Durante la mia infanzia non perdevo nemmeno un’amichevole precampionato. Era stupendo vedere il Milan affrontare, in un crescendo di difficoltà, dapprima la Solbiatese e da ultimo la Juve o l’Inter. Si toccavano con mano i frutti della preparazione fisica, si ammiravano le giocate dei nuovi arrivi, si esaltavano i gol di Mannari e Cornacchini e si sognava in grande.

Ma i tempi sono cambiati e da quando il calcio estivo, per motivi di bilancio, propone, sin da metà luglio, ad orari improponibili, scontri contro Barcellona, Real, Manchester & co. preferisco staccare la spina e non guardare nemmeno un minuto di queste tristi esibizioni utili solo a dare ossigeno alle casse societarie e a farti venire il fegato grosso come una zampogna.

Questa, poi, è stata l’estate dei rumors, dei “like” e degli insiders che si sfidavano a colpi di tweet per fornire ciascuno la propria indiscrezione di mercato, ognuno vantando la conoscenza segreta di turno che avrebbe confidato che l’affare era praticamente fatto, con tanto di visite mediche prenotate. E giù migliaia di click e di commenti dei tifosi, divisi tra credenti e miscredenti, che spesso si insultavano vicendevolmente. Insomma, una tristezza assoluta che mi ha consigliato di stare alla larga dai social per dedicarmi esclusivamente allo spritz.

Potete quindi immaginare quanta voglia abbia di rivedere finalmente una partita vera ed il pallone rotolare, senza troppe inutili chiacchiere.

Ci presentiamo al via del campionato con una partita da recuperare, un capitano nuovo e un centravanti vero. L’affare che ha portato il Pipita e Caldara in rossonero e Bonucci di ritorno alla base bianconera ha del miracoloso, soprattutto se consideriamo come eravamo messi a metà luglio: senza proprietà e sbeffeggiati da mezzo mondo. Il mercato complessivamente lo reputo positivo anche se la distanza con chi ha la possibilità di tenere in panchina oltre 100 milioni di euro resta siderale. Il centrocampo è ancora il reparto che presenta più lacune, sia quantitative che qualitative. Che San Gennaro ci accompagni.

Pronti via ed eccoci di scena al San Paolo. Contro il Napoli di Carletto nostro. Non proprio il massimo della vita per chi deve già rincorrere.

Le partite sotto il Vesuvio in serie A sono state 71, con 28 vittorie partenopee, 22 rossonere e 21 pareggi. Nonostante i numeri siano leggermente sfavorevoli lo stadio di Fuorigrotta ci ha spesso regalato momenti di estrema felicità.

Nel 1988 il famoso 3-2 con doppietta di Virdis e gol di van Basten ci regalò il sorpasso sul Napoli di Maradona, consegnandoci di fatto l’undicesimo scudetto. Quattro anni dopo, nel 1992, il Milan di Capello ottenne la certezza matematica del titolo pareggiando 1-1 proprio a Napoli con gol di Francolino Rijkaard e Laurent Blanc.

Sempre nel 1992, ma a novembre, il ciclone van Basten si abbattè sugli azzurri di Ranieri mettendo a segno un poker magistrale nel 5-1 finale, ultimi luccicanti squilli di una carriera che, da lì a poco, si sarebbe tristemente interrotta.

L’ultima vittoria in casa del Napoli è datata ottobre 2010, grazie ai gol di Robinho e Ibrahimovic nell’anno del nostro ultimo scudetto.

Insomma espugnare il San Paolo ha sempre portato bene, sopratutto quando i protagonisti sono stati i nostri centravanti. Pipita prendi nota.

In attesa del tanto agognato fischio d’inizio non mi resta che augurare buon campionato a tutti e, naturalmente, forza Milan. Sempre.

 

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