Se si facesse un sondaggio tra i tifosi milanisti per stabilire chi sia stato l’avversario più odiato di sempre, credo che l’indice di “sgradimento” di Nicola Berti raggiungerebbe picchi altissimi.

Centrocampista dallo spiccato dinamismo e dalla discreta tecnica, esordì in serie A con la Fiorentina e, dopo un triennio in maglia viola, passò all’Inter con cui giocò per 10 stagioni, vincendo 1 scudetto, 1 una Supercoppa Italiana e due Coppa UEFA.

Giocò 39 volte in maglia azzurra e partecipò a 2 Mondiali, nel 1990, da panchinaro, e nel 1994, da titolare, per molti inspiegabilmente.

Nei due lustri passati in nerazzuro divenne l’idolo della Curva Nord per merito del carattere guascone ed eccentrico, oltre che per la sua mai celata antipatia per i cugini rossoneri. Sentimento ricambiato, naturalmente, dall’intero popolo Casciavit.

Contro il Milan giocò 24 incontri, portando a casa ben 9 vittorie ed altrettanti pareggi, solo 6 le sconfitte.

L’esordio fu al Franchi di Firenze, il 22 settembre 1985, quando, insieme al giovane Daniele Massaro, sconfisse il Milan del Barone Liedholm e degli inglesi Hatley e Wilkins.

Prima di passare alla seconda squadra di Milano, Berti si tolse un’altra grande soddisfazione andando ad espugnare San Siro con la Viola, il 20 settembre 1987, grazie ai gol di Ramon Diaz e Baggio, mettendo seriamente in pericolo la panchina del nuovo allenatore Arrigo Sacchi. Fortunatamente l’uomo di Fusignano restò ben saldo al suo posto e la storia per il Milan prese una strada diversa, quella verso la gloria.

L’istantanea della sua carriera è rappresentata dalla celeberrima sgroppata di Monaco di Baviera quando, negli ottavi di Coppa UEFA 1988 in casa del Bayern, rubò palla davanti alla sua area di rigore e, complice una difesa avversaria che si aprì come per il passaggio degli ebrei nel Mar Rosso, percorse tutto il campo a perdifiato fino a giungere davanti al portiere Aumann, tafiggendolo di destro. Il Magic Moment di Nicolino fu però vanificato dalla sconfitta subita al ritorno a San Siro per 3-1 che consegnò il passaggio del turno ai tedeschi. Insomma se di gloria vogliamo parlare, fu molto vana.

Quattro giorni dopo quell’incredibile debacle Berti giocò e, ahinoi, vinse il suo primo derby con gli uomini del Trap che capitalizzarono al massimo un tuffo di testa di Aldo Serena e si lanciarono alla conquista del tricolore, all’epoca, dei record.

Nicola Berti decise anche una stracittadina nel novembre 1990 con un colpo di testa al minuto 85 che freddò Pazzagli. Corsa sfrenata sotto la Sud e soddisfazione massima per chi, come lui, viveva e sentiva la partita come pochi.

Dopo aver smesso di giocare raccontò, in varie interviste, che i derby di Milano in quegli anni erano talemente sanguigni e veraci da indurre i calciatori dell’una o dell’altra squadra ad uscire dal ristorante in caso di incontro casuale, a non parlarsi per mesi nonostante, magari, fossero compagni in nazionale, a tirarsi pallonate addosso durante il riscaldamento pre-partita nella palestrina di San Siro.

Insomma clima da corrida vera. E tutto questo aveva, naturalmente, delle conseguenze in campo.

Nel febbraio 1993, dopo un derby di coppa Italia stradominato dal Milan, che eliminò l’Inter con un secco 3-0 con doppietta di Papin e siggillo finale di Gullit, Nicola Berti, dopo aver subito i pesanti sfottò di molti suoi colleghi avversari, pronunciò la famosa frasemeglio sconfitti che milanisti, aforisma che rende perfettamente l’idea della frustrazione atavica che deve sopportare un nerazzurro.

Due mesi dopo, il 10 aprile, nella stracittadina che, nell’immaginario collettivo di mezza Italia, avrebbe dovuto riaprire il campionato, con i cugini impegnati nella rincorsa al Milan di Capello, ringalluzziti dalla lieve flessione degli Invincibili che aveva consentito loro di essere “solo” a -7 dalla capolista, Berti buttò in campo il solito furore agonistico: al minuto 43 superò prima Maldini in velocità e poi, accentrandosi, in tunnel, anche Costacurta, che naturalmente lo abbattè al limite dell’area. Cadendo, il pallone giunse a Baresi che non si fece sfuggire l’occasione e lo calciò fortissimo sulla facca del malcapitato Nicola. Si scatenò una mezza rissa che, però, fu subito sedata. Dalla punizione susseguente l’Inter trovò il vantaggio proprio con Berti che saltò sulla schiena dei difensori milanisti e insaccò di testa. Tripudio per tutta la Curva Nord e nuovo magic moment per Berti che stava regalando ai suoi tifosi il sogno di avvicinare i più forti di tutti, sognando poi di superarli.

Tuttavia, anche quella volta la gloria fu vana perchè nel secondo tempo, a 7′ dalla fine, Ruud Gullit infilò il pallone sul secondo palo con un diagonale precisissimo su cui Zenga nulla potè. 1-1 finale, distacco invariato e, naturalmente, scudetto al Milan alla fine della stagione.

Il gol nel derby che Berti ha sempre ricordato più volentieri è, in realtà, un autogol. Il 15 aprile 1995 l’Inter guidata da Ottavio Bianchi si impose 3-1 su un Milan che non aveva più nulla da dire in campionato, essendo concentrato esclusivamente sul cammino che lo avrebbe portato alla finale di Champions contro l’Ajax. Al minuto 87, su un cross di Ruben Sosa, Berti si coordinò benissimo e lasciò partire un destro al volo che colpì la traversa per poi finire sulla schiena di Seba Rossi e, quindi, in porta. Ancora oggi Nicolino rivendica la paternità di quella rete che, tuttavia, nessun almanacco gli ha mai riconosciuto. Ennesima vana gloria ma onore al merito.

L’ultima stracittadina disputata contro il Milan, datata 13 aprile 1997, durò solo 12 minuti visto che Berti subentrò a Djorkaeff al minuto 78, sul risultato di 3-0 per i nerazzurri di Hodgson, giusto in tempo per ammirare il bel gol della bandiera siglato da Roberto Baggio.

Finita l’esperienza in Serie A si trasferì al Tottenham con cui vinse una Coppa di Lega, diventando anche uno degli idoli di White Art Lane. Dopo qualche fugace apparizione in Spagna, all’Alaves, chiuse la carriera in Australia nelle fila degli sconosciuti Northern Spirit.

Ancora oggi, a distanza di quasi vent’anni dal suo ritiro dal calcio giocato, Nicola Berti è la rappresentazione più iconica del nemico interista contro il quale battagliare, battibeccare, ironizzare, ben sapendo che la gloria, alla fine, ha sempre preso, e sempre prenderà, la strada lastricata di rossonero.

 

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