Lo sguardo del futuro Pallone d’oro con la maglia numero sette volge verso l’arbitro. Poi verso di lui. Tensione altissima. La sequenza si ripete una, due, tre, quattro volte. Secondi che sembrano secoli poi cenno di assenso. Via libera. Pallone da una parte e lui dall’altra. Gol. Manchester e l’Europa intera si tingono nuovamente di rossonero. È questa, senza ombra di dubbio, l’immagine più iconica, bella ed esaltante che lega i tifosi milanisti a Gianluigi Buffon.

Nato e cresciuto in una famiglia di sportivi, genitori campioni del lancio del peso, sorelle pallavoliste e un lontano parente dal nome Lorenzo, indimenticato e pluriscudettato portiere del Milan degli anni ’50, Gigi Buffon è considerato da molti, probabilmente non a torto, il più forte portiere della storia del calcio insieme al mitico Lev Yashin.

Dotatissimo tanto a livello tecnico quanto atletico, reattivo ed agile, è stato capace di restare sulla cresta dell’onda per oltre 20 anni anche grazie ad un indubbio carisma che lo rende, ancora oggi, capace di comandare i compagni della difesa nel modo migliore. In carriera ha vinto praticamente tutto: 9 scudetti, 6 Supercoppe Italiane, 5 Coppa Italia, 1 Coppa Uefa e, come dimenticarlo, 1 campionato di Serie B. Campione del Mondo nel 2006 con l’Italia di Lippi, proprio quell’anno sfiorò il Pallone d’oro piazzandosi secondo alle spalle di Cannavaro.

Numerosissimi anche i riconoscimenti personali: eletto per 5 volte portiere dell’anno dall’IFFHS, nonché miglior portiere del decennio 2000-2010, detiene il record di imbattibilità in Serie A, strappato al nostro Seba Rossi, avendo mantenuto la porta inviolata per 974 minuti. Nel massimo campionato è dietro solo a Maldini come numero di presenze, ben 640, condividendo con lo stesso Paolo il record di calciatore italiano ad aver superato le 1000 gare da professionista.

Finora Buffon ha subito 37 gol dal Milan nelle 45 sfide giocate, vincendo 22 volte, pareggiando 15 e perdendo solo 8 volte. Tra i pareggi ce ne sono tre, in particolare che hanno segnato la sua carriera.

Il 19 novembre 1995 Parma e Milan sono appaiate in testa alla classifica. Le due squadre, zeppe di campioni e Palloni d’oro (Stoichkov per i ducali, Baggio e Weah nelle fila rossonere), si sfidano al Tardini. Nevio Scala preferisce il diciassettenne Buffon all’esperto Nista per sostituire il titolare Bucci, infortunato. Il netto dominio rossonero, tuttavia, non si concretizza e il giovane Gigi sfodera interventi ed uscite da campione consumato, strozzando l’urlo in gola prima ad Eranio, poi a Baggio e Marco Simone ed infine a Weah. 0-0 finale ed esordio da incorniciare. Lo scudetto andrà al Milan ma Buffon, da quel giorno, non lascerà più la porta.

Il secondo pareggio contro il Milan che ha segnato la carriera di Buffon, in realtà, lo è solo statisticamente.

Siamo all’Old Trafford, la data la ricordiamo tutti, 28 maggio 2003, e Gigi, dietro Del Piero, sfila vicino alla Coppa entrando in campo. Accanto a lui, primo dei rossoneri, c’è un monumento di nome Maldini che quella Coppa l’ha già vinta. Paolino, più rilassato, accenna ad un movimento con la testa verso il trofeo, Buffon, tesissimo, abbozza un sorriso. Lui quella Coppa non l’ha mai alzata e la vuole a tutti i costi. Non è il momento di scherzare. Fa di tutto Gigi per vincerla quella sera, vola a deviare in angolo un colpo di testa di Inzaghi che tutti, ma proprio tutti, avevano già visto in rete, para i rigori di Seedorf e Kaladze ma, sull’ultimo rigore di Sheva, come detto, va dall’altra parte. Peccato Gigi, sarà per un’altra volta.

Il 25 febbraio 2012, a San Siro, il Milan capolista di Allegri deve battere la Juventus di Conte lanciata al suo inseguimento. L’inizio del match è tutto di marca rossonera, con i padroni di casa che trovano il meritato vantaggio grazie al gol di Nocerino al 14′. Dopo pochi minuti, con la Juve in bambola, Buffon fa un miracolo su Mexes, sulla ribattuta si avventa Muntari che schiaccia di testa la palla in porta. Quando Gigi respinge anche quel tiro, la palla ha abbondantemente varcato la linea di porta. Tutto il mondo sa che è gol tranne Tagliavento e i suoi assistenti che lasciano incredibilmente proseguire, facendolo diventare il gol fantasma più famoso della storia del calcio italiano. La Juve troverá poi il pareggio con Matri a 10 minuti dal termine. Il portierone bianconero, idolatrato in patria ed eretto a simbolo del calcio nazionale, a fine partita dichiarerà che se anche avesse capito che il pallone era entrato, non avrebbe certo aiutato l’arbitro. Chapeau: la sportività da una parte e Buffon dall’altra.

Quella partita segnerà uno spartiacque di quella stagione, con il Milan che si farà rimontare e sorpassare dalla Juve, e di quelle future, dando il via allo smantellamento della squadra rossonera, che dalla stagione successiva si trasformerà nel Giannino FC, ed all’epopea bianconera che stiamo ancora vivendo.

Da qualche mese Gigi Buffon ha lasciato il calcio italiano per tentare, con il PSG, di alzare a fine carriera quella famosa Coppa che ancora gli manca. Noi gli auguriamo di scegliere, questa volta, la direzione giusta magari volando a respingere, in finale, il rigore di un Pallone d’oro che veste la maglia numero 7.

 

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