Grande entusiasmo, tanta attesa. Un po’ di emozione. È la nostra prima volta al San Paolo di Napoli, è il nuovo inizio del Milan dopo l’ennesima rivoluzione estiva. Speranze, ambizioni, voglia di tornare protagonisti. Si parte. Con gli amici del Milan Club Gallipoli ritrovo di prim’ora sabato mattina, un caffè, due battute e via, Napoli ci attende. Un traffico bestiale, da bollino nero. Ma noi ci ridiamo su, non andiamo a villeggiare, non cerchiamo relax: stiamo andando a vivere 90 minuti di passione. Si scherza in bus: «Ci verrà a prendere don Salvatore Conte» afferma uno, «No, no, ci sarà don Pietro Savastano in persona» replicano dalle retrovie, con riferimento ai celeberrimi personaggi della serie cult Gomorra. Si ride, di gusto: il clima è disteso, mascheriamo anche la tensione per una partita importante. E poi sono luoghi comuni, non troveremo mai un ambiente del genere.

Code chilometriche, il tempo non trascorre mai, cinque ore e siamo ancora a Bari. Pranzo veloce in una stazione di servizio, un caffè, prendiamo l’autostrada. Seguiamo le indicazioni dei cartelli luminosi che ci indicano il luogo di raccolta per la tifoseria ospite; arriviamo in perfetto orario, sono le 18.40 circa. In questa piazzola di sosta sono già diverse centinaia i tifosi milanisti presenti. Si avvicinano a noi gli agenti dell’antisommossa: dobbiamo scendere dal bus, portando con noi solo il portafoglio, loro provvederanno al controllo del mezzo e di quanto in esso presente.

È la classica bonifica, ci sta.

Il tempo trascorre, sono le 19.45: pensiamo che sia tardi, la gara avrà inizio tra tre quarti d’ora. Niente, non ci possiamo ancora muovere: si avvicinano altri agenti, della Digos. Dobbiamo togliere le cinte, chi le indossa, e conservarle, inoltre ci fotografano in primo piano, uno ad uno, mentre siamo chiamati ad esibire il biglietto di ingresso per lo stadio ed un documento d’identità aperto. «Ma siamo sicuri che dobbiamo andare alla partita?» è il dubbio che inizia a serpeggiare nelle nostre menti. Del resto siamo un gruppetto di professionisti, accomunati dalla passione per il Milan: io sono un giornalista, mi occupo di sport, ma di questi tempi è importante darsi sempre da fare, motivo per cui lavoro anche come concierge notturno in un Hotel 5 stelle. Il mio amico Lorenzo è anche lui giornalista, giovane e brillante, collabora con un’importante agenzia di comunicazione ed ha scritto e pubblicato due libri; il mio amico Gabriele è uno stimato avvocato, lavora in un noto studio associato, Andrea è un pubblicitario, Tommaso è un agente immobiliare, Luca un ingegnere della Vodafone. Stiamo tutti là per il Diavolo, non vogliamo scatenare la rivoluzione, ma rispettiamo il lavoro altrui ed aspettiamo con pazienza, sebbene serpeggi la crescente convinzione di essere trattati più come banditi che da tifosi.

Intanto sono le 20.20, tra dieci minuti inizia la partita e solo ora partiamo in direzione San Paolo.

