È stata una giornata lunghissima ma sinceramente non ho mai pensato potesse saltare tutto, così, un po’ inaspettatamente. E poi, cosa avremmo fatto con la 19? Vabbè alla fine è andata come doveva andare ma come nessuno sette giorni fa si aspettava andasse. In una domenica di maggio del 2012 segnava il suo ultimo goal con la maglia rossonera e soprattutto nel calcio giocato un ragazzo piacentino, che solcava anche in quel giorno la storia del Milan. Che maglia aveva sulle spalle? Aveva la 9.

Parentesi sentimentale: ho sei anni di differenza dal mio fratello maggiore. Lui maglia di Sheva, io quella di Pippo. Mi diceva sempre che Pippo era forte ma tecnicamente inferiore (come dargli torto) ma io gli rispondevo sempre a tono (completamente incosciente): “sì ma Pippo non se ne andrà mai”. Ma questa è un’altra storia. Si ritirano i senatori, se ne vanno numeri di maglia che hanno segnato la storia, eppure un 9 da Milan ci doveva essere, no? Da quel giorno ogni uomo che ha provato a indossarla si è come incatenato, come se gli andasse stretta. Un peso intorno al collo, sulle spalle, così grande che nessuno è riuscito a sopportare. Caduti, uno dopo l’altro. Venduti e svenduti. Alcuni anche con grande attesa, ricordo l’arrivo di Destro dove sembrava fosse arrivato davvero l’erede di una dinastia che ancora oggi geneticamente non ce l’ha. Niente, neanche lui.

Mentre noi passavamo le estati ad assegnare numeri 9, dalla Spagna, precisamente dalla squadra più forte di Madrid, ne arrivava uno in punta di piedi dai colori bianco e azzurri, celeste oserei dire. Non sto qua a raccontarvi come ha incantato il campionato italiano, ce li ricordiamo tutti i suoi goal. Lui segnava, da ogni posizione. Noi cercavamo un 9 e segnavano sempre dei non – nove. È stato a un passo dal soffiare lo scudetto a “quelli là” ma trentasei goal non sono bastati. Trentasei. La cosa che più mi metteva i brividi era la rapidità con cui calciava contro la porta senza alzare lo sguardo. E poi? Il San Paolo in delirio. Il Pipita. Finché non ha deciso di indossare la maglia tanto odiata ma, Gonzalo, così è troppo facile.

Già, così è tutto troppo facile. Si, hai vinto due scudetti di cui uno (l’ultimo) l’hai vinto proprio a San Siro senza la matematica ma con un goal che ancora oggi gli interisti si sognano di notte. Ma era troppo facile così, per un lottatore come te. E tu, tu non faresti il numero due neanche di te stesso. Dovevi fare un passo indietro. Non puoi essere il numero due se sai di essere il numero uno. E così hai fatto. Dove la vita è facile, tutto diventa uguale, tutto diventa banale. E allora vieni qua, da noi, e fatti abbracciare. Perché qua non sarà facile, per niente. Sarà come essere in trincea, dicono dall’America. Perché avrai 80mila pretese. Avrai 80mila occhi su di te. Avrai 80mila motivi per farci urlare. Avrai 80mila palloni da bucare. Avrai 80mila pensieri prima di ogni partita. Avrai 80mila ragioni per dare il massimo. Avrai 80mila cuori che canteranno per te.

Vorrei chiederti se vuoi essere protagonista ma sarebbe banale perché il tuo si di oggi è più protagonista di mille parole che qualcuno un’estate fa ha voluto pronunciare e ora esce dalla porta di sicurezza senza farsi vedere. Tu invece, tu entri dalla porta principale con Mattia di fianco perché da oggi, cari amici abbiamo il numero 9 dell’A.c. Milan. Ti aspetto, sotto la curva, insieme a tutti gli altri 80mila perché ogni volta che segnerai tu finalmente non sarò più triste ma griderò a squarciagola fino a perdere la voce. Abbiamo un 9. Abbiamo il 9 della Serie A Tim. Quanto manca alla prima giornata? Benvenuto Gonzalo Gerardo Higuaín. Benvenuto Pipita!

di Simone Orom Samorani

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