicuramente, ma che cosa vince oggi? Che cosa vince nel cuore di ognuno di voi ora? 452 giorni di caos? Un altro anno senza Europa? Vorrei chiederlo a ogni tifoso. Eppure non c’è bisogno, no, perché quel migliaio di ragazzi fuori dai cancelli già sono la risposta a tutto questo. Quello striscione appeso fuori scritto con la cura di chi ama è già risposta a tutto questo. E allora incominciamo, ricominciamo. Con chi ama, con chi adora questi colori.

Perché è di questo che c’è bisogno. Oggi si ricomincia, senza un presidente, senza un’identità ben definita, senza quello che caratterizzato la nostra società per 30 anni. Senza di questo, senza tutto questo per cui ringrazieremo ancora, è possibile ricominciare oggi? A quanto pare sì, perché il ragazzo che correva chilometri senza stancarsi mai ha detto che è possibile, ha detto che si può ricominciare ora. L’avrà detto, a uno a uno, dal più pagato al meno pagato, dal più giovane al più vecchio, dall’ultimo arrivato a quelli che vestono questi colori da quando sono nati. Già, perché ci sono anche loro, oggi. In un pomeriggio di luglio dove a Milano l’asfalto sulla pelle e brucia, arriva finalmente una boccata d’aria. Sì, aria fresca.

di Simone Orom Samorani

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