La sensazione è che non arriveremo allo stadio molto facilmente. C’è una scorta da far paura, sembra di stare a Kabul. Ma noi siamo là per una partita di calcio, Napoli-Milan, sport. Per strada ci affianca e sorpassa uno scooter T-max, l’amico Gabriele attira la mia attenzione: «Gigi, ecco Enzuccio Sangue Blu e Vocabolario (altri personaggi di Gomorra, ndr)». Scoppiamo tutti a ridere, dai ci siamo quasi. Alle 20.47 un boato: gol, ha segnato Bonaventura, gol. Una meraviglia, che prodezza! Magari averla vista, sono stato informato dall’applicazione di Diretta.it installata sul mio telefonino. Sono le 20.55, arriviamo in zona stadio ma improvvisamente la carovana si arresta: nessuno ci fornisce spiegazioni, dobbiamo pazientare ancora. Alle 21.05 arriviamo nei parcheggi: possiamo scendere dal bus ed entrare allo stadio. Di corsa, per non perdere altri minuti preziosi: nessuno ci controlla il biglietto, né il documento d’identità o la tessera del tifoso (obbligatoria per l’acquisto del tagliando, è bene ricordarlo). Non ci sono tornelli da aprire, è tutto spalancato: teoricamente nel mio borsello a tracolla avrei potuto avere qualsiasi arma. Ma sono un bravo ragazzo, l’ho detto prima. Entriamo: il tabellone del San Paolo indica che il vantaggio del Milan resiste, ma siamo al 38’ del primo tempo. Cioè ci hanno fatto perdere mezza partita: ok, a chi ci dobbiamo rivolgere per ottenere il rimborso delle quasi 40 euro spese per l’acquisto del biglietto (38 euro e 50 centesimi, per la precisione)? Nemmeno le guadagno in un giorno, ma sono là, per passione, per condivisione con i miei amici. Per il Milan. Sicuramente non ci prenderà nessuno in considerazione, se la caveranno con il classico “motivi di ordine pubblico”. Riflessione: secondo me (e forse anche secondo qualche autorevole vocabolario) ordine pubblico è quel servizio che deve consentire il regolare svolgimento di un evento di portata più o meno vasta senza traumi e cercando di garantire la sicurezza dei partecipanti.

Qualcosa non torna, noi non abbiamo partecipato.

Il settore ospiti dello stadio San Paolo è qualcosa di molto simile alla gabbia dei gorilla in uno zoo. Stretto, soffitto basso, davanti una rete a doppia maglia che consente una visione più che precaria, quasi nulla, della partita (di quel che ne resta, nel nostro caso). Cerchiamo di trovare un posto, provando ad arrampicarci qua e la per tenere la testa più in alto della calca. Scimmie, appunto. Arriviamo a fatica al novantesimo, tra un fumogeno che arriva nel nostro settore e diverse bottiglie colme di urine. Che spettacolo meraviglioso. Alla fine del confronto, tanto amaro in bocca: per come si era messa pensavamo in un esordio diverso, ci toccherà fare il viaggio di ritorno leccandoci le ferite. «Uscite a mezzanotte» è il coro che si leva dalla curva del Napoli. Ma dai, non ci credo, è una partita: hanno ragione loro! La mezzanotte è passata da 10 minuti (gara terminata alle 22.26) quando saliamo a bordo del nostro pulmino. Il paziente (e provato) Massimiliano, l’autista, si accoda nuovamente alla carovana di sirene e camionette, che ci accompagnerà fino all’uscita autostradale per Pomigliano, chilometro più, chilometro meno.

Si torna a casa, per modo di dire, ci aspettano altre sei o sette ore di viaggio: delusi, pensavamo in un risultato diverso, stanchi, è stata davvero una faticaccia, e perplessi. Molto perplessi: possibile che una partita di calcio porti in dote tutto ciò? Quando riusciremo a rispondere a questo interrogativo probabilmente avremo risolto i problemi, o almeno una buona parte, di un Paese che i suoi problemi prova sempre ad aggirarli e mai ad affrontarli in modo netto, deciso e soprattutto risolutivo. Torniamo a casa, dicevo, con qualche certezza: il Milan è una buona squadra, ci farà tribolare anche quest’anno, ma se lavorano nel modo giusto ci divertiremo; al San Paolo non metteremo mai più piede, nemmeno se invitati. La culla della civiltà, ci raccontavano dell’Italia.

Non credo proprio signori miei, non credo proprio.

da Milan Club Gallipoli

Comments

  1. Mi spiace per l’odissea che avete dovuto sopportare ma in Italia ormai la normalità è questa. Sono stato diverse volte nei paesi anglosassoni: bene un altro mondo anche se ad esempio il costo dei biglietti in Premier è inavvicinabile… tutto il resto è bellissimo. Soprattutto poi nelle leghe inferiori si respira ancora il sano divertimento senza isterismi e in totale libertà.

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