La vita è così, niente è come sembra, niente è scritto o chissà se tutto quello che ci succede ha il suo senso.Nel 1988, ero un bambino di 9 anni che viveva in un paese della Spagna, che giocava per la strada e seguiva il clamore della gente. La maggior parte erano tifosi del Real Madrid ed io ero del Real Madrid, ma mi limitavo a seguire il gregge come un bambino.

La mia famiglia ha un’impresa di Olio, ed hanno sempre lavorato molto con gli italiani. Un giorno mio zio, mi portò una bandiera di una squadra italiana che si chiamava Milan ed una maglia di un giocatore chiamato Ruud Gullit. Io conservai nella mia casa la bandiera e la maglia, anche se di quella squadra non conoscevo niente. E’ vero che mi piaceva il calcio, e molto, ma come la maggioranza ero del Real Madrid.

Proprio quella settimana giocarono in Coppa Campioni, Real Madrid contro Milan e fini’ 1 -1. Rimaneva ancora la partita di ritorno. Ricorderò sempre vedere in televisione fare un gesto ad un giocatore del Milan con la mano, dicendo venite a Milano. Quello era Gullit, quello della mia maglietta. Il Madrid viaggiò a Milano, e Gullit e compagnia vinsero  a 0. La mia vita cambiò quel giorno, i miei genitori erano del Real Madrid, i miei amici erano del Real Madrid, il mio paese era del Real Madrid, tutta Spagna era del Real Madrid. Ma io sentivo che mi ero innamorato di quel Milan. Sentivo che tradiva a tutto il mondo.

E così comincia la mia storia di amore con il Milan.

Essere del Milan in un altro paese, nel quale la cultura del calcio è molto forte non è tanto facile. La gente non ammette che sia di un’altra squadra, non ammette che ti piaccia il calcio di un altro paese. Non ammette che qualcuno si vesta con la maglia di una squadra straniera.

Da piccolo andavo a scuola con la mia maglia di Gullit, e la gente mi dicevo italiano di merda, il calcio italiano non vale, etc. Tutto quello fece crescere più il mio amore per il Milan e soprattutto per l’Italia. Io ero un piccolo italiano nato in Spagna che qualche giorno avrebbe visto all’Italia, qualche giorno avrebbe visitato San Siro.

Io il Milan potevo vederlo solo se arrivava ad una fine di Champions e lo teletrasmettevano, e riuscivo a vedere il risultato della Domenica solo nei giornali del Lunedi’.

Nel 1995 viaggiai con la mia famiglia per un tour in Italia, andammo a Roma, Parma, Assisi, Firenze e Venezia. Quando scesi dall’aeroplano e misi i piedi nella terra italiana, piansi. Fu molto bello anche se non ebbi l’opportunita’ di andare a Milano.

Nel 2005 feci il mio primo viaggio a Milano, io da solo, a vedere la finale Milan Liverpool nel maxischermo in Piazza Duomo, solo con gente italiana, solo con rossoneri. Quando fini’ il primo tempo 3-0, gia’ cantavamo: “I campioni della Europa siamo noi siamo noi”, ma quella rimonta del Liverpool, mi fece rimanere solamente come un sogno diventare Campioni d’Europa. Ma avevo realizzato un sogno: andare a Milano e vedere una partita con gente italiana, gente del Milan!

Ricordo l’estate del 2006, fummo vincitori della Coppa del Mondo, l’Italia diede una lezione a tutti. Anche io ero vincitore di quella Coppa. Io ero come Toto Cutugno.

Nel 2007 tornai a Milano un’altra volta, la storia volle che Milano e Liverpool, tornassero a giocare un’altra finale. E questa volta si, questa volta vidi arrivare al Duomo l’autobus del Milan coi giocatori e la Champions League, fu un sogno. Ero un vincitore anche io.

Quando tornai in  Spagna mi diagnosticarono una malattia grave, dovevo fare un anno intero di chemioterapia e radioterapia. Ricordo il mio primo giorno di chemioterapia con la mia tuta del Milan, col mio scudo. Io ero malato, ma era vincitore dell’Europa ed io ero del Milan. Sapete perché? Perché la vita non è sola una sfortuna nera, la vita è anche rossa come il mio Milan.

Nei seguenti 10 anni il Milan stava decadendo progressivamente, ma il mio amore per questa squadra invece no, cresceva sempre di piu’. Io ero del Milan nella buona e nella cattiva sorte. Come il Milan stava con me nella mia malattia, io stavo con lui in quei giorni tristi.

Nel 2013, ci fu il mio matrimonio con Alicia. in chiesa, visto che non potevo vestirmi con la maglia del Milan, mi misi i gemelli rossoneri. Ma la gran sorpresa fu quando, in mezzo al banchetto, si fece un silenzio assoluto. L’inno del milan incominciò a suonare ad alto volume, e mia moglie si alzò e mi mise una maglia del Milan. Tutti i miei amici si misero anche una maglia del Milan, e tutto quello mentre suonava l’inno del Milan! La mia vita, si la mia vita, mia moglie e il Milan.

 

In viaggio di nozze andammo a Milano, e poi a San Siro. Ricordo entrare a San Siro e sentire: “Benvenuti alla casa del Milan!”. Mi vennero i brividi ed incominciai a piangere come un bambino. Aveva compiuto il mio sogno, ero a San Siro, ero nella mia casa, si, questa era la mia casa.

Così arriviamo al 2017, dove il medico diagnostica un’altra volta quella malattia tanto grave che non mi piace dire come si chiama, questa volta dovevano farmi un trapianto di midollo osseo, ed io come il mio Milan ero grave, ma con tanta voglia di continuare a lottare. Ricordo i pomeriggi di Domenica nell’ospedale, potevo parlare a malapena  ma non potevo muovermi, e mia moglie con la bandiera rossonera mi metteva le partite nel telefono e mi diceva: “Angel, goal di Cutrone, goal di Cutrone!“. Io dovevo risorgere come il Milan con Cutrone.

Ed oggi un anno dopo nel 2018, sono completamente guarito, la vita mi ha dato un’altra opportunità per vedere il mio Milan risorgere delle ceneri come ho fatto io.

Perché Signore e Signori la vita non è solo una sfortuna nera, la vita è rossa e nera come me. Come il mio Milan.

Comments

  1. Posso solo dire con le lacrime agli occhi: questa è vero amore❤🖤! In bocca al lupo x la tua salute, x la tua vita, x il nostro MILAN! MILAN, MILAN SEMPRE CON TE!🎶🎶🎶❤🖤❤🖤❤🖤

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